Potere al popolo. Non voglio fare il filosofo, ma, pur appoggiando tutte le rivendicazioni di questa formazione , condividendole tutte nessuna esclusa: dalla difesa dell’ambiente e del territorio, alla tutela dei beni comuni e dei diritti inalienabili dei cittadini, mi disturba nel nome quella parola “popolo”, e, sebbene, proprio nel nome, questa formazione sembra rimandare a mitici gruppi che negli anni ’70 rappresentavano le avanguardie della lotta politica, penso a Potere Operaio e Servire il Popolo, formazioni dalle connotazioni marxiste leniniste e maoiste, oggi la parola popolo mi disturba perché dietro di essa non c’è più niente che rinvii a come essa veniva intesa negli anni ’70: sono sparite le analisi economiche in chiave di critica al capitalismo, sono sparite le connotazioni di classe e di lotta di classe, è sparito da questo termine il marxismo. In effetti Marx costruì la categoria politica di proletariato proprio in contrapposizione a quella classica di popolo, eccessivamente inglobante e soprattutto omogeneizzante e molto generica, proprio perché essa finiva col mascherare o occultare o ignorare i conflitti di classe. In tal senso, la nozione di popolo sarebbe chimerica, foriera di pericolose illusioni laddove politicamente strumentalizzata da tutti. Da qui, la mia diffidenza , verso il termine popolo e qualsiasi concezione organica di esso. Il primo dovere allora di un intellettuale oggi, ammettendo che esista ancora una figura simile, o comunque che qualcuno ancora la riconosca o vi dia importanza, è quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche o gli inganni linguistici che spesso si nascondono dietro a linguaggi fuorvianti. Non è naturalmente il caso di Potere al Popolo, di cui riconosco l’onestà intellettuale di base, ma vorrei però evidenziare che il termine oggi è fortemente abusato da tutti e inoltre, i detentori di quel potere omologato che attraverso i media controllano ormai il pensiero di tutti, utilizzano in chiave dispregiativa il termine populismo, per nullificare qualsiasi protesta venga dal basso, ovvero dalle classi subalterne, benché oggi un’altra menzogna sostenuta dal potere è quella di dire che le classi non esistono più. E allora, in altre parole il dovere di un intellettuale oggi sarebbe quello di rintuzzare tutte le menzogne che attraverso la stampa, la televisione, i social media, inondano e soffocano questo paese Italia, perché la lingua che parliamo è diventata la lingua della menzogna, perché essa è infarcita di luoghi comuni che ormai fanno a meno di qualsiasi analitica di verità ( Foucault, Pasolini), una cultura putrefatta che veicola un genericismo concettuale ad uso e consumo dei poveri del mondo, illudendoli di farli partecipare al gioco democratico, dove di democratico ormai non c’è più niente,una lingua mescolata con la cultura tecnologica, in concreto, una lingua che è pura teratologia ovvero, raccolta di cose mostruose, per lo più false in cui i termini sono ridotti a pochi lemmi, e dunque, una di queste parole che oggi suona falsa è appunto POPOLO. Se si capisce questo e se ne spiega il perché allora si è su una buona strada. Ultima considerazione : il fascismo della vulgata dominante, per intenderci anche quello del PD, ostenta un non celato disprezzo verso gli intellettuali chiamati con valenza dispregiativa: “sapientoni”. Da sempre la piccola borghesia e la borghesia hanno profondamente e visceralmente disprezzato gli intellettuali, quelli del PD che manifestano questa attitudine sono incastonati nell’essenza più recondita di un sentire fascista. Premesso tutto ciò, credo che voterò PAP, ovvero Potere al Popolo.
Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
mercoledì 26 agosto 2020
sabato 25 luglio 2020
Sono responsabile, faccio sempre ciò che mi viene detto di fare e non lo trovo neanche pesante.
La base di ogni autoritarismo: sono anche educato e civile e eseguo ciò che mi viene detto di fare. Una volta, negli anni cinquanta del secolo scorso, Theodor W. Adorno, Max Horckheimer ,Else Frenkerl-Brunswik, Daniel Levinson e Nevit Sanford furono tutti ricercatori dell’Università della California di Berkeley e diedero una definizione della teoria della personalità autoritaria. Purtroppo nessuno legge più queste cose, ammettendo che si riescano ancora a trovare nelle librerie, invase da manuali da cucina e romanzetti.
