Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
domenica 24 marzo 2019
venerdì 22 marzo 2019
SCOGLIO DELLA CHIANA: riportate tutto allo stato dei luoghi! Una barbara aggressione all'unico posto non deturpato della costa equense!
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| la ridicola cartografia degli anni dove qualcuno ha aggiunto pallini a gogò 80 |
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| la bugia millantata per prova |
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| L'intervento che si sta eseguendo non ancora finito |
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| Vico Equense- Lo scoglio della Chiana fino a qualche giorno fa |
Un paese che degrada amministrato da gente rozza e ignorante. Stamattina mi sono arrivate altre
segnalazioni su quell’opera indecente e inutile che stanno facendo giù al
Pezzolo sullo scoglio della Chiana. Nell’uscire
da casa di mia madre incontro il sindaco, Andrea Buonocore in persona, lo fermo e gli racconto
quello che sta accadendo. Il sindaco sembra cadere dalle nuvole, dice di non sapere niente,
allora lo prego di venire con me al belvedere della chiesa dell’Annunziata, lui
docilmente mi segue. Ci affacciamo e un enorme chiatta con tanto di gru
continua a scaricare scogli in quello che fino all’altro ieri era forse l’angolo
più bello della costa, l’unico a non essere stato stravisato da interventi avventati
e invasivi e distruttivi eseguiti su tutta la linea costiera. Mi guarda
stralunato e continua a ripetere di non sapere niente e che in ogni caso il
comune non è il responsabile della zona, bensi il demanio e la capitaneria di
porto. Gli faccio notare che su tutta la costa le concessionii per l’occupazione
degli arenili vengono rilasciate dal comune, lui glissa, poi decide di chiamare
– su mia insistenza- l’ufficio preposto, ovvero Territorio, Urbanistica –
Ecologia, Demanio Marittimo – Sismico,
ovvero il vecchio ufficio tecnico di una volta, il cui papufficio e l'architetto Catello Arpino. Risponde l’ingegnere Salvatore
di Iorio, il sindaco chiede spiegazioni, perché continua a dire di non sapere niente, io
ascolto perché in viva voce; l’ingegnere glie le fornisce e dice che si sta ricostruendo
una “antica scogliera” per la difesa della spiaggia del Pezzolo dall’erosione.
Io a sentire “antica scogliera” insorgo e decido di andare di persona dall’ingegnere.
L’ingegnere mi riceve e mi dice, contraddicendo il sindaco, che i lavori sono stati chiesti dal comune di Vico Equense, perché- tra l’altro- su tutta l’area del Pezzolo il demanio non avrebbe controllo, ma ce l’avrebbe il comune direttamente e che questi lavori servirebbero a ricostruire una antica scogliera che ora non c’è più e che per questo motivo il Pezzolo sta sparendo mangiato dall’erosione marina. Gli faccio notare subito che a mia memoria 68 anni, ma anche a memoria di persone ultra ottantenni disposte a testimoniare, li non c’è mai stata una scogliera, lui dice, negli anni cinquanta c’era, io gli rispondo che anch’io c’ero negli anni cinquanta e la scogliera non c’era ne allora né prima e che se il Pezzolo sta sparendo è perché la costruzione di un’altra scogliera- questa soffolta- davanti allo Sporting ha fatto aumentare la spiaggia dello Sporting a discapito dell’unico pezzo di spiaggia libera dei cittadini di Vico, ovvero il Pezzolo.
Lui mi mostra delle foto, nelle quali si fanno passare le piane scogliose di sotto il vescovado, per intenderci gli scogli che separano lo Sporting dal Pezzolo, per questa antica scogliera, scogli che sono molto più lontani dalla Chiana, inoltre mi mostra una cartografia, ma chiamarla cosi è nobilitarla, degli anni ottanta fatta dall’allora geometra Ercolano, nella quale alcuni cerchietti posti tra la Chiana e la spiaggia sono fatti passare per “Antica scogliera”. Ragion per cui il Comune, nella figura del capufficio Catello Arpino, chiede alla Città metropolitana che non voleva eseguire i lavori, la immediata posa in opera degli scogli prima della apertura della stagione balneare.
