sabato 31 marzo 2012

Intervista a Stella Savino, cineasta e documentarista. Il suo ultimo lavoro:“ADHD Rush Hour” :


Stella Savino






Una cineasta indipendente, con scelte tematiche impegnative ci consegna un cinema documentaristico su territori scivolosi, impervi, spesso considerati non raccontabili, non rappresentabili. Stella Savino sta andando con il suo lavoro e la sua ricerca in questa direzione. Nata a Napoli nel 1970, si laurea in Letteratura Francese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi in Letteratura Francese su L.F.Cèline.
Inizia la sua esperienza professionale nel mondo del documentario prima come assistente alla regia e assistente di produzione, poi come montatrice. Dopo aver firmato il montaggio di diversi documentari per Rai3 e RaiSatArte dal 2003 lavora come autore e regista e collabora con diverse Società di Produzione.
Amelia Rosselli… e l’assillo è rima è distribuito nel volume La furia dei venti contrari, edito dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.
Il caso Rosselli, un delitto di regime, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, e prodotto da DocLab e Fox - History Channel, in collaborazione con Rai3, è distribuito dall’Istituto Luce.
L’ultimo suo lavoro che qui si presenta attraverso questa intervista è ADHD Rush Hour il suo primo lungometraggio, sceneggiatura Finalista al Premio Solinas. Conosco Stella Savino fin da quando era bambina, mi lega a lei l’affetto di averla vista crescere e la condivisione di un impegno culturale e civile insieme a valori che stanno sparendo da questo paese. Questa intervista vuole in qualche modo, attraverso questo blog, contribuire a farne conoscere ed apprezzarne il lavoro e lo stile.



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(f.c.) Devo dire che prima di leggere gli articoli relativi al tuo film ignoravo che esistesse una sindrome che si chiamasse Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), un disturbo che afferirebbe i bambini e si manifesterebbe in un ipercinetismo che ne comprometterebbe le capacità di attenzione. Intanto, perché la scelta di questo argomento?

(s.s.) Era il 2008 quando in Campania, in seguito ad un’inchiesta del Corriere del Mezzogiorno, scoppiò una protesta contro le Linee Guida del Ministero della Salute che intendevano reintegrare il Ritalin bandito qualche anno prima.
Si trattava di una questione molto delicata che riguardava essenzialmente la possibilità di somministrazione di Psicofarmaci su bambini definiti iperattivi.
Con una levata di scudi, alcune Istituzioni tra cui il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Napoli 1 e il decano della Psichiatria napoletana Sergio Piro (oggi purtroppo scomparso) presero posizione criticando nettamente i nuovi Protocolli del Ministero.
Tutto questo si espresse concretamente in una serie di incontri sul Tema, organizzati dal Centro Shen di Napoli, un punto di riferimento in città per il Diritto alla Salute e alla Libertà di Cura.
Incuriosita da questi incontri e dalla loro intensità feci una rapida ricerca in Internet semplicemente digitando l’acronimo ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Desorder) e ciò che subito mi sconvolse furono quei dati allarmanti e quelle migliaia di storie che galleggiavano nel web su di un Tema così delicato e di cui io non avevo mai sentito parlare. Questa fu, da subito, spinta sufficientemente stimolante per decidere di approfondire e immaginare di farne un film documentario.

(f.c.) Personalmente sono sempre un poco perplesso circa l’incasellare in tipologie psicopatologiche i comportamenti umani, senza per questo voler negare l’evidenza di un disturbo o disagio caratteriale, se poi questo disturbo colpisce un bambino, la cosa per me diventa ancora meno comprensibile. I bambini per loro natura sono vivaci ed iperattivi, come si distingue una personalità “nella norma “ di un bambino e quella affetta da Adhd?