Avrebbero dovuto leggerlo tutti, dalle maestre elementari ai docenti più colti. Questo studio stigmatizzava i principali tratti di una persona incline a subire e accettare un autoritarismo, e spiegava le origini dell'antisemitismo e dell'etnocentrismo e poi del fascismo. Non era né il caso della società americana di allora,dove pero germogliava il seme di un pesante conformismo che viaggiava su altre basi, né quello delle nostre società di oggi dove però l'abbassamento culturale generale sta originando germi di pericoloso autoritarismo, anche se loro, Adorno soprattutto e poi Eric Fromm verificarono che queste personalità sostenevano fortemente il conformismo più becero e ossessivo, e moltissime di queste"brave persone" come loro stesse si definivano sostenevano per esempio il Ku Klux Klan e avversavano l'emancipazione nera.
Lo studio faceva un elenco delle persone che si dichiaravano di essere sinceramente democratiche e tra queste, la maggioranza, attraverso un test di personalità, c'era chi metteva sullo stesso piano per esempio: il codice della strada che obbliga a certi comportamenti che non si possono contestare o derogare perché altrimenti si creerebbe il caos sulle strade si metterebbe a repentaglio la vita e le misure economiche e sociali del governo che, invece dovrebbero poter essere sempre discusse e contestate, o il sistema dei mass media che supporta sempre i governi o un potere governativo. E argomentavano più o meno così a chi gli faceva notare discrepanze e contraddizioni o diktat impositivi governativi, che loro non capivano perché ci si meravigliasse che loro non ponessero in discussione quel sistema di regole, quando invece era così naturale seguirle come appunto si seguiva il codice della strada. Gli studiosi evidenziarono che moltissime persone si definivano responsabili e corrette, educate e civili perché eseguivano sempre quello che a loro veniva chiesto di fare e non si chiedevano mai perché a loro venisse chiesto di fare cosi o perché le venivano fornite quelle determinate indicazioni.
Queste persone si sentivano responsabili ed erano strenui difensori dello status quo e avversavano chiunque non si conformasse a questa tipologia di risposte chiamandoli: sovversivi, oltranzisti, estremisti . Oggi è molto raro che qualcuno studi questi autori, il livello dei formatori delle agenzie educative, come si chiamano adesso, tranne qualche eccezione, è molto basso. Il rischio che oggi si corre, il rischio già in atto è la creazione del freak, del diverso: quelli che si definiscono responsabili e corretti, accettando tutto ciò che viene imposto con strategie comunicative non corrette e non si rendono conto che partecipano alla criminalizzazione di chi continua a voler pensare con la propria testa o semplicemente di chi non si vuole uniformare ad un modo di pensare dominante. Bisognerebbe ricordare che la diversità è sempre ricchezza.Lo studio è edito dalle Edizioni Comunità, ma credo che oggi si possa trovare solo in una biblioteca molto fornita.
Avrebbero dovuto leggerlo tutti, dalle maestre elementari ai docenti più colti. Questo studio stigmatizzava i principali tratti di una persona incline a subire e accettare un autoritarismo, e spiegava le origini dell'antisemitismo e dell'etnocentrismo e poi del fascismo. Non era né il caso della società americana di allora,dove pero germogliava il seme di un pesante conformismo che viaggiava su altre basi, né quello delle nostre società di oggi dove però l'abbassamento culturale generale sta originando germi di pericoloso autoritarismo, anche se loro, Adorno soprattutto e poi Eric Fromm verificarono che queste personalità sostenevano fortemente il conformismo più becero e ossessivo, e moltissime di queste"brave persone" come loro stesse si definivano sostenevano per esempio il Ku Klux Klan e avversavano l'emancipazione nera.