Le domande che VAS si pone sono queste:
se l’area è sotto la giurisdizione comunale chi ha fatto gli studi di fattibilità dichiarando il falso, perché in quel posto non è mai esistita una scogliera e le foto esibite, pessime per altro, appiattendo la prospettiva fanno vedere scogli che stanno molto più indietro facendoli passare per un’opera che non c’è mai stata?
La Soprintendenza non avrebbe dovuto rilasciare pareri e se li ha rilasciati perché, visto che quel luogo è un toponimo storico della costa?
E, la domanda più importante: dove sono se ci sono e chi le ha fatte le valutazioni ambientali marine quando si costruisce una scogliera? Le scogliere frangiflutti “tradizionali”, secondo molti, sono un sistema anti erosione ormai superato e persino controproducente, per alcuni aspetti.
Inoltre esiste una valutazione di VIA, cioè di impatto ambientale? Se c'è dov'è e chi l'ha redatta?
E' stato fatto un piano particolareggiato della spiaggia e uno studio degli effetti delle correnti?
Per ammissione stessa dell’ingegnere Di Iorio, la scogliera soffolta davanti allo Sporting sarebbe stata progettata male, ma lo è stata per mero errore?
Avrebbe dovuto difendere lo spuntone di roccia sul quale è costruita la nostra Cattedrale, ma alla fine ha fatto crescere solo una spiaggia una volta pubblica e ora di proprietà di un albergatore, è un caso?
E come mai il sindaco non sapeva niente?
Ora buona parte del Pezzolo è stato dato in concessione ad un altro”imprenditore” locale e allora VAS, che pensa male, ma si sa che a pensar male ci si azzecca sempre, si chiede: ma non è che gli scogli posti davanti alla vecchia Chiana e che hanno cancellato il suo “tappeto”, servano a far aumentare lo spazio per le attività chiamiamole turistiche?
VAS allora denuncia un uso improprio e una violenta aggressione al “genius loci” della spiaggia del Pezzolo, un luogo dove era ancora possibile ritrovare lo Spirito di Natura di una piccola spiaggia sorrentina, dove per altro sono le vestigia di un – questo si antico- insediamento romano. Perché continuare a deturpare angoli di questa città? VAS chiederà un accesso agli atti su tutta la vicenda sia al Comune che alla Città metropolitana e chiede al comune di ristabilire lo stato dei luoghi.
L’ingegnere mi riceve e mi dice, contraddicendo il sindaco, che i lavori sono stati chiesti dal comune di Vico Equense, perché- tra l’altro- su tutta l’area del Pezzolo il demanio non avrebbe controllo, ma ce l’avrebbe il comune direttamente e che questi lavori servirebbero a ricostruire una antica scogliera che ora non c’è più e che per questo motivo il Pezzolo sta sparendo mangiato dall’erosione marina. Gli faccio notare subito che a mia memoria 68 anni, ma anche a memoria di persone ultra ottantenni disposte a testimoniare, li non c’è mai stata una scogliera, lui dice, negli anni cinquanta c’era, io gli rispondo che anch’io c’ero negli anni cinquanta e la scogliera non c’era ne allora né prima e che se il Pezzolo sta sparendo è perché la costruzione di un’altra scogliera- questa soffolta- davanti allo Sporting ha fatto aumentare la spiaggia dello Sporting a discapito dell’unico pezzo di spiaggia libera dei cittadini di Vico, ovvero il Pezzolo.
Lui mi mostra delle foto, nelle quali si fanno passare le piane scogliose di sotto il vescovado, per intenderci gli scogli che separano lo Sporting dal Pezzolo, per questa antica scogliera, scogli che sono molto più lontani dalla Chiana, inoltre mi mostra una cartografia, ma chiamarla cosi è nobilitarla, degli anni ottanta fatta dall’allora geometra Ercolano, nella quale alcuni cerchietti posti tra la Chiana e la spiaggia sono fatti passare per “Antica scogliera”. Ragion per cui il Comune, nella figura del capufficio Catello Arpino, chiede alla Città metropolitana che non voleva eseguire i lavori, la immediata posa in opera degli scogli prima della apertura della stagione balneare.