(s.s.È proprio questa la domanda che percorre e attraversa il mio racconto. La maggior parte dei bambini è iperattivo per natura eppure è perfettamente normale. Così come molti bambini sono disattenti eppure questo non significa che siano malati. E allora dov’è che tracciamo la linea di demarcazione tra ciò che è normale e ciò che non lo è? E soprattutto con quali criteri diagnostici lo facciamo? E chi sono le persone chiamate ad assolvere a questo difficilissimo compito? Sono libere o sono legate agli interessi economici delle case farmaceutiche? Queste sono solo alcune delle domande che mi sono posta nel corso di questo lavoro, lungo e difficilissimo.
ADHD sta per Attention Deficit Hiperactivity Disorder, ed è considerato da molti una anormalità neuro-chimica geneticamente determinata.
Nel mondo ci sono circa 11 milioni di bambini che sono stati diagnosticati ADHD e poi sottoposti a cura farmacologica. La maggior parte di questi si trova negli Stati Uniti, dove la percentuale arriva e, in alcuni Stati, addirittura supera il 10%.
Negli Stati Uniti, dove viene consumato circa l’80% della produzione mondiale di psicofarmaci, l’ADHD è stato diagnosticato anche nei bambini di un anno e per questo l’ONU ha invitato le Nazioni a valutarne la possibile sovrastima e a frenare l’uso eccessivo del Metilfenidato (Ritalin).
In altri Paesi, come ad esempio l’Italia, la soglia scende incredibilmente sotto l’1%. Come questo sia possibile è la prima Grande Questione. E la risposta può a mio parere essere una sola: la rilevazione e la percezione stessa di questa sindrome è assolutamente assoggettata al sistema culturale e all’organizzazione sociale in cui viviamo.
Aumenta in maniera esponenziale nei Paesi più sviluppati e in particolare in quelli Anglosassoni che hanno per esempio un sistema scolastico che si basa moltissimo sulla competizione e sulla velocità di risposta agli stimoli, mentre decresce sensibilmente in quei Paesi che hanno ancora una forte struttura familiare e una maggiore separazione tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia.
Detto ciò è chiaro che questo dato di tendenza generale non deve in alcun modo farci illudere di essere al riparo dal problema. Molti sono, infatti, gli elementi che fanno pensare che presto o tardi raggiungeremo anche noi quella soglia orribile ma con un ritardo di circa dieci anni.
La seconda Grande Questione riguarda la Diagnosi. Tutto è regolato dal DSM che è la bibbia della Psichiatria Americana, e non solo. Qui trovano posto migliaia di malattie e vengono definiti i criteri diagnostici e le terapie (farmacologiche e non) da seguire.
Nei volumi del DSM trovava posto anche l’omosessualità, che era catalogata appunto come malattia mentale. Questo dato, che oggi risulta ai nostri occhi assolutamente scandaloso, per decenni aveva aiutato la discriminazione e avallato l’idea che l’omosessualità fosse qualcosa che andava curata anche con l’elettroshock. Poi, in seguito ai movimenti di liberazione e alle pressioni delle lobby, nel 1974 improvvisamente e per alzata di mano l’omosessualità come malattia mentale scomparve dal DSM.
Questo parallelo che io riporto nel mio documentario e che alcuni hanno trovato eccessivo è invece estremamente illuminante riguardo la definizione dei criteri del DSM che ancora oggi regola gli standards diagnostici di tutte le malattie mentali, tra cui ovviamente anche l’ADHD.
Questo film vuole essere una riflessione critica più che una denuncia che urli i fatturati delle Multinazionali del Farmaco o gli scandali continui dell’AIFA.
Io tendo per indole a non giudicare le scelte delle persone, tanto più di quelle che ho incontrato e che, con grandissima umanità e generosità, mi hanno aperto la porta di casa, come le madri dei miei protagonisti, appunto, che partivano tutte da una sofferenza reale, specifica e comune, provocata soprattutto dalla solitudine in cui vivevano il problema. Le persone sono lasciate a se stesse, questo mi interessa molto, abbandonate dalle Istituzioni che dovrebbero sostenerle e che invece, purtroppo, quasi mai brillano per trasparenza o intelligenza.
Dunque non ci sono colpevoli? Sarei una pazza a sostenere una tesi del genere.
Le multinazionali farmaceutiche speculano sulle nostre debolezze e sulla nostra ignoranza! Dunque si potrebbe dire che le multinazionali del farmaco non sono i soli colpevoli in questa tristissima storia che racconta dell’infanzia abusata.