Lo studio faceva un elenco delle persone che si dichiaravano di essere sinceramente democratiche e tra queste, la maggioranza, attraverso un test di personalità, c'era chi metteva sullo stesso piano per esempio: il codice della strada che obbliga a certi comportamenti che non si possono contestare o derogare perché altrimenti si creerebbe il caos sulle strade si metterebbe a repentaglio la vita e le misure economiche e sociali del governo che, invece dovrebbero poter essere sempre discusse e contestate, o il sistema dei mass media che supporta sempre i governi o un potere governativo. E argomentavano più o meno così a chi gli faceva notare discrepanze e contraddizioni o diktat impositivi governativi, che loro non capivano perché ci si meravigliasse che loro non ponessero in discussione quel sistema di regole, quando invece era così naturale seguirle come appunto si seguiva il codice della strada. Gli studiosi evidenziarono che moltissime persone si definivano responsabili e corrette, educate e civili perché eseguivano sempre quello che a loro veniva chiesto di fare e non si chiedevano mai perché a loro venisse chiesto di fare cosi o perché le venivano fornite quelle determinate indicazioni.
Queste persone si sentivano responsabili ed erano strenui difensori dello status quo e avversavano chiunque non si conformasse a questa tipologia di risposte chiamandoli: sovversivi, oltranzisti, estremisti . Oggi è molto raro che qualcuno studi questi autori, il livello dei formatori delle agenzie educative, come si chiamano adesso, tranne qualche eccezione, è molto basso. Il rischio che oggi si corre, il rischio già in atto è la creazione del freak, del diverso: quelli che si definiscono responsabili e corretti, accettando tutto ciò che viene imposto con strategie comunicative non corrette e non si rendono conto che partecipano alla criminalizzazione di chi continua a voler pensare con la propria testa o semplicemente di chi non si vuole uniformare ad un modo di pensare dominante. Bisognerebbe ricordare che la diversità è sempre ricchezza.Lo studio è edito dalle Edizioni Comunità, ma credo che oggi si possa trovare solo in una biblioteca molto fornita.
lunedì 20 luglio 2020
Finalmente la guerra finì
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| Lei, 1945 |
Finalmente la guerra finì, era l'8 maggio 1945 con la resa tedesca, era una luminosissima giornata di primavera. Dopo l’annuncio dato alla radio o per qualche altoparlante, la gente si riversò nelle strade, abbracciandosi, stringendosi, chi piangeva di gioia chi sventolava bandiere, le campane della chiesa suonavano a distesa, ma si sentiva, anche, portato dalla brezza di maggio lo scampanio, di quelle di Marano, di Qualiano e di Giugliano.
Ma le vicende assai particolari che caratterizzarono quel momento davano un quadro assai disordinato ed era difficile il compito di stabilire chi erano vinti e chi erano i vincitori, ma a tutta quella gente questo non importava. Mamma, insieme ai fratelli (dei due partiti non si sapeva ancora il destino e come vi ho già detto qualche pagina prima tornarono dopo un rocambolesco “viaggio”), corse nella piazza dove si era raccolto tutto il paese, tra le scale della chiesa e il fusto di cannone che commemorava i caduti della prima guerra, aveva vent’anni e con la sorella Teresa e i cugini e le cugine festeggiavano insieme a tutti la fine di un incubo. C’era gioia, felicità e la speranza di ricominciare a vivere in pace. In un mese, tra i primi di aprile e la prima settimana di maggio del 1945, a distanza di poche ore, si consumava una tragedia collettiva che aveva fatto circa cinquanta milioni di morti tra militari e popolazione civile. Mussolini scappava travestito da tedesco e veniva preso e fucilato presso il confine italiano, e Hitler si sparava un colpo di pistola o forse lo sparò qualcun altro nel proprio bunker a Berlino. Il mondo non ne poteva più. Mamma nella sua ingenua felicità, rideva, saltava,come una bambina, una ventenne di allora era come una decenne di oggi e forse nemmeno,si stringeva ai cugini, pensava a mio padre conosciuto nel 1939, quando aveva fatto una gita con il parroco di Calvizzano e si erano innamorati, lei quattordicenne e lui quindicenne che giocava a pallone “in mezzo alla domina” sei anni prima, e poi rincontrato un anno prima a Vico, quando lei era insieme alla famiglia Finicelli, dove faceva compagnia alla signora Giovanna, tutti sfollati da Napoli a Vico, ospitati a Villa Paradiso. Gioiva e si stringeva alla sorella e stretta in un sentimento al quale neanche lei sapeva dare un nome ma che sapeva certo in che direzione andare.
