sabato 14 aprile 2018

SI STA ABUSANDO DEL POTERE E DELLA PAZIENZA DEI CITTADINI!



Per questioni qualsiasi un cittadino potrebbe  trovarsi ad avere a che fare con il Comune... mettiamo ad esempio per  una ordinanza sindacale. E’ un atto che questo comune produce con grande frequenza . E poi magari ad una richiesta di revoca della detta ordinanza, fatto dal cittadino che dimostra l’inesistenza dei motivi sui quali si poggia la detta ordinanza  o di accesso agli atti, succede che, in entrambi i casi, si disattendono  sia i tempi e sia i modi,  sia dell’una che dell’altra, ignorando, da parte degli uffici preposto, i procedimenti amministrativi che i cittadini, per l’uno o l’altro caso, hanno posto in essere per la tutela dei propri diritti. Questo è un costume ormai abituale che vige a Vico Equense. Per chi scrive, è l’altro aspetto della potere della pubblica amministrazione, quello che si esercita sempre ed escluisivamente contro i cittadini. E’ il retaggio spagnolesco di un esercizio della cosa pubblica che a Vico Equense sembra ormai praticarsi ogni giorno e sempre solo contro i cittadini, soprattutto quando è il Comune l’attore predisponente. Allora si potrebbe far notare che  non sono i fatti in sé, ma sono  le forme con le quali si attua questo diniego, questa latitanza della volontà di risolvere o di affrontare, questo silenzio indifferente che,  se si volesse denunciare,  potrebbe e dovrebbe avere un solo nome: omissione di atti di ufficio e come tale perseguibile penalmente.  Potrebbe succedere pure  che l'ordinanza potrebbe essere palesemente viziata e la stessa richiesta di accesso agli atti o la richiesta della sua revoca, essere stata formalmente negata con un provvedimento che potrebbe essere anch’esso illegittimo. Ecco, diciamo allora che, un cittadino che volesse tutelare i propri diritti negati, contro questa rete di dinieghi, contro questo atteggiamento omissivo di alcuni uffici, (bisognerebbe poi sempre appurare i motivi reconditi del perché si pratica l’omissione),  dovrebbe mettere mano alla penna e al portafogli, munirsi di un buon amministrativista e ricorrere contro il  Comune. Oppure per motivi più generali, mettere sempre mano alla penna e ricorrere ad un giudice di pace, mettiamo per esempio per l’ordinanza sindacale che per 5 giorni (causa festa della Pizza), applica divieti di sosta per l’intero centro del paese senza dire dove dovrebbero poi parcheggiare le auto i cittadini, oppure per quella che prevede strisce blu a tutto spiano facendo letteralmente sparite le strisce bianche o collocandole in pochissimi metri in aree periferiche. Ma si può secondo voi  fare una protesta scritta per ogni cosa che ha a che fare con il pubblico? E chi avrebbe poi la voglia di aprire un contenzioso pur sentendosi nel giusto, pur vedendo lesi  i propri diritti ? Ecco allora che si diffonde una mentalità rinunciataria o, si delega a qualche voce solitaria, la propria frustrazione, il proprio torto, perché tanto a chi la racconti? Questo è oggi il modo di amministrare a Vico Equense, anche se , sono convinto che l’omissione di atti d’ufficio sia pratica abbastanza diffusa su tutto il territorio nazionale. Le denunce cadono nel dimenticatoio , cozzano contro il muro di gomma dell’indifferenza : così è per quella famosa ordinanza dell’esempio riportato in premessa, così è per l’ordinanza del divieto di sosta causa festa, così è per chi denuncia la mostruosa discarica di materiali non ben identificati del Faito.  Sono fatto molto gravi , ma non è detto che rispetto all’atteggiamento rinunciatario, poi alla fine  qualcuno non vada veramente avanti e riesca a stanare i responsabili di questo malcostume:  atti viziati, carenza di motivazione, eccesso di potere e anche ignoranza dei principi di proporzionalità e di buona condotta dei pubblici uffici. La gente è stanca non ne può più di questa protervia e di questa arroganza si sta abusando della pazienza e del territorio.
Franco Cuomo  VAS