(f.c.) Credo che comunque bisogna muoversi con estrema cautela, quando si toccano queste problematiche. Mi vengono in mente gli studi sulla nascita della clinica di Michel Foucault e sull'ospedalizzazione e medicalizzazione del disagio mentale. Nonostante i trent'anni passati, sono ancora un punto di riferimento insostituibile per comprendere le procedure di controllo operate dai sistemi e dagli apparati amministrativi, che, insieme alle società farmaceutiche, soprattutto nei paesi anglosassoni, sono molto attive nel creare nuove patologie e soprattutto "nuovi disagiati". 
Ho visto un tuo bellissimo documentario – posso chiamarlo così? – sulla poetessa Amelia Rosselli. Anche in questo caso si trattava di una personalità disturbata o comunque che manifestava disagi esistenziali, perché la tua scelta ricade ancora sui disturbi di manifestazione di personalità?

(s.s.Non ci avevo mai pensato in questi termini, se fosse così riuscirei finalmente a tracciare una linea di continuità nel mio percorso. Amelia Rosselli è a mio parere una delle voci più potenti della Poesia Europea del ‘900. È molto difficile, direi quasi impossibile, separare la sua produzione letteraria dai disturbi di cui soffriva e che alla fine la portarono al suicidio (l’11 febbraio del ‘96, lo stesso giorno in cui si era suicidata Sylvia Plath 33 anni prima). Spesso le grandi personalità dell’arte sono afflitte da sofferenze esistenziali, da ossessioni, da quelle che io amo definire i mali dell’anima, la più grande forma di disagio che io riesca ad immaginare.
Il tema del Disagio è sicuramente per me il Grande Tema, ma ciò che più mi interessa non è tanto il disagio in sé quanto piuttosto l’assoluta inadeguatezza dell’individuo e della Società, in particolare di quella Civile (scuola e famiglia) a trattare e a relazionarsi con il disagio, di qualunque forma esso sia.
Tutte le volte che ci troviamo di fronte a qualcosa che non comprendiamo immediatamente o che abbiamo difficoltà a gestire, qualcosa che ci sta scomodo, che non ci piace, che richiede un surplus di cure e attenzione da parte nostra, noi tendiamo come spinti da un brutale istinto di sopravvivenza ad allontanarlo da noi.
Ha poca importanza che si tratti dell’ADHD, del problema dell’emigrazione, dell’omosessualità o anche molto più semplicemente della vecchiaia, perché il problema è sempre lo stesso: si tratta sempre di qualcosa che in quanto scomodo ci crea disagio e per questo lo bolliamo come “diverso” o come “malato”, quindi come qualcosa che va “eliminato” o “curato”.
Credo però che quando tutto questo tocca i bambini e lede i diritti dell’infanzia la nostra inadeguatezza diventi assolutamente intollerabile, insopportabile e inaccettabile, ed è essenzialmente per questo motivo che ho sentito il desiderio di fare questo film.
Rush Hour in inglese significa Ora di Punta, è il momento in cui tutti gli impiegati corrono via dagli uffici come pazzi. Era un’immagine che mi ossessionava e allora ho capito che il problema era il tempo, il tempo che va sempre più gestito e ottimizzato e che ha oramai irrimediabilmente sconvolto tutti i nostri vecchi ritmi di vita.
Forse restavano solo i bambini a resistere in questa folle corsa e ora nemmeno più loro.
E allora l’ADHD esiste oppure no? Io dico più semplicemente: se esiste il disagio allora la sofferenza è reale e dunque esiste anche il problema. Ma poi vado avanti e mi chiedo: sono i bambini ad essere malati o è la nostra società ad avere un Deficit d’Attenzione nei loro confronti?

(f.c.) Ottima domanda, che condivido pienamente. Ritieni che ci possa esser una causa tra Adhd e la crisi dei ruoli istituzionali all’interno della famiglia? Ovvero il venire meno di caratterizzazioni simboliche ben definite come la figura paterna (ormai svilita al ruolo di amicone infantile quanto il figlio) e della madre (eterna ragazzina)?