La direzione però, fu quella che il fratello maggiore, Raffaele decise, come spesso accadeva allora: padri padroni e fratelli padroni e la direzione fu che per mia madre era giunto il momento di portare soldi a casa zia Teresa già lavorava da tre anni e dunque ora toccava pure a lei. Zio Raffaele lavorava nella fabbrica dei Finicelli, ai Ponti Rossi, la fabbrica produceva gavette in alluminio per l’esercito italiano, l'attività della famiglia Finicelli crebbe moltissimo durante la prima guerra mondiale e la seconda. Abitavano tutti a Villa Bozzi, sempre ai Ponti Rossi, oggi la villa è di proprietà di un ente religioso, ma allora, grandissima, era abitata da famiglie facoltose, compresi i proprietari: i marchesi Bozzi. Nella villa abitavano i signori Brown, i marchesi Bozzi che erano i proprietari della villa. I Brown avevano uno splendido e grande appartamento. La villa era davvero molto grande, un monumento nazionale insieme al grande e splendido parco che, ancora oggi, confina con il bosco di Capodimonte. I Brown c’erano arrivati da poco, nel 1945, e la signora Pia, moglie di mister Clemence: una donna elegante e schiva che- dai modi aristocratici – a dire di mia madre- somigliava alla La signora Parkington, la protagonista di un film di allora e che, aveva sempre un atteggiamento amorevole e gentile con lei, capitata in quell’enorme condominio benestante. Poi c’erano i signori Scholl, il direttore Scholl, tramite il quale mio padre fu assunto a lavorare come contabile nella OSRAM , il cui figlio Nino era allora fidanzato con la figlia dei marchesi Bozzi, la bellissima Sara, che di li a poco sposò, i signori Fortunato e, appunto poi i signori Finicelli, che erano tre famiglie in una, una enorme famiglia patriarcale. Ogni famiglia contava circa una dozzina di figli, e vivevano in un’altra ala della villa, ognuna occupando un piano, e spesso pranzavano insieme. Ogni volta era una festa, anche perché la signora Giovanna era una bravissima cuoca esperta in fritture. Quando un fratello del signor Giovanni decideva di portava tutti i nipoti e i figli al cinema, noleggiava più carrozzelle, e dai Ponti Rossi, percorrendo tutta via Foria arrivavano in centro. Fu così che il signor Giovanni Finicelli chiese a mio zio Raffaele, se conoscesse qualche ragazza che potesse tener compagnia a sua madre già vecchia, perché lui era sempre occupato in fabbrica e la moglie, la signora Giovanna era impegnata nell’educazione delle sue figlie, Assunta e Concetta, ovvero: Susi e Nuccia che divennero compagne di giochi di mia madre.
Una decina di anni fa, quando lei ancora riusciva a camminare, la portai a Villa Bozzi ( oggi c’è un istituto religioso ) e lei, prima un po’ riluttante, come se quel luogo non gli appartenesse o forse non lo aveva mai amato, ricordò tutto, come per incanto: la scuderia, il campo da tennis dove giocavano Sara e Nino, la foresteria, il poggio, e il piccolo belvedere da dove si vedeva la chiesa del Volto Santo, dove lei si incontrava con papà.
E’ lei che mi ha raccontato tutto questo, ma quando lo faceva, stringendo i piccoli occhi, per me era come se avessi già saputo tutte quelle cose, quei nomi, quei racconti, quegli intrighi di vite che si mescolavano in un tempo di profondi sconvolgimenti ero già con lei, ero già lei.
sabato 18 luglio 2020
INTERVENTI DI ALLACCIO FOGNARIO SU VIA DEI MULINI. SARA’ UN’ALTRA COLATA DI CALCESTRUZZO?