sabato 7 aprile 2018

FAITO: VERITA' E SPECULAZIONI SU UNA MONTAGNA ABBANDONATA





Leggendo quello che appare in  alcuni commenti di persone che si definiscono amiche del Monte Faito colgo alcune volte una certa ingenuità, non in tutte per fortuna, c’è qualcuno che pensa ancora con la propria testa, anche se c’è però in esse una specie di rimozione specialmente nell’individuare i responsabili dei disastri e dei danni e del degrado di un monte; responsabili che invece hanno nomi e cognomi e che occupano Enti preposti, almeno sulla carta, alla tutela e alla cura di una riserva naturale e ambientale di grande valore e che invece sta attraversando uno dei momenti più oscuri della sua esistenza.

Parlo dell’Ente Parco per esempio con il suo presidente Tristano Dello Ioio, parlo della Regione Campania con il suo Presidente Vincenzo de Luca, parlo del sindaco di Vico Equense Andrea Buonocore

Oggi il Faito versa in un abbandono spaventoso, aggravato dal grande incendio dell’anno scorso che ne ha seriamente compromesso lo stato idrogeologico soprattutto sul versante di Vico Equense. Ecco,io credo che bisognerebbe chiamare in causa questi responsabili e questi Enti e smetterla di leggere invece bugie su bugie, riportate dai cantori locali del potere locale. Allora io chiedo a questi amici di Monte Faito: Ma  per quanto tempo ancora vi contenterete di queste bugie plateali e dei palleggiamenti di responsabilità ? Per quanto tempo ancora bisognerà subire la protervia e l’arroganza di chi  crede  che quella montagna gli appartenga  come cosa propria solo perché nato alle sue pendici e/o appartenga a discutibili  associazioni che sostengono di fare “gratuitamente” il bene della montagna quando invece di gratuito c’è molto poco e invece  essa è diventata una specie di pattumiera dove si sversa di tutto, amianto soprattutto?  

Per quanto tempo ancora bisognerà subire l’influenza di presunti capi mastri improvvisati che fanno il bello e il cattivo tempo su quella montagna? Quello che continua ad accadere non si può più tollerare. Perché il Sindaco di Vico Equense , Andrea Buonocore, continua a subire la pesante è inequivocabile influenza del suo assessore ai lavori pubblici e delle sue discutibili prese di posizione? 

Sono stato oggi pomeriggio a Faito quello che ho visto è riprovevole oltre che intollerabile . Materiale di risulta scaricato e abbandonato di fronte  all’area, abbandonata pure quella, che una volta ospitò la discutibile Sagra della castagna, discutibile perché per realizzare quello slargo che sembrava Forte Apache, furono sradicati  parecchi alberi. 

Oggi è tutto abbandonato, non voglio neanche entrare nello specifico  della pulizia del sottobosco e del proliferare di torme di cani selvatici pericolosi e altre specie animali: cavalli, mucche e chissà cos’altro o sull’ intasamento di impluvi e zanelle mai pulite compito che forse dovrebbe pure espletare quella associazione che dice di voler fare volontariato per il Faito. 

Però sarebbe interessante sapere con quale competenza l’assessore ai lavori pubblici  picconò il muretto che si stava  costruendo lungo la statale  o quali studi idrogeologici sono stati eseguiti , per dire che i muretti fatti dalla Regione non erano adatti mentre lo sarebbero stati  i guardrail ? 

I muretti con gli archetti non potevano essere ripristinati? E perché non pulire gli impluvi e zanelle? Questa mania di demolire muretti da parte dell’assessore ai lavori pubblici da cosa è determinata ? Ed sembra la stessa che ha demolito i muretti a vico centro per favorire ringhiere dovunque . 