(s.s.Un neuro-psichiatra americano che intervisto nel film, William Pelham, ad un certo punto dice: nello Stato della Florida per andare a pesca devi avere una licenza, una sorta di patentino, mentre invece non hai bisogno di alcuna licenza per diventare genitore. Ora vi chiedo cosa sia più difficile, pescare o crescere un bambino?
Che i Ruoli all’interno dell’istituzione Famiglia siano in crisi è assolutamente una certezza, se poi da questo dipenda un incremento nelle problematiche e nei disagi dell’infanzia non lo so. Ciò che credo, è che il venir meno di regole certe e della capacità dei genitori di decidere o di saper dire dei No, di cui poi i bambini sono affamatissimi, di certo non aiuta la situazione ma non credo che questo c’entri più di tanto con l’ADHD. Il problema della disciplina è sicuramente importante così come avere dei modelli di riferimento piuttosto rigidi. Quello che osservo intorno a me ogni giorno mi suggerisce però che il vero problema è l’iperstimolazione dei bambini e questa comincia fin dalla gravidanza.
Sono anni che faccio caso al fatto che per esempio le donne incinta non si coprono più come una volta. Quel grembo gravido che un tempo andava protetto oggi viene esibito, esposto a tutto e soprattutto ai raggi solari. E così capita che sempre più bambini vengano alla luce con gli occhi già aperti mentre un tempo nascevano con gli occhi chiusi e impiegavano anche più di un giorno ad aprirli. Sono piccoli segnali di qualcosa che va cambiando. È chiaro che una mamma è libera di prendere il sole in bikini anche al 5° mese di gravidanza basta che poi nessuno dia del malato al bambino se viene al mondo con gli occhi aperti e l’espressione vivace che avrebbe avuto forse dopo un paio di mesi!

(f.c.) Non è forse vero che tutti noi ci avviamo verso un destino di iperattivismo con conseguente incapacità di attenzione?

(s.s.Assolutamente si. Credo che faccia parte della nostra evoluzione e che sia fondamentalmente una via obbligata, ma credo anche che i bambini vadano tutelati molto più di quanto non si faccia ora.
Il punto è che stiamo parlando di bambini che non possono scegliere ma che subiscono le conseguenze delle nostre scelte.
Vale la pena forse di ricordare che gli effetti collaterali di alcuni dei farmaci usati nella cura dell’ADHD sono devastanti e, quelli si, senza ritorno.
Infarto, alopecia, danni epatici, problemi cardiovascolari, difetti di crescita e di sviluppo sessuale, tendenza al suicidio in bambini sotto i dieci anni che non dovrebbero nemmeno sapere che significato ha la parola suicidio!



21 commenti:

  1. Si possono commentare questi blog oppure no?
    Perché la cialtronaggine e il terrorismo vanno evidenziati.
    Grazie

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  2. mi sembra che tu abbia già commentato, perchè me lo chiedi? Non ti ha censurato nessuno. Magari una firmetta sarebbe gradita, ma se ti va di opinionare accuse da nascosto. Lo hai già fatto o vuoi dire altro ancora?

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  3. Ho visto che non c'è nessun commento e forse la migliore arma è "indifferenza".
    Mi firmo volentieri ma prima volevo stabilire un rapporto.
    Non era una critica diretta, appena posso relaziono meglio quello che è apparso alla presentazione di questo pseudo sceneggiato dopo la proiezione.
    Grazie a presto e senza rancore.

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  4. Ho commentato che non ti ho censurato, cos'altro dovrei fare?