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| Via Mulini Vico Equesne |
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| basoli di arenaria, tracciato romano |
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| Basoli di arenaria tracciato romano |
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| come potrebbe farsi l'intervento, vico Aponte VicoEquense |
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| vico Aponte Vico Equense, vico Castello era cosi ed è stato distrutto |
Era un tratto dell’antica Via Minerva, che collegava la piana vesuviana al promontorio dedicato alla dea dei naviganti, fino alla Punta della Campanella ,“Tra Castell’a Mare ed Equa si segue il detto Monte Lattario, che termina all’Ateneo, o Capo di Minerva, che prende il nome dal latte delle vacche, del quale parlano Procopio e Cassiodoro”. Questo tratto era l’unico e ancora molto trafficato, prima che i Borboni costruissero la strada costiera, sin dall’età imperiale, e nel tratto di Vico Equense arrivava fino a dove poi è sorta la chiesa di S.Maria del Toro, oggi quel tratto si chiama via dei Mulini, cosiddetta perché in passato si trovavano dei mulini ad acqua, i cui resti una volta visibili oggi sono quasi scomparsi del tutto, la strada si ricongiunge a via S.Francesco proseguendo quindi per l’antica via della Sperlonca e continuava fino a Pozzano e da li nell’agro sarnese: la frana del 1966, ne trascinò a valle un tratto, mentre quello che la congiungeva a Pozzano è crollata a seguito di altri episodi franosi. Ho fatto questa premessa, perché su via San Francesco e su via Mulini l’assessore ai lavori pubblici nonché all’ambiente(sic!) , Gennaro Cinque, sta “incontrando” tutti i proprietari per “proporre” i lavori interrati di allaccio fognario, più Enel e fibra e forse gas.
Sono certamente lavori necessari e utili, ma ormai tutti sanno, come lavora l’assessore e quali sono le “sue”maestranze, e che, l’assessore ha la mano pesante nel cementificare il territorio dai sentieri alle spiagge, e così, stradine che avevano una loro connotazione e caratteristica storica, costruite cioè con materiali quali basolati lavici o pietra arenaria, sono state coperte con una pesante e anonima malta cementizia: così è sparita via Noce con i suoi gradini di pietra, così è stato distrutto il vicolo Castello, e grossi interrogativi permangono circa il restiling di via Monsignor Natale, Via Giusso, via XIV Febbraio, Via Vescovado, ovvero tutto il centro storico della città.
Ora il tratto di Via Mulini che da Santa Maria del Toro arriva fino all’incrocio con una strada privata, che unisce via dei Mulini con via San Francesco, è già tutto cementificato, ma da quel punto fino a via San Francesco, un punto bellissimo che si inerpica tra vedute mozzafiato tra ulivi lussureggianti, insiste un fondo stradale, sul quale in maniera provvisoria e raffazzonata sono stati più volte fatti rattoppo con catrame e pietrisco che hanno coperto, laddove non sono state asportate e sparite, le lastre di arenaria che in alcuni tratti sono ancora visibili.
So che su quella stradina si affacciano le ville di facoltosi intellettuali e uomini di cultura, docenti universitari e professionisti affermati e io, nella qualità di coordinatore di un circolo VAS locale, è a loro che mi rivolgo e mi appello: vigilate affinché una della stradine più suggestive del territorio, nonché, una strada romana, l’antica via Minerva, non venga stravolta da interventi che ne distruggerebbero la bellezza e cosa più importante la memoria storica dei luoghi. Non si pretende di ricostruire l’antica strada, ma di tener conto dei materiali che potrebbero fuoriuscire al momento degli scavi e ad una scelta di interventi consoni e appropriati al contesto ambientale circostante.
Solo voi proprietari potete farlo in virtù dello Ius proprietario, l’unico che potrebbe farsi valere contro gli interventi di un assessore che ha già dato prova tangibile di non avere né la cultura, né la sensibilità, né interesse alcuno a salvare e tutelate il bello che ancora resiste sul nostro territorio, neanche le opposizioni, al momento sembrano interessate alla vicenda.