Forse l'acqua defluirebbe più rapidamente ? Ma non si è pensato che insieme all’acqua forse  arriverebbero a valle anche detriti se non addirittura massi.  Eppoi, sempre senza voler essere tecnici ma utilizzando il buon senso: ma se l'acqua scorre piu' rapida dove va a finire? Su un pendio brullo senza più ombra di vegetazione contribuendo forse  ad altri eventi franosi?  E allora invece di fare incontri  in Prefettura e palleggiarsi le responsabilità , per far vedere di star facendo qualcosa, perché non predisporre studi seri per progettare sistemi che possano  convogliare le acque reflue in vasche di contenimento per esempio per  e poi farle scorrere  in percorsi puliti controllandone il flusso, perché non approntare una vasta mappatura geomorfologica del costone che grava sul versante di Vico, seriamente a rischio? A tutti gli amici del Faito, a tutti gli operatori economici, albergatori, ristoratori che vivono su quella montagna e anche ai pochi residenti, chiedo: non pensate che sia arrivato il momento di chiedere queste cose a questi responsabili  e soprattutto di farle realizzare per il bene della montagna soprattutto  eppoi anche per le vostre economia?
Franco Cuomo –VAS . Verdi Ambiente e Società   



lunedì 19 marzo 2018

Parlando di libertà che non dovrebbe mai essere parlare in libertà

Johnn Locke
Peter Singer filosofo utilitarista
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere  su FB un post di un giovane (giovane rispetto a me, ma insomma un quarantenne credo), eppoi uno di  un gruppo che farebbe politica nella mia città. Entrambi parlavano di libertà, ho fatto qualche commento suggerendo che forse prima di affrontare un tema così serio sarebbe stato interessante leggere nei loro post dei riferimenti a chi ha speso una vita  e sono molti) a disquisire su questo concetto che è stato spesso e lo è ancora oggi, utilizzato in maniera impropria  e con modalità astratte. Li invitavo insomma, ad andare più in là delle loro concezioni che sembravano essere generiche e anche superficiali ovvero l’idea di una libertà individuale che spesso sconfina con il fare sempre il proprio comodo, insomma quella concezione tanto cara oggi a tutti in questo occidente che cade a pezzi. Lo facevo anche perché entrambi hanno la pretesa di fare politica attiva sul territorio e dunque si dovrebbero far carico anche di essere portatori di cultura ideale e valoriale, che non ripercorra il piatto politicume locale.  Entrambi, il quarantenne e il gruppo, si sono rizelati , come a dire, anzi lo hanno scritto: “lasciaci la libertà di scrivere quello che vogliamo”. Non sono rimasto per nulla sorpreso dalla risposta che mi aspettavo conoscendo la supponenza e la presunzione di chi prende sempre i commenti per rimproveri e non ha capito che il mio era un consiglio a buone letture o per lo meno proficue letture. Io ho risposto che spesso la libertà di scrivere ciò che si vuole sfocia frequentemente anche nella libertà di scrivere idiozie soprattutto sul social di cui si è detto, invitandolo e invitandoli, appunto, a fare una disamina sul concetto di libertà. Fondamentalmente quello che succede ora è che nessuno più per esempio distingua tra la libertà astratta della tradizione culturale liberale e la libertà dalla necessità per esempio della tradizione culturale marxista. Parlare di queste cose oggi fa spalancare gli occhi a tutti, eppure  sarebbe il caso di ricordare che un prodotto della prima tradizione sono le tonnellate di bombe che pretenderebbero di portare la libertà in medio oriente, mentre per quelle popolazioni sarebbe più utile per loro l’applicazione del concetto di libertà, come libertà dal bisogno e dalla necessità, ovvero non una astrazione ma  l’atto concreto di determinare le proprie esistenze.  Ecco, io credo che se uno non capisce questa differenza e continua a parlare di libertà col solito refrain che in Italia dalla Democrazia Cristiana (Libertas) a Berlusconi a Renzi contin ua ad essere praticato, cioè di una astrazione e non di una pratica reale allora in questi 72 anni di storia repubblicana e di cultura politica non è cambiato proprio niente e che anzi, con la crisi della sovranità degli Stati Nazionali e con quella della democrazia rappresentativa, questo concetto di libertà per il quale ognuno può fare quello che vuole, sfocia in un egoismo senza più nessun limite, perché la libertà della tradizione liberale intesa come non interferenza degli altri sulle proprie scelte spesso non è un bene per tutta la collettività ma può ribaltarsi nell’esatto contrario. C’è uno splendido esempio del filosofo morale australiano Peter Singer  di impostazione utilitaristica. L’esempio fa riferimento alla vita quotidiana in una grande metropoli, ed è questo: se si vive in periferia e il proprio posto di lavoro è in centro, si hanno due scelte a disposizione  per raggiungere il posto di lavoro, quello di prendere l’automobile o quella di prendere la metro o un qualsiasi altro mezzo pubblico. La maggior parte dei cittadini sceglie liberamente  di prendere l’automobile per accorciare i tempi. La conseguenza è che la strada per raggiungere il posto di lavoro diventa intasata. In questo caso gli individui hanno agito secondo quel concetto di libertà conforme alle prescrizioni della libertà individuale della tradizione liberale, ovvero: ciascuno ha preso le sue decisioni autonomamente , e nessuno ha interferito nelle scelte degli altri. I risultati sono tuttavia  contrari all’iniziale desiderio di ottimizzare i tempi. Ecco, questo fa comprendere che prima di parlare di libertà, forse bisognerebbe misurarsi con riflessioni un po’ più ampie e articolate che non  le affermazioni generiche lette. Allora sostiene sempre Singer c’è bisogno di un accordo e di una cooperazione tra tutti i cittadini, che imponga limiti all’uso dell’automobile, che potrà sembrare un limite alla propria libertà personale ma in compenso però farà beneficiare di strade finalmente libere e scorrevoli. Oggi più che mai si abusa di questa idea di libertà, e non è vero che la libertà non è mai troppa, bisogna vedere chi ne usufruisce e in che a scapito o a vantaggio di chi, se non facciamo questo stiamo parlando solo della libertà di fare ognuno quel che cavolo ci pare.

