martedì 21 maggio 2013

Da "L'anti Edipo" Capitalismo e schizofrenia di Deleuze e Guattari ciò su cui vale veramente la pena pensare: no ai conformismi, no agli inganni perpetrati da figure mediocri e sciatte



Gilles Deleuze e Felix Guattari

Dalla caduta di ogni possibile senso e ragione, da una crisi di cultura, dallo sfaldamento di valori di solidarietà sociale, dall’esercizio di vuote tecniche di conservazione del potere che hanno annichilito ogni possibile reazione, si aprono dei vuoti, dei momenti di silenzio, una serie infinita di domande senza risposte, che provocano lacrime senza riconciliazione e dove chi si interroga sul pensiero e sul suo farsi nel mondo è costretto a chiedersi se è ancora possibile una pratica della politica. La risposta è no, non è più possibile! A questa condizione, nessuna pratica politica che non sia quella convenzionalmente intesa: ovvero mediocre amministrazione. Forse la pratica di un’arte o dell'arte, o di qualsiasi arte si potrebbe incuneare in questi vuoti e in questi momenti di silenzio e permettere l’esistenza di un prinzip hoffnung, un principio di speranza, insieme al riconoscimento del corpo deprivato dagli organi sensibili. Nei periodi di decadenza politica e sociale si è sempre riscontrato la resilienza della pratica dell’arte, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità; ma anche la resilienza dell’ethos corporeo, il ritorno al sujet, al soggetto e alla subjectivité personnelle: far partire ogni riflessione da una risposta creativa o da una pulsione legata al corpo al tuo proprio corpo.
Dove la politica impone calcoli mediocri di interesse auto conservativo, bisogna fermarsi e non più perder tempo e dirimere conformismi scadenti e a millantate onestà intellettuali, perché in queste operazione ciò che è sparito dalla scena è proprio l'intelletto. Possiamo solo pensare allora di cercare la nostra auto consapevolezza, dovremmo poter dire: andiamo anche oltre tutto questo, per questa ragione ho consigliato una riflessione su Gilles Deleuze e Felix Guattari. Non troviamo più il nostro corpo senza più organi sensibili, ovvero senza più sensibilità che non siano solo economici desideri indotti o forse non è abbastanza sciolto il nostro sé, ? Allora  basta! Sostituiamo queste storie di mediocrità costruite per ingannare da personalità mediocri imposte dal conformismo linguistico dominante per menti sempre più povere e più stupide. Facciamole divenire storie da dimenticare e verifichiamo, mettendola a nudo, l'interpretazione e l'esperimento della schizofrenia capitalistica che ci viene imposta tutte le sere, con discorsi controllati, che non derogano da niente tranne che dalla loro stessa retriva ed immobile ripetizione di luoghi comuni organizzati per ambiti di interessi: quello morale, quello economico e quello sociale, tutti i giorni ad ogni ora del giorno. Una costante intrusione delle coscienze la quale pervade il discorso schizofrenico per antonomasia: quello pseudo politico. Se per scelta, il soggetto "che parla" deroga da queste regole discorsive imposte, passa per essere uno stupido, un sognatore, un ingenuo ma soprattutto è guardato con finta meraviglia che, ad un’analisi più attenta, si trasforma in vero e proprio atteggiamento di sospetto. Allora scopriamo gli inganni di questo potere e facciamolo ritrovando la consapevolezza del nostro corpo, attraverso quello che questo sa e può fare, sa e può sentire. Basta con ciò che i mediocri continuano a chiamare politica. Oggi tutto questo è una nostra questione di vita o di morte è una questione di sopravvivenza delle nostre coscienze legate innanzitutto alla nostra fisiologia. Recepiamo realmente ciò che siamo e partiamo da questo: la giovinezza e la vecchiaia, tristezza e gioia, la salute o il malessere. Sono queste le zone dove ancora tutto si gioca. Si pone allora la Questione etica non come una questione di libertà come vorrebbe certa filosofia idealista, ma come un'etica etologica ( la radice è la stessa) legata ai nostri istinti primari orientati dagli stati del nostro corpo e della nostra fisiologia.  Una premessa epistemologica per una critica materialistica né marxista né freudiana, accusate di prevaricazione autoritaria verso la soggettività, in difesa del capitalismo, premessa per un nuovo paradigma in chiave anti economia.

Franco Cuomo

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