giovedì 18 giugno 2020
" Professò t stai allargan tropp assai"
Le anime belle si sono rizelate
offese, i miei modi, un po’ bruschi, rudi, un po’senza educazione, come se li
avessi chiamati imbecilli e non l’ho mai fatto, dico solo che forse non sanno
come si fa veramente politica alla opposizione e non. I miei modi sarebbero un po’ estremi per Pino Porta, perché sono
intellettuale, e si sa gli intellettuali sono il male di questo paese. Più
coglioni si è, e meglio si è. E cosi l’anima bella che fa politica come se
facesse un minuetto, mi rinfaccia la mia
cultura, come se io stessi lì a sciorinare citazioni a ogni piè sospinto, mentre queste battaglie per la legalità e il mare per
tutti, o per la tutela del paesaggio e
del territorio della mia terra, quel poco di cultura che avevo me la stanno facendo pure dimenticare perché a mala a pena
riesco a leggere un libro. Loro invece
sono propositivi – è il nuovo outfit del momento, un po’ Ennio Doris, un po’
Silvio Berlusconi; fanno progettini, propostine,
videoconferenzine e intanto gli squali , quelli marpioni, grossolani,
quelli rozzi, quelli che hanno gli
agganci giusti e fanno circolare soldi , si stanno mangiando il paese intero,
la collina tutta, dove imperversa un abusivismo sfrontato ,
coperto e autorizzato dai tecnici comunali, sempre in deroga al PUT, e coperto da altri enti
preposti al controllo. E si sono mangiati le nostre coste, date in gestione a persone
che se ne sono appropriate come se queste fossero di loro proprietà, che le anno cementificate e chiuse con cancelli, che dicono di morir di fame e di essere poveracci, però poi spendono migliaia di euro per baracche e ristoranti improvvisati
che somministrano alimenti senza controlli, su quelle stesse coste che una volta erano di
tutti e che ora non lo sono più. Individui ricattabili dagli squali grossi, ai
quali devono prebende e voti, individui senza dignità, portatori di voti, e siccome scrivo tutto questo, coperto da una
sigla gloriosa che è quella dei VAS, le
anime belle dicono che sono maleducato, estremo, intellettuale, loro che
giustamente sono damerini matricolati,con
giacchina e cravattina, che avranno fatto si e no qualche corso da qualche
parte, e credono di sapere l’ABC della politica o di come si fa politica. loro
rimango li a giocare a fare i propositivi, fanno i grandi, i responsabili ma in
fine dei conti non danno fastidio a nessuno. A questi signori e a quelli che mi
leggono, dico che oggi pomeriggio, sotto il tergicristallo della mia macchina
ho trovato un “ammonimento”, un…diciamo, “ avvertimento”, evidentemente anche qualcun altro non gradisce i miei modi
sbrigativi. Io credevo fosse una contravvenzione, e mi sono detto: “ ma no, la
park card è pagata”. Non era una contravvenzione era quello che potete leggere
che dovrebbe far capire a tutti che cosa c’è ormai a Vico Equense, grazie a chi
ci sta amministrando e cosa è veramente diventato questo posto. Qualcuno dirà :
“è già successo a Tizio e a Caio”, e minimizzerà io rispondo :” ora sta succedendo
a me” e non mi piace.
lunedì 8 giugno 2020
La scrittura è pulita, parlare è sporco. Sporco perché parlare è sedurre.
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| Gilles DELEUZE filosofo |
“ […] Non mi sento affatto un intellettuale,
un uomo istruito, per una ragione molto semplice: quando vedo qualcuno che è
colto mi spavento. Posso provare ammirazione per certi aspetti, per
altri assolutamente no. Si distingue bene una persona colta: ha un sapere
spaventoso su tutto. Se ne vedono molte di persone così fra gli intellettuali:
sanno tutto e sono al corrente di tutto. Sanno la storia italiana del
Rinascimento, conoscono la geografia del Polo Nord, insomma si può fare un
lungo elenco: sanno tutto, possono parlare di tutto, è terribile. Quando dico
che non sono istruito né sono un intellettuale intendo una cosa molto semplice,
e cioè che non ho nessun sapere “di riserva”. Almeno così non avranno problemi,
alla mia morte, perché non ci sarà da cercare nessun inedito, niente. Questo
perché non ho nessuna riserva, nessun sapere di scorta. E tutto quello che imparo, lo imparo per uno scopo. E quando lo
scopo è raggiunto, lo dimentico, in modo da essere costretto a ricominciare da
capo se, ad esempio dopo dieci anni, devo tornare sullo stesso argomento.