giovedì 15 marzo 2018

LA MANIPOLAZIONE DEI MEDIA


MA SI AMMINISTRA COSI’ UNA CITTA’?





Forse non bisognerebbe scrivere più niente agli amministratori di questa città, perché questa gente non risponde  più a nessuno e fondamentalmente ricopre  il ruolo di amministratore pubblico solo per  sentirsi chiamare assessore al bar al mattino o consigliere buon giorno per strada , o presidente o sindaco  tra strette di mano e tanto narcisismo di paese. Questo è ciò che accade qui a Vico Equense, presumo sia  più o meno lo stesso anche ai piani più alti solo che lì vanno in televisione e qui devono accontentarsi o del giornale locale o più immediatamente del bar centrale. Il silenzio più assoluto domina sui lavori che durano ormai da due anni sul ponte di Seiano, interdetto al  transito pedonale, senza che nessuno abbia spiegato il perché considerando soprattutto la pericolosità che questo comporta per i cittadini che sono costretti a camminare sulla carreggiata.
Silenzio anche sul destino di quel serpentone che attraversa la piana del Rivo d’Arco, recentemente visto in televisione, su quell’orrore che tutti possono vedere di fronte a via Cavottole ovvero: una discarica abusiva recintato da nastro di plastica arancione e erbacce e cemento, dove chiunque sversa ciò che vuole in una città che dicesi votata al turismo e alla bellezza e all’accoglienza.
Poi ci sono operazioni vaghe che, proprio perché tali andrebbero discusse o chiarite e sottoposte a verifiche pubbliche e che invece  o vengono silenziate o vengono sparate come grandi opere che questi amministratori caldeggerebbero.  Una tra queste per esempio è quella che il Comune darebbe all’EAV,  Ente Autonomo Volturno) ovvero alla ex Circumvesuviana  ovvero alla Regione Campania di De Luca la possibilità di costruire due ascensori per la marina di Vico per la modesta cifra  di DODICI MILIONI di euro, tutti da da impegnare e spendere  in una delle zone geologicamente più pericolose della nostra costa e con problemi giuridici non da poco nella stessa zona: penso al parcheggio abusivo in zona demaniale per esempio,  mentre  in cambio di questa “ concessione”, l’EAV avrebbe “generosamente offerto” ( SIC!)  4 fermate del Campania express che fino ad ora ha accumulato soltanto decine di migliaia di euro di passività, costruendo niente di meno che  due bus  (orientativamente sui 150 mila euro) per una durata di 10 o 15 anni che potrebbero comodamente essere usati tutto l’anno ma che invece sono utilizzati solo per 40 giorni all’anno.
Allora forse sarebbe appena il caso di discuterne in consiglio comunale, parlare di queste macroscopiche  contraddizioni  eppoi magari chiedersi  ma a chi e a cosa dovrebbero servire due ascensori per la marina di Vico che poi resterebbero chiusi per circa 10 mesi quando potrebbe funzionare un efficiente servizio di navette e perché non pensare alla riapertura e alla risistemazione di via Varraturo?