Le domande che VAS si pone sono queste:
se l’area è sotto la giurisdizione comunale chi ha fatto gli studi di fattibilità dichiarando il falso, perché in quel posto non è mai esistita una scogliera e le foto esibite, pessime per altro, appiattendo la prospettiva fanno vedere scogli che stanno molto più indietro facendoli passare per un’opera che non c’è mai stata?
La Soprintendenza non avrebbe dovuto rilasciare pareri e se li ha rilasciati perché, visto che quel luogo è un toponimo storico della costa?
E, la domanda più importante: dove sono se ci sono e chi le ha fatte le valutazioni ambientali marine quando si costruisce una scogliera? Le scogliere frangiflutti “tradizionali”, secondo molti, sono un sistema anti erosione ormai superato e persino controproducente, per alcuni aspetti.
Inoltre esiste una valutazione di VIA, cioè di impatto ambientale? Se c'è dov'è e chi l'ha redatta?
E' stato fatto un piano particolareggiato della spiaggia e uno studio degli effetti delle correnti?
Per ammissione stessa dell’ingegnere Di Iorio, la scogliera soffolta davanti allo Sporting sarebbe stata progettata male, ma lo è stata per mero errore?
Avrebbe dovuto difendere lo spuntone di roccia sul quale è costruita la nostra Cattedrale, ma alla fine ha fatto crescere solo una spiaggia una volta pubblica e ora di proprietà di un albergatore, è un caso?
E come mai il sindaco non sapeva niente?
Ora buona parte del Pezzolo è stato dato in concessione ad un altro”imprenditore” locale e allora VAS, che pensa male, ma si sa che a pensar male ci si azzecca sempre, si chiede: ma non è che gli scogli posti davanti alla vecchia Chiana e che hanno cancellato il suo “tappeto”, servano a far aumentare lo spazio per le attività chiamiamole turistiche?
VAS allora denuncia un uso improprio e una violenta aggressione al “genius loci” della spiaggia del Pezzolo, un luogo dove era ancora possibile ritrovare lo Spirito di Natura di una piccola spiaggia sorrentina, dove per altro sono le vestigia di un – questo si antico- insediamento romano. Perché continuare a deturpare angoli di questa città? VAS chiederà un accesso agli atti su tutta la vicenda sia al Comune che alla Città metropolitana e chiede al comune di ristabilire lo stato dei luoghi.
Franco Cuomo VAS- VERDE AMBIENTE E SOCIETA'
domenica 17 marzo 2019
sabato 2 marzo 2019
Devastazioni su una Montagna che rappresenta la quintessenza di quanto sta accadendo in Costiera Sorrentina.
Altra devastante mattanza di alberi a Faito sulla Cresta tra la piazza della funivia e la Pensione
dei Fiori di proprietà credo della famiglia Somma, ma va accertato: un
centinaio di alberi tagliati a un metro da terra e altri ancora, segnati,
pronti per essere segati per poter svolgere attività di parapendio mentre un
grosso fusto sarebbe stato tagliato perché avrebbe impedito la ricezione ad un'antenna
di Canale 5: Appare chiaro ormai a tutti che l'Ente Parco è un ente fittizio e
che la sua funzione è solo quella di far vedere che si vuole in qualche modo
tutelare tutta l'area della montagna, ma che poi vengono rilasciate
autorizzazione e concessioni, anche se non dall'ente in questione direttamente, per attività lucrative , che vanno nella direzione
opposta. Insomma le tre scimmiette io non vedo, io non sento, io non parlo. Lo ripeterò fino alla noia: se Faito è un Parco naturale e una zona
protetta , non si possono consentire questi atti arbitrari e selvaggi che collidono
con l'ipotetica ( perché non c'è mai stata) gestione degli ecosistemi. Attività
lucrative legate al turismo non viaggiano insieme alla tutela del territorio.
Chi sono i mandanti di questa altra operazione? Il Comune ha rilasciato
autorizzazioni? Chi sono questi imprenditori? Alcuni residenti avevano già
segnalato la vicenda. La pista affari/camorra/ turismo, soprattutto a
monte Faito potrebbe configurarsi sempre più evidente, ma i molti preferiscono
tacere, basterebbe fare uno screening dei cosiddetti imprenditori, basterebbe valutare
le modalità con le quali questi soggetti pongono in essere queste operazioni e come poi vengono portate a
termine. Eppoi: ma i Comuni che ruolo hanno in tutto questo? E perché i carabinieri
intervengono sempre dopo? E tuttele associazioni che dicono di amare il Faito? La Pro Faito, la Pro Natura,l'AVF? Com'è che si svegliano sempre dopo dalla loro letargia? E gli incontri che dicunt, si farebbero col nostro onnipresente assessore ? Ecco tutti questi interrogativi avrebbero bisogno di risposte.