Ricominciare da capo mi dà molta gioia. Salvo qualche caso molto raro, come ad
esempio Spinoza che è nel mio cuore, dimentico tutto. Però in questo
caso parliamo del mio cuore non della mia testa. Non ammiro coloro che hanno
una cultura spaventosa perché sono persone che parlano. Sanno parlare e hanno
viaggiato, innanzitutto: viaggiano nella storia, nella geografia, ovunque. A
volte li vedo alla televisione, sono stupefacenti. Poiché sono pieno di
ammirazione posso anche fare i nomi: ad esempio Umberto Eco. È prodigioso,
qualsiasi cosa gli si dica è come se si spingesse un bottone e via, lui
comincia a parlare. Non posso dire di invidiarlo, sono stupefatto, ma non lo
invidio per niente. Da questo punto di vista cos’è la cultura? La cultura
consiste molto nel chiacchierare. Soprattutto ora che non insegno più, da
quando sono in pensione, mi sembra
sempre di più che parlare sia un po’ “sporco”. La scrittura è pulita, parlare è
sporco. Sporco perché parlare è sedurre. Non ho mai sopportato i convegni.
Fin da quando ero giovane, non li ho mai sopportati. Non viaggio, potrei
viaggiare anche se la mia salute me lo impedisce, ma non lo faccio perché i
viaggi degli intellettuali sono una buffonata. Non viaggiano, semplicemente si
spostano per parlare. Partono da un posto dove parlano, per andare in un altro
posto dove devono parlare. E poi parlano anche a pranzo, con gli intellettuali
del posto. Non smettono mai di
parlare, non lo sopporto. Parlare, parlare, parlare è insopportabile. Dunque,
siccome penso che la cultura sia molto legata alla parola, in questo senso
allora odio la cultura. Penso invece alla questione di “stare in
agguato”. Non credo alla cultura. Da un certo punto di vista credo agli
incontri. E gli incontri non si fanno con le persone. Si pensa sempre che gli
incontri si facciano con le persone. Ma
è terribile vedere gli intellettuali che si incontrano tra loro, la schifezza
dei convegni, un’infamia. Ma non si fanno incontri con le persone, si fanno incontri con le cose. Incontro
un quadro, incontro un’aria musicale, una musica, ecco cosa sono gli incontri.
Ma quando le persone vogliono anche incontrarsi tra di loro, incontrare altra
gente: questo non è un incontro. Sono deludenti, sono catastrofici gli incontri
con le persone. Quando vado al cinema non sono sicuro di fare un incontro.
Parto, sto in agguato, ci sarà forse qualcosa da incontrare? Un quadro, un
film, questo è formidabile.
Gilles Deleuze, un
breve passaggio tratto dal brano “C
comme culture”, in L’Abécédaire de Gilles Deleuze, a cura di Claire Parnet
con la regia di Pierre-André Boutang.
domenica 24 maggio 2020
SOLO LORO. Sono consentite, nel rigoroso rispetto del Protocollo di sicurezza anti-diffusione SARSCoV-2 allegato sub 1 all’Ordinanza del Presidente della Regione Campania, le attività degli stabilimenti balneari
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| Calcare ieri 23 maggio 2020 |
“Per domenica 24 Maggio 2020 è interdetto l’accesso a tutte le
spiagge ricadenti nel litorale del territorio comunale. Dal 25 Maggio e fino al
29 Maggio 2020: L’accesso alle spiagge libere del territorio è consentito
esclusivamente dalle ore 06.00 alle ore 08.30 per l’attività del nuoto, e dalle
ore 15.00 alle ore 21.00 per l’attività motoria (passeggiata), al fine di
consentire agli affidatari delle spiagge libere le lavorazioni in sicurezza
necessarie per la riattivazione.
Sono consentite, nel rigoroso rispetto del Protocollo di sicurezza
anti-diffusione SARSCoV-2 allegato sub 1 all’Ordinanza del Presidente della
Regione Campania, le attività degli stabilimenti balneari.”