Ma come si fa la promozione e lo sviluppo del territorio senza valutare  questi punti? 12 milioni di euro, in una zona pericolosissima, per tenere aperti due escensori che funzionerebbero solo per 4 mesi l’anno?  Poi, altra notizia che solerti giornaletti locali sparano – forse pagati dal Comune-  come il prontuario di grandi opere che questa amministrazione silenziosa e defilata  starebbe mettendo in cantiere per il bene del  paese è quella sui lavori fognari che dovrebbero farsi  nel quartiere Vescovado, molto mal messo e con un dissesto stradale e architettonico a dir poco indecente . A questo proposito bisognerebbe dire ai cittadini che quello che si vanta essere il lavoro di questa amministrazione è invece roba vecchia,  molto vecchia essendo queste somme quelle di  un prestito acceso dal comune nel 2004 e destinate inizialmente ad altri lavori mai fatti o forse iniziati e mai finiti come i tanti che si possono vedere sul territorio. Di quella somma forse  si sarà perso almeno  il 20% del valore monetario e dunque bisognerebbe discutere che cosa si andrebbe veramente a fare nel quartiere Vescovado  e poi  bisognerebbe capire  perché in questo progetto si parla anche di competenze della  GORI, che probabilmente gestirebbe le fasi dei lavori e certamente non lo farebbe per fare opere di bene.
Dunque moltissime sarebbero le cose che questi amministratori dovrebbero dire ai cittadini di questa città. Ma questo non accade, essi  rimangono in silenzio muti come sfingi  e si beano beati e un po’ beoti dell’adulazione narcisistica di paese al bar, in piazza e sui giornaletti al soldo che fanno grandi titoli. Così, mentre il Sindaco “fa una comparsata” – come ha ben scritto da un mio omonimo-  tra giovani hostess dell’alberghiero e musici,tagliando un nastro rosso, sabato sera 10 marzo  per l'inaugurazione di una mostra nella quale generosi artisti della città hanno lavorato sodo oltre che con il frutto della loro arte anche con il lavoro fisico per allestirla , in realtà aperta dal 2 marzo, i “liquami dei suoi elettori inquinano il mare dopo le piogge di questi giorni, tra miasmi mefitici, scorrendo accanto ad un noto ristorante 2 stelle Michelin e un giovane si buca nella stazione della circumvesuviana  di Vico mentre alcool, eroina e coca dilagano in collina tra gli adolescenti su  tutto il territorio di Vico, senza che si sia mai fatto mai uno straccio di programma di recupero e di inserimento sociale relativo all’alcolismo e alla tossicodipendenze ma invece pensando alle prossime pizze che dovremo tutti ingozzarci tra qualche mese.
Ecco allora come si amministra la città di Vico Equense ci si balocca  con finti vernissage, senza pensare per esempio a una seria programmazione culturale  che potrebbe essere fatta dal Museo Asturi che fa finta di essere aperto o pensare ad una Pinacoteca Armando de Stefano laddove il maestro avrebbe voluto donare l’intera sua opera alla città, anche qui con una programmazione fatta di conferenze, concerti seminari di studi e quant’altro. Far venire scolaresche distratte una tantum solo per far rumore e ammuina non significa fare o sollecitare la sensibilità culturale. Colpiva in questa manifestazione la  scritta  mostra "ad ingresso libero", ci mancava pure  che si dovesse pagare un biglietto per entrare nell'atrio del nostro municipio.
 Franco Cuomo VAS- Verde Ambiente e Società