Ma vi pare che se si segano cento e più alberi sul
Monte Faito dove se fai uno starnuto si sente a un chilometro, vuoi che non si
sentivano le motoseghe e i camion per portare via la legna? Sono
saliti camion e motoseghe ma nessuno ha visto e sentito niente? I carabinieri
forestali neanche s parlarne E non
giriamoci intorno: abbiamo il coraggio di scrivere e di dire che questi Enti
Parco in Italia servono a coprire ben altro che non a tutelare e proteggere l’ambiente.
Appare sempre più chiaro a chi scrive- e non smetterò ma di denunciarlo- che
difesa dell’ambiente e attività lucrative turistiche, sono cose molto diverse.
Che se una zona è definita parco naturale, verso di essa e su di essa gravano
vincoli molto stretti, non vi si potrebbe gettare neanche una cicca e in alcune
zone non vi si potrebbe neanche passeggiare.
Ma, se come si capisce da quello
che sta succedendo su questa montagna, la tutela dell’ambiente sembra essere l’ultima
cosa, per come l’ambiente stesso è abbandonato all’incuria , si capisce bene anche che un organismo come l’Ente Parco è un carrozzone che serve a giustificare e
sostenere altre operazioni. La difesa dell’ambiente oggi qui, non è una
romantica scelta sentimentale verso la natura, ma un dovere morale e civile e
si configura sempre di più come una battaglia per il rispetto della legalità e
una lotta alle attività poco chiare. VAS produrrà l'ennesima segnalazione
al ministro dell'Ambiente e si impegna a fare informazione sul territorio
laddove i mezzi di informazione tacciono su quanto sta accadendo.
Franco Cuomo VAS- VERDE AMBIENTE E SOCIETA'
mercoledì 6 febbraio 2019
ARROGANZA E OMERTA' SU UNA BRUTTA VICENDA.
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| tutte le foto sono di Pino De Vivo |
Un cittadino che abita a Faito,
fa la richiesta di accesso agli atti, per verificare perché furono abbattuti i
muretti di sicurezza sulla strada . La vicenda la sanno tutti anche se tutti
sul comune di Vico Equense fanno finta di ignorarla e di non saperla, si è
sentito rispondere dagli impiegati, che per l’accesso agli atti occorre avere
una motivazione valida. Ora, questa risposta è pretestuosa e
testimonia del livello di arroganza amministrativa di questa amministrazione,
nonché di atteggiamento omertoso, quasi a dover difendere una verità scomoda o
che non si vuole rendere pubblica. Il cittadino che ha fatto la richiesta non
deve provare o motivare di un bel niente la richiesta, anche se ce ne sarebbe
ben donde, visto che abita a Faito e fa quella strada tutti i giorni. Una
strada spesso gelata o innevata, senza più un parapetto o una qualsiasi altra
protezione. Ma gli impiegati zelanti hanno dato questa risposta nonostante il Decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97
recante "Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di
prevenzione della corruzione, pubblicita' e trasparenza, correttivo della legge
6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo l4 marzo2013, n. 33, ai sensi
dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione
delle amministrazioni pubbliche" all’art. 5 (Accesso civico a dati e documenti) reciti: “ L'obbligo
previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di
pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi; nei casi in cui sia
stata omessa la loro pubblicazione.” Ma evidentemente in questo paese le cose non
funzionano cosi. La vicenda è presto riassunta : a seguito di una frana nell’inverno
scorso, dopo gli incendi dell’estate,il muretto di protezione fu distrutto, la
Città Metropolitana sotto la cui responsabilità ricadrebbe la strada del Faito,
inviò una ditta a ripristinarlo: tanto fu fatto, ma immediatamente arrivarono “gringos
da Moiano” capeggiati da un ras locale che armato e armati di piccone
smantellarono il muretto appena riparato ritenendolo non idoneo alla funzione.