Ecco fatto! Dopo quello che è
successo ieri, a Vico, assolutamente
voluto e previsto sono stati presi dei seri provvedimenti relativi all’accesso delle spiagge libere del litorale
comunale. Succede a Vico Equense dove anarchia e confusione sembrano regnare
sovrane: chi si fosse trovato ieri nella città, dalle 15 in poi, avrebbe avuto
la sensazione di trovarsi in un sabato di maggio pre- covid 19: le spiagge
prese d’assalto, ma dignitosamente, rispettando le distanze, al Pezzolo c’era una situazione gradevolmente ordinata e
rilassata, ma anche alla Calcare le persone sulla spiaggia rispettavano le
distanze e quelle che non trovavano posto se ne andavano, nessuna lite, nessuna
prevaricazione, l 'ultima spiaggetta delle Calcare(quella libera/attrezzata
sugli scogli in fondo, per intenderci) aveva l’accesso chiuso da un grandissimo
telone che, evidentemente, voleva
occultare lavori che si stanno facendo....da ciò che ho
potuto vedere qualcuno
che ha già avuto e preso molto, in quella zona,
si sta prendendo ancora un altro pezzo di spiaggia pubblica . L’ultimo
decreto regionale, latitante sulla situazione fino a giugno lasciava intendere
che il bagno di mare si poteva finalmente fare e si poteva anche sostare sulla
spiaggia, rispettando il distanziamento sociale. Quindi ieri il mare è stato l’oggetto del
desiderio, mentre in paese, i bar della piazza erano modicamente affollati e
una nota gelateria faceva il pienone. Alla spiaggia nessun controllo, a Sant’Antonio
nella piazzetta non si poteva fare manovra, anche in giro,in paese, i vigili che fino all’altro ieri ti fermavano
per dirti di non fare assembramento se
superavi le tre persone, o ti riprendevano
se avevi la mascherina sotto il naso per non asfissiare per ipossia, erano
completamente scomparsi, cioè c’erano, ma sembravano più distratti. Insomma
sembrava un sabato di maggio pre covid . Mi sono sentito più rilassato, mentre molte altre persone erano
intimorite da tanta confusione e i soliti ansiogeni manifestavano preoccupazioni. Non si sentiva,
anzi non si sente più, con mia somma gioia, la voce lugubre e da malaugurio del
sindaco che scandiva la giornata con “ Restate in casa, non è un gioco, non è
una vacanza, per me, per te, pa figlia do re, restate a casa”. Per un attimo ho
pensato: vuoi vedere che stanno facendo questo per poi imporre una retromarcia
specialmente per quanto riguarda le spiagge? Affidare il controllo di tutte,
anche quelle poche ancora senza concessioni a gestori per ordinarne il flusso,
d’altra parte il Decreto De Luca più o meno va in questa direzione, ma in più
prevedo una levitazione dei prezzi stratosferica, d’altra parte, meno l’offerta è ampia e più domanda c’è i prezzia quest’anno
saranno alle stelle. E così stamattina, quasi a voler confermare le mie
supposizioni, è apparso di nuovo il divieto di accesso al mare: gente che,
arrivata a marina d’Aequa, è dovuta tornare indietro aspettando i tempi in cui
tutte la spiagge saranno regimentate e controllate. Allora... Se volete andare
al mare sulle spiagge libere, secondo le regole partorite, potete attraversare
l'arenile per arrivare all'acqua, ma non potete sdraiarvi a prendere il sole,
nemmeno distanziati. Quindi, fatto il bagno, via tutti fradici in auto e a
casa. magari in un bella fila al supermercato, dove tutto è permesso e sicuro. Sono
queste assurdità che rendono intollerabili ogni misura presa, anche quelle
buone e giuste Sciattezza, confusione, malafede, sono i tratti di questa
amministrazione comunale e stamattina alcuni consiglieri facevano tour per le
strade cittadine e le spiagge per “controllare” la situazione. Penosa e
contraddittoria la reazione dei cittadini: hanno ancora paura del virus e
chiedono ordine e disciplina, e questo per me è il lato più triste di tutta la
vicenda, perché chi ha paura non ha la lucidità per pensare bene. Stamattina
torme di motociclisti che arrivavano da fuori erano tutti senza mascherina ,
che secondo me in moto è il minimo che uno possa fare anche perché ha già il casco con visiera in plexiglass, e molta gente
che invocava l’intervento dei vigili perché a loro dire non avevano la
mascherina. Questo è quanto da questa città amministrata- si fa per dire- da
improvvisati che, come banderuole, vanno avanti e indietro come gira il vento,
anche per agevolare chi sta pensando di lucrare su questa situazione di
precarietà esistenziale. Se fossimo
tutti più tranquilli e responsabili, e meno impauriti, le cose potrebbero
andare diversamente meglio per noi, ma purtroppo le persone, questo vogliono.
Circolo " Giovanni Esposito"- Vico Equense
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