sabato 2 novembre 2013

COM'ERA VERDE QUELLA VALLE





Mi piacerebbe scrivere un libro, partendo da queste quattro foto, e andare a definire che cosa significhi più memoria del paesaggio e paesaggio e se, l’attaccamento ad un immagine come quella del passato sia una nostalgia o significhi che quella foto rimandi a dei valori che forse sarebbe stato il caso proteggere e se le parole turismo e modernizzazione non siano – oggi-  manifeste azioni di rapina e di sfruttamento del territorio. E’ vero che il paesaggio si modifica nel tempo, ma siamo sempre più consapevoli del fatto che il paesaggio italiano è un bene prezioso da difendere per se stesso, perché tanto ha contato nella immaginazione di artisti e viaggiatori del passato, e anche perché costituisce lo spazio in cui si inseriscono tanti capolavori architettonici e naturalistici. Ci è anche sempre più chiaro che oggi dovremmo difendere il nostro paesaggio perché troppe volte, lasciamo che esso venga manomesso e irrimediabilmente distrutto o imbruttito. Le persone di media o buona cultura collegano d’istinto l’idea di paesaggio ad un’idea di valore estetico, ma spesso per la stragrande maggioranza degli operatori turistici o per i tecnici (architetti, urbanisti, politici, amministratori) il fatto che nel paesaggio abbiamo a che fare anche  con valori estetici è una pietra di inciampo, una banalità, un equivoco una cosa che non porta soldi. Nel migliore dei casi la questione è liquidata con un riconoscimento formale, sbrigativo, e poi si passa alle cose serie, cioè a tutto il resto come nel confronto che potete vedere in queste foto e che ci mostrano com’era quel luogo un tempo e com’è ora grazie ad interventi che si fregiano di essere turistici.
Su questa piana si sta consumando già da un po’ di anni, una lotta tra amministrazione comunale, e due proprietari confinanti, tra contenziosi e ricorsi. Qualche giorno fa il giornaletto locale AGORA’ esultava per l’assoluzione di uno dei proprietari che avrebbe contribuito a “trasformare” quella che era una volta una piana verdeggiante in una landa desertica. In sostanza, la storia è questa. Fu emessa una ordinanza di demolizione del 2007 dal Comune contro i sigg. De Rosa-Beneduce,  per vari abusi edilizi realizzati nella piana di Aequa- abusi elencati tutti nella sentenza emessa dal tribunale .  Gli stessi successivamente presentarono un ricorso al TAR. Un vicino, l’ing.  Pia sarebbe poi intervenuto ad opponendum, a sostegno del Comune. Nel 2009 lo stesso Comune revocò l' ordinanza del 2007 e quella  successiva del 2008, che già in parte "alleggeriva quella del 2007". Il Comune avrebbe detto nel 2009 che la coppia in questione avrebbe messo  tutto a posto e che gli abusi sarebbero stati eliminati. L’ing.  Pia nel 2010 presenta un suo ricorso al TAR contro questo provvedimento emesso dal Comune che avrebbe sostenutoche gli abusi non c’erano più e contro il provvedimento che avrebbe autorizzato il cambio  di destinazione d'uso. Il TAR, di fronte a ciò, avrebbe accolto solo in parte il ricorso dell’ing. Pia, ma quella che avrebbe accolto sarebbe una parte importante. Riguarderebbe, infatti, l'illegittimità delle ordinanze comunali del 2009 che revocavano quelle di demolizione del 2007.  In effetti i sigg. De Rosa- Beneduce avrebbero – secondo quel ricorso-  sì eliminato qualcosa, ma non avrebbero rimesso a posto tutto ciò che si sarebbe  dovuto fare , come avrebbe efficacemente  sostenuto il perito del TAR.  Lo stesso TAR non avrebbe accolto, invece, il ricorso dell’ing. Pia in relazione al mutamento di destinazione d'uso. Ecco, questa sarebbe l'unica verità dell'articolo del giornaletto locale AGORA’. Tra l'altro, il perito del TAR  farebbe  riferimento, per alcuni interventi abusivi, alla decisione sulla compatibilità paesaggistica per le opere realizzate abusivamente. Questa compatibilità poi, non sarebbe stata decretata dalla Soprintendenza, anzi, questa avrebbe espresso un diniego, nonostante la Commissione Edilizia Comunale avesse provato a farla passare. Lo stesso TAR successivamente  respinge il ricorso della dei sigg. De Rosa- Beneduce contro l'ordinanza di demolizione del 2007.
Ora come tutto ciò possa essere stato fatto passare dal giornaletto  per una vittoria dei signori in questione non si capisce ancora. I signori  dovrebbero ancora demolire molti abusi edilizi in quella piana, questa sarebbe stata la verità da raccontare. Probabilmente se il comune avesse proceduto di ufficio, come avrebbe potuto, invece di chiedere ai signori in questione  di demolire, le opere sarebbero già state eliminate da un bel po’. Così come continuerà ad andare  avanti il processo a Sorrento per gli abusi realizzati. Oggi si esulta per una mezza verità, ma resta un dato inequivocabile: quella pianura verdeggiante è stata persa per sempre e niente e nessuno la restituirà più. Ora è vero che tutto si modifica col tempo, ma, qualcuno avrebbe dovuto fare delle valutazioni sull’importanza estetica e naturalistica di quel paesaggio, invece questa cosa non l’ha fatta nessuno, la pianura è stata orrendamente diserbata e poi sono stati ingigantiti i volumi di un vecchio casolare rurale. La questione amministrativa oggi appare irrilevante, perché, ad essere sensibili, cosa che ormai è raro trovare in giro-  non ci interessano i vincitori e i vinti, in questa querelle ma solo sapere se chi ha commesso tutto ciò  si senta responsabile della  distruzione di un patrimonio che si sarebbe dovuto preservare.

Franco Cuomo - VAS- Verdi Ambiente e Società













1 commento:

  1. COME MAI L'AMMINISTRAZIONE HA FATTO FINTA DI NON VEDERE??
    INFATTI I TECNICI DELL'UFFICIO URBANISTICA DELLA CITTA' DI VICO EQUENSE NEL RILASCIARE LE VARIE ORDINANZE DI DEMOLIZIONE ALLA BENEDUCE-DE ROSA HANNO FATTO FINTA DI NON VEDERE ALCUNI ABUSI RIGUARDANRI AUMENTI DI VOLUME E SUPERFICIE FATTI SUL VECCHIO CASOLARE.
    NELLE ORDINANZE SI PARLA SOLAMENTE DI CAMBIO DI DESTINAZIONE E DI ALCUNI PICCOLI ABUSI.
    SALUTI

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