giovedì 28 dicembre 2017

GALLERIE CHIUSE, ALLERTE METEO STATI DI EMERGENZA E POVERI IDIOTI




“Gallerie chiuse per un po’ di pioggia: qualche marchettaro disse “tutto ok” allo slogan di “grande successo”.
 Che squallore.
E pensare che i Comuni della penisola e di Castellammare si sono dovuti autotassare per la somma complessiva di 15.000 euro per rimuovere rifiuti e per mettere una pompa di aspirazione nella zona dove il rivo rischia di esondare. Anche se i lavori spetterebbero ad altri.
Dissero che in pochi giorni si sarebbe risolta la situazione evitando chiusure. Balle.
Vergogna.
L’importante però è dare voce agli auguri di Natale ai cittadini e non invece fare casino per questo scempio”
La mia opinione è che il “casino” non lo farà nessuno perché siamo inebetiti da una informazione idiota che ha come scopo quello di rendere tutti idioti. Questa è una premessa che userei come cappello introduttivo per ogni mio post o scritto sulla nostra vicenda di contemporanei. Tutte le informazioni, mai come in questa nostra epoca sono filtrate e fondamentalmente soporifere.

Ho letto il commento virgolettato e in corsivo su FB, e chi lo ha scritto è un giornalista, un bravo giornalista di una testata locale, ma io da un giornalista mi aspetterei un giornalismo di inchiesta, qualcosa che andasse a frugare e sviscerare quelle che fa comodo tacere, quelle verità di cui si sente parlare ma che poi in qualche modo bisognerebbe appunto verificare.  Purtroppo così non è in Italia, dove chi fa questa professione o si limita a trascrivere ciò che viene loro detto, diventandone cassa di risonanza, o addirittura si scrive il contrario della verità. Naturalmente con è il caso dell’amico del post che, faticosamente, è un bravo giornalista.
Dunque  ho appreso che i comuni costieri e Castellammare si sarebbero autotassati di circa 15mila euro ciascuno per far fronte ai lavori di ripristino delle gallerie di Varano e di Privati, ovvero 105mila euro circa. Domande: a chi sono andati questi soldi? Chi ha eseguito i lavori per la rimessa in funzione delle due gallerie? Li ha forse presi l’ ANAS? Ma l’ANAS non è in parte responsabile dell’accaduto? Non sapevano i suoi ingegneri del rivo tombato? E che i corsi d’acqua non andrebbero mai coperti perché prima o poi l’acqua si riprenderà la sua strada? E non sapevano i funzionari comunali di Castellammare che le tubature che hanno detto ostruite del rivo Calcarella da una strozzatura erano invece piene di materiale di una discarica nelle vicinanze e anche piene di materiale di risulta perché nelle immediate vicinanze si sarebbe dovuta edificare una costruzione?
Sono domande sulle quali voglio sperare stia facendo chiarezza la Procura della Repubblica. Ecco, dovrebbero essere queste le domande che dovrebbero rimbalzare su tutti i giornali e telegiornali del nostro paese, e, la mia opinione è che dovrebbero essere solo domande retoriche perché nei fatti sappiamo chi ostruiva il rivo Calcarella con il materiale di risulta, e sappiamo pure chi non lo puliva, e sappiamo pure chi lo ha tombato, come sappiamo anche chi ha sbagliato i calcoli d’altezza della galleria di Seiano, per cui gli autocarri superiori ad un certo tonnellaggio e con materiali infiammabili devono passare per il centro di Vico.
