martedì 22 ottobre 2013

AUREA MEDIOCRITAS: L'eterno ritorno del sempre uguale.


Vorrei iniziare così, con un periodo oscuro e chiaro al tempo stesso. Arriva l’età nella quale ci si crede abbastanza vecchi per pensare a che cosa si vuole fare nel futuro. Allora ogni cosa ti sembra possa esser detta e fatta. E allora chi dovrebbe tacere anche per una certa dignità parla e scrive perché crede di esser diventato vecchio e crede di riabilitarsi agli occhi del mondo. Non per me. Non so ancora se sono vecchio, vecchia è mia madre e le mie zie: le grandi vecchie, loro potrebbero scrivere la verità e se non la scrivono, la parlano come sibille invasate. Io non lo so, perché so solo di non essere più giovane, né di sentire come o cosa sente un ventenne per esempio, mentre ho dimenticato come e cosa sentivo alla stessa età: succede. E allora contro chi presuntuosamente credendosi vecchio, scrive di letteratura, per riabilitarsi al teatrino della politca mediocre di questa Italia arretrata, analfabeta, televisivamente omologata, culturalmente impoverita, va tutta la mia più profonda e totale avversità e risentimento. Questi presunti vecchi che si credono saggi, riappaiono su sciatti palcoscenici alla ricerca di consenso: poveri di mente e di spirito. Il solo consenso di cui dovremmo preoccuparci oggi, dovrebbe essere quello di incoraggiare ad una eterogeneità di dissensi, in un contesto giornalistico e pseudo letterario fatto di mediocrità comodatemente accreditate da salottini televisivi. Così inizio con un periodo per me chiaro ed oscuro al tempo stesso, perché in esso mi ritrovo e ritrovo l’onestà di una schizofrenia che mette in scena in prima persona il soggetto che scrive. Forse gli scrittori veri, quelli che non scrivono per riabilitarsi agli occhi del mondo, come i nostri politici corrotti, quelli che non trovano case editrici compiacenti, sanno che questa è la strada da percorrere. Il lavoro di scrittura entra nel bel mezzo del linguaggio per istruirvi l’idioma che gli occorre. Scrivere è soltanto un intransitivo percorrere, la trama è lo stile della scrittura e i pensieri non sono frutti della terra, sistemati in un grande magazzino. Essi sono come nubi e una nube di pensieri non ha mai confini fissi, ma sempre mobili caratterizzata da una linea frattale come quella di Mandelbrot[1] e allora è per questo che “Son diventato impercettibile a me stesso e clandestino in un viaggio che non va da nessuna parte. Nulla può più accadere o essere accaduto . Nessuno può fare qualcosa per me o contro di me. I miei territori sono disinseriti, e non perché sono immaginari, al contrario, perché li sto rintracciando. Finite le grandi o le piccole guerre. Finiti i viaggi alla ricerca di qualcosa.  Non ho alcun segreto, tanto da aver perso la faccia, la forma e la materia. Non sono altro che una linea. Sono diventato capace di amare, ma non un amore universale astratto, bensì quello che sceglierò e lo sceglierò io, alla cieca, o il mio doppio, che sa molto più di me che me. Ci si salva dall'amore e per l'amore, lasciando sia l'amore sia me. Niente di più che una linea astratta, come una freccia che attraversa il vuoto. Deterritorializzazione assoluta. Sono diventato come tutti gli altri, ma nel modo in cui nessuno può essere come tutti gli altri. Ho dipinto il mondo ma non me stesso nel mondo.[2]
Ecco, bisognerebbe porsi in queste condizioni per scrivere il non detto o lasciare che il non detto si auto racconti, invece la parata degli apparati ritrova i grandi spazi di rappresentanza del potere: il foyer di un grande teatro lirico, i guitti al soldo che si atteggiano a giornalisti “contro”, i più pericolosi e subdoli, caricature di se stessi che recitano copioni ormai noti e che trovano grande audience nel grande Moloch televisivo. Tranches lette dal’ attrice nota di turno in una deflagrante indifferenza dove, chi è lì, lo è per farsi vedere mentre la grande assente sembra essere proprio la letteratura e la grande presenza invece sembra essere proprio la corruzione nella forma degli apparati e nell’evento. Ciò che è mortificato è lo spazio della scrittura: questa scrittura finalizzata ad una riabilitazione è essa stessa corruzione: in Italia sono molti i politici decaduti che hanno scritto romanzi. Agiografie che nascondono ciò per le quali sono state scritte e che si muovono tra soffocanti silenzi e vistose omissioni : L’immaginazione latita e non arriva a sintetizzare una forma e a presentarla come intuizione, perché questa forma se esistesse, eccederebbe la misura della sua comprensione istantanea: figure retoriche deboli restituiscono una brutta scrittura. Questo è il fallimento di tutta questa operazione e altresì il fallimento ideologico di una nazione. Nella città culla della filosofia storicistica, l’unica certezza storica attuale sembra rintracciarsi nell ‘AUREA MEDIOCRITAS.

Franco Cuomo




[1] J.F. Lyotard, Peregrinations. Law, form, Event. New York, Coluambia, University Press, 1988, tra. It. Il Mulino, Bologna, 1992,p.25;
[2] Gilles Deleuze et Félix Guattari , Capitalisme et schizophrénie 2, Les éditions de Minuit (coll. « Critique »), Paris, 1980, tr.it. Einaudi, Torino,1981;

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