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  5. La questione è che la Signora forse è meglio che torni a fare la letteratura francese o l'aiuto registe perché prendere soldi pubblici per affrontare un problema che a noi genitori "tocca" in modo inconcepibile per chi non ha a che fare con la patologia dell'A.D.H.D. e spiegarlo con 4 fregnacce e senza conoscere di che si tratta è quantomeno OFFENSIVO.
    Quindi, mi dispiace per lei che la conosce da bambina, ma questa signora ha TOPPATO.
    Grazie

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  6. Rimango anonimo per questioni di sicurezza.
    Tanto sono solo io.
    La prima domanda è faziosa. Lei si è fatto una idea sbagliata dell' A.D.H.D. Adducendo che si manifesta con ipercinetismo non fa altro che confermare la sua ignoranza.
    La signora poi le risponde (senza minimamente correggerla perché non sa di cosa parla) sul perché ha voluto dedicarsi a questo argomento. La veloce ricerca sul web, per la signora, è stata talmente veloce che non ha capito una mazza dell'A.D.H.D. in Italia . Perché dell'America non ce ne può interessare di meno se non per fare un confronto E RIPORTARE LE DIFFERENZE IN NERETTO.
    Poi passo alla seconda domanda.

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  7. Questioni di sicurezza? lei sa troppe cose, per esempio che io conosco la signora da bambina. Io credo solo che lei come tutti gli anonimi è fondamentalmente un asino/a, presuntuoso/a. Ci metta la sua faccia se riesce ad averne una: io e la signora ce l'abbiamo messa.

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    1. Mettere una faccia di bronzo che senso ha?

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  8. Le sue infantili offese non sono altro che la punta di un iceberg, lo sceneggiato va oltre. Quasi al sangue. Lei non conosce niente di A.D.H.D. e continua a mettersi in cattedra, io sono un semplice genitore ignorante ma abbastanza informato da capire gli enormi interessi che ci sono sotto l'affaire A.D.H.D. e quelli che ci rimettono sono solo i genitori. Lei ci può mettere la faccia perché forse va a tutto vantaggio della signora sua amica. Ed è veramente un peccato come Napoli e provincia viene rappresentata.

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  9. E se una persona si rende conto di avere sbagliato, come la signora ha pubblicamente ammesso in due o tre occasioni dopo la presentazione dello pseudo sceneggiato, chiede scusa e ritira il materiale proponendosi di migliorare. No che "campa" sul terrorismo di mezze frasi o esempi devastanti.

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  10. Ho avuto conferma di un Convegno a Napoli il 13 Ottobre sull'A.D.H.D. la partecipazione è gratuita previa registrazione. Se le interessa veramente approfondire la conoscenza sulla patologia di cui trattasi me lo faccia sapere che le mando la brochure.
    Buonagiornata

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  11. Forse la sua faccia sarà di bronzo, la mia no. Non accetto inviti da anonimi. Si firmi e le saprò dire qualcosa in più .

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  12. 1° CONVEGNO Regione Campania
    ADHD dalla clinica, alla scuola, alla famiglia.
    Una sfida da vincere insieme

    Sabato 13 ottobre 2012

    SEDE: Pietrasanta - Basilica Santa Maria Maggiore
    Via dei Tribunali, 16 Napoli

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  13. Mi chiamo Paola Banovaz,
    Convivo con l'adhd e altro da 5 anni.
    Il film è da catalogare tra i deliri complottisti degli antivaccinisti e le mamme frigorifero di bettelheim generatrici di autismo (pure questo circola ancora nelle universitá).
    Se in america gli adhd sono il 10 e da noi meno dell'1... c'è una banalissima spiegazione: in italia l'adhd è ignorato.
    Di piú. In italia si cura poco e male il dolore (per gli oppiacei spende di più il gahna!), figuriamoci malattie neuropsichiatriche.
    Ah! Le neuropsichiatrie infantili sono i centri che piú hanno sofferto dei tagli sanitari.
    Altro che famiglia! L'italia per la salute dei bambini spende poco e male.
    Dopo questo raffazzonato collage di perle adhd da ueb.. si spenderá ancora meno.