Ecco, noi sappiamo tutte queste cose ma facciamo finta di non saperlo,e i giornali locali e non e i telegiornali locali e non parlano d’altro e noi affidiamo tutto alla magistratura, già pesantemente oberata da una mole immensa di inchieste, perché in Italia, specie al Sud è così che si fa. Si aprono inchieste su quelli che sarebbero reati ambientali, laddove dell’ambiente non frega a nessuno, ragion per cui, si fa passare tempo, eppoi si fanno lavori che il più delle volte risultano inutili perché nessuno ne controlla l’esecuzione, così si potranno rifare un’altra volta e poi ancora e poi di nuovo ancora, così si pagano e foraggiano imprese di amici degli amici. Nel frattempo, nel paese Italia e qui da noi nel sud di una cosiddetta turistica zona sorrentina, si chiudono due  gallerie che sono l’unica via di accesso più o meno agevolmente percorribile, per raggiungere la penisola sorrentina e si scaraventato centinaia di migliaia di persone in un inferno di traffico urbano alla prima pioggia. Già,è così che ora succede, dopo l’allagamento della prima galleria e dopo aver “scoperto” che il rivo Calacarella esondava perché ostruito, nella galleria facendolo diventare un nero Stige sotterraneo per la gioia di migliaia di pantegane impazzite.
Si perché alla prima “ allerta meteo “, perché oggi le piogge e le nevicate di quelli che fino a qualche anno fa erano normali fenomeni atmosferici di stagione, si chiamano allerte meteo, e poi ci sono gli stati di emergenza e poi le protezioni civili, tutte cose di cui la mia generazione ha fatto a meno, come anche quelle precedenti .
Invece oggi si sente parlare solo di questo in apertura di telegiornali e, se per fortuna o sfortuna d’inverno non abbiamo la neve, che è normale pure quella parliamo in apertura di tg, di quella in Pensylvania, così siamo inondati di scenari apocalittici, di inondazioni nelle Filippine durante i monsoni, di neve sulla costa est degli Stati Uniti a dicembre e gennaio, cioè di cose che sono sempre accadute.
 Allora ecco scattare le emergenze meteo nazionali, gli stati di emergenza e, udite udite la famigerate “bombe d’acqua”, poi subito dopo arriva l’influenza che ha fatto due morti ( due) in Germania e in Italia un milione di persone ( su sessanta milioni) in prevalenza bambini, ovvero una cosa normale pure questa ma descritta come qualcosa di catastrofico: ma di cosa parlerebbero mai altrimenti altrimenti i tg?
Certo nessun telegiornale o giornale, se si eccettuano pochissimi programmi tematici,  ci parlerà  della rapina ambientale fatta da delinquenti spesso in giacca e cravatta che ormai stanno in uffici di enti, in amministrazioni pubbliche che provocano, alimentano e gestiscono questo stato di cose.
In questo modo, con quello che succede, il  nostro territorio, così com’è, è la degna rappresentazione di ciò che siamo, ovvero: la più plateale manifestazione del connubio diabolico di affari, politica e corruzione e di anni e anni di silenzi e connivenze colpevoli.
Ecco perché le due gallerie oggi su chiudono alla prima pioggia invernale, ma mai che qualcuno facesse i nomi e cognomi dei responsabili di tutto questo.


sabato 23 dicembre 2017

ENNESIMA VIOLENZA A UN TERRITORIO MARTORIATO. CHI DOVREBBE TUTELARE IL TERRITORIO RINTRACCI I RESPONSABILI E FORNISCA RAGIONI AMMETTENDO CHE POSSANO ESSERCENE