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  14. Un'ultima cosa. Ho spedito una lettera a Stella Savino e come me altri genitori con figli adhd... nessuna risposta.
    E un'osservazione: sucuri che ci siano solo le case farmaceutiche a lucrare?
    Il non riconoscimento dell'adhd fa risparmiare:
    1) l'INPS (niente 104 ad esempio)
    2) comune e stato (niente sostegno a scuola)
    3) fa guadagnare l'esercito di psicologi privati (il pubblico offre poco o nulla) che con non meno di 30 euro ti garantiscono una seduta... ivviamente in nero

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  15. buonasera sono "la signora" come mi chiama un gentil Anonimo parlando del mio pseudo sceneggiato e soprattutto dicendo che io mi sarei scusata in due o tre occasioni pubbliche dopo la presentazione, appunto, dello pseudo sceneggiato.
    Prima di tutto signor Anonimo mi preme correggerla, il mio è un documentario non uno pseudo sceneggiato... cosa sia poi lo pseudo sceneggiato non saprei... secondo non mi sono mai scusata né in privato né in pubblico e in pubblico non avrei nemmeno potuto perché il film uscirà nelle sale la settimana prossima il 26 giugno in tutta Italia.
    La invito ad andarlo a vedere prima di parlarne. Cordialmente Stella

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  16. Aggiungo, e questa volta mi rivolgo a DoMinore, che non ho mai ricevuto alcuna lettera da parte di genitori di bambini Adhd con i quali non ho mai avuto problemi a dialogare e le assicuro che per fare questo film ne ho incontrati molti e addirittura una persona che la pensa esattamente come lei mi ha aperto la sua casa e non solo. Lei evidentemente non mi conosce, non conosce né il mio rigore né la mia sensibilità né tantomeno ha idea di quanto grande sia il mio rispetto e la mia profonda solidarietà nei confronti di tutti quei genitori che in maniera assolutamente solitaria sono costretti ad affrontare il dramma di una problematica così grande, completamente abbandonati dalle istituzioni. Ma è per me ancora più grande l'urgenza di denunciare un abuso a cui i bambini purtroppo non possono sottrarsi. Abuso? Si! Abuso! Di che cosa avete paura, in fondo, mi chiedo? Invito anche lei ad andare a vedere il film prima di parlare e la invito anche a non dire bugie. Lei non mi ha mai scritto alcuna lettera e lo sa molto bene...

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    1. Gentile Stella ROSSA Savino,
      Le ho mandato in data mercoledí 18 ore 10:49 un messaggio (o mail che dir si voglia) sul suo profilo facebook.
      Il testo della mia mail l'ho pubblicato sul gruppo adhd di facebook.
      So che altri genitori le hanno scritto.

      L'abuso gentile Stella, è negare alle persone il diritto di cura.
      In italia i centrid'eccellenza x la somministrazione del farmaco sono poco piú di tre. Il protocolko tortuoso col limite dei sei anni in su.

      Il problema gentile stella, è che in Italia a parlare di medicina sono quasi sempre i meno titolati.
      Lei dice di aver chiesto il contributo di medici favorevoli all'"abuso". Al di lá che l'abuso su minore é reato e x un minore con 104 c'è l'aggravante (e quindi lei da del criminale a genitori e dottori)... mi potrebbe dire quali specialisti ha contattato?
      Grazie,
      Paola Banovaz

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    2. Noto che sette ore fa ha aggiornato il suo profilo...
      Link al suo film, l'ummagine di copertina con la locandina..
      Forse il mio messaggio le è sfuggito. Attendo fiduciosa

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  17. Noto comunque una certa facilitá a sparare pesanti giudizi (abuso di minore, bugiarda...) e in effetti il rimpianto dei bei tempi andati, quando le donne si coprivano le pance e i pupi nascevano a occhi chiusi, lasciano intendere una rigiditá di pensiero a dir poco imbarazzante.

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  18. gentili Stella Savino, anch'io le ho scritto sul suo profilo di fb, il messaggio risulta visualizzato. Noi le chiedevamo solo un confronto. Dal trailer presente su YouTube sembra che lei neghi l'esistenza di questa sindrome. Noi famiglie soffriamo quando percepiamo queste cose, noi viviamo questo mostro tutti i giorni, veniamo offesi, caluniati e isolati. I nostri figli non hanno una vita facile.... Credo che un confronto potesse essere una buona idea. Lei vede, noi viviamo il nostro piccolo dramma

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