La violenza che si sta esercitando sul territorio di Vico Equense, sembra diventare sempre più virulenta e più cattiva, gratuitamente cattiva. Il consumo di suolo, e la distruzione del verde in aree di valenza paesaggistica sembra ormai aver raggiunto livelli parossistici non più sostenibili. Quello che potete vedere in queste foto è stato fatto nel giro di qualche giorno, in una zona di lussureggiante vegetazione, ma anche in una zona ad altissimo rischio idrogeologico R3. Le foto satellitari di Google heart, mostrano com’era la zona prima, mentre le altre mostrano lo scempio inconsulto e non ancora comprensibile  poiché non se ne conoscono ancora né gli autori, né le finalità. Di fronte a quello che  dal ponte dell’EAV di Seiano apparentemente sembrava una frana o un grosso smottamento, non ci sono parole che possano commentare quello che si vede. Un territorio barbaramente trucidato, da chi nella sua grossolana e crassa ignoranza e avidità, sicuramente intende lucrare su quel terreno una volta ricco di ulivi, lecci e macchia mediterranea. Come è stato possibile fare tutto questo? Come è possibile che nessuno sia intervenuto? Hanno forse ottenuto autorizzazione per fare questo e chi l’avrebbe mai concessa, ammettendo che ci sia autorizzazione e per cosa, per quello  che si configura essere un  autentico  reato ambientale nonché disastro annunciato, poiché quella zona gravita nel perimetro di zona R3, ovvero di grande rischio idrogeologico, mentre pochi metri più sopra vi si snoda il Corso Filangieri? La verità tristissima e drammatica che ne viene fuori è che  Il territorio è nelle mani di vandali, temendo però, che nel dire questo si offenda l’antico popolo: gente senza scrupoli che appena può distrugge alberi per edificare o cementificare  con complici connivenze di chi invece il territorio dovrebbe tutelarlo e proteggerlo. Gli ambientalisti –pochi – che denunciano questi delitti vengono descritti nel migliore dei casi  come invasati radicali, nel peggiore, come rompicoglioni, che si oppongono al turismo e all’afflusso di soldi e alle attività commerciali, ma qui, quella ferita, come già tante altre, per una zona di Vico Equense che gravita sulla pianura del  Rivo d’Arco orrendamente stravisata sembrerebbe la goccia che fa traboccare il vaso: a cosa può servire quello sbancamento con una pendenza simile? Sembra improbabile una strada o qualsiasi altra cosa. Un parcheggio? Una costruzione?. A nulla vale il richiamo dell’Unione Europea: siamo i peggiori, gli ultimi nella lista rispetto alla salvaguardia e alla conservazione delle aree di verde e delle coste. Noi ambientalisti faremo ancora una volta il nostro dovere, denunciando agli enti preposti affinché sia fatta chiarezza su questo ennesimo delitto, su questa ennesima ferita inferta al territorio per amore dei soldi, per lucrare sulla terra, per fare ancora una volta affari alla faccia di piani territoriali e normative  non rispettate col consumo di suolo, con l’aiuto di uomini senza scrupoli, con bassissima cultura e di grossolana stazza morale e non. Verso questi, poiché le denunce non ci restituiranno più quel verde mutilato e distrutto tutto quello che loro si può augurare è una sorta di anatema, una maledizione, perché chi continua a fare del male al territorio non può pensare di farla sempre franca e di restare impunito. E allora, che possano fare la stessa fine di quelle piante: essere tranciati brutalmente e finire a rinsecchire nella terra, ammonticchiati. Chi specula sul territorio non rispettando leggi è divieti non può non finire altrimenti. Salvatore Settis in molti suoi interventi  ha denunciato il consumo selvaggio del territorio e la distruzione delle coste e del paesaggio, oggi queste foto ci dicono che non possiamo più fare finta di non vedere. Ci dicono che noi sappiamo chi sono i colpevoli, li conosciamo uno per uno, ma non abbiamo le prove per denunciarli personalmente, e allora ci rivolgiamo a chi le leggi dovrebbe farle rispettare nella speranza di far pagare i colpevoli in un paese nel quale natura, paesaggio, verde non rappresentano un valore in sé ma solo un tornaconto per fare affari.