Tutta questa vicenda ripeto, è nota anche se non c’è nessuno disposto a dire
chi fossero i gringos, perché appunto, come nel Far West, si teme di essere poi
impallinati, naturalmente non a proiettili veri ma con altre e più subdole
pallottole. Conclusione: la strada di Faito è ancora senza parapetto, n on in
giornale locale che ne abbia parlato, non uno straccio di cosiddetti
giornalisti che si siano recati sul posto per documentare e descrivere l’accaduto
che si è appena descritto, non un consigliere comunale della minoranza né un
sedicente partito democratico che abbiano fatto richiesta di chiarimenti. Un
silenzio pesante e omertoso grava su tutta la vicenda, rotto soltanto da questo
cittadino che ha fatto una richiesta di accesso agli atti e ha ricevuto in risposta
da questa amministrazione, che occorreva avere una motivazione per farla. Faito
ormai tra procurati incendi estivi, tagli indiscriminati di alberi, e
discariche abusive è veramente il Far West, dove palleggiamenti di
responsabilità e enti inutili si fa finta di portare avanti un fantomatico
quanto improbabile rilancio turistico, viste le condizioni appena descritte,
mentre la verità e tutta un’altra. Qualcuno si è premurato anche di strappar
via uno striscione che VAS e WWF avevano apposto alla discarica della vergogna
nel giorno del santo patrono: il 31 gennaio corso. Probabilmente anche su
questo caso dovrà essere la Procura a fare luce. Di certo il Comune di Vico
Equense e i suoi impiegati non possono rispondere cosi ad un cittadino che
quella strada la percorre tutti i giorni.
sabato 2 febbraio 2019
AMMINISTRATORI REGIONALI,PROVINCIALI, COMUNALI COME BARBARI! CON QUESTA GENTE SIAMO LO SCORNO DELL'EUROPA!
Come sminuire un atto vandalico
dalla gravità inaudita che si sta consumando sul Monte Faito che è- è bene
ricordarlo- un parco naturale, una riserva naturale, un patrimonio di tutti. La
Regione Campania risponde ad un inutile Ente Parco nella figura dell’ imbelle
presidente Tristano Dello Ioio Ravallese, che l’operazione fatta da VAS e WWF e
alcuni residenti del Faito tra cui l’attivista instancabile Pino De Vivo, è
soltanto una operazione mediatica, evidentemente loro sono molto esperti in
questo genere di cose per dirlo a chi, col freddo e con la neve, mettendo a
rischio la propria incolumità ( non c’erano né spargisale, né spazzaneve), il
31 gennaio, nel giorno della festa patronale di Vico Equense, sono saliti sulla
montagna per denunciare a tutti che in questa riserva naturale si sversa di
tutto e non da ora. Si non da ora. Da più di quindici anni durerebbe questa
storia e tutta l’area- che la Città Metropolitana ha definito depressa – giova ricordare
che è immediatamente adiacente al Campo giochi e all’area della festa della
castagna, è stata oggetto di sversamenti già da tempo, poi interrati e- come si
dice in gergo: spalmati già più volte. Allora gli ambientalisti fanno sapere
alla Regione Campania e al suo presidente De Luca, che non si fermeranno e che
questa operazione è solo l’inizio di una serie di manifestazioni per
sollecitare interventi più alti. Il
Comune di Vico Equense con dinieghi, silenzi e complicità, sta coprendo questa
vergogna da tempo e ne starebbe pure approfittando se non ne sarebbe pure la
causa. Ci sono testimoni che hanno visto camioncini comunali sversare in quell’area.
Materiale di risulta, ma anche altro e allora questa storia deve finire: il
Faito è un valore per tutti! E’ una riserva naturale di inestimabile lavoro per
la ricchezza degli ecosistemi che lo compongono, non si può far finire tutto a “tarallucci
e vino” , e non si può sminuire chi crede che l’ambiente sia l’unica battaglia
di civiltà per il prossimo immediato futuro se non vogliamo fare tutti la morte
dei topi. Evidentemente i nostri
amministratori sono ad un livello di barbarie ancora molto elevato.
Evidentemente credono che in fondo scaricare pietre ( e non sono solo pietre)
in un parco naturale in fondo che male è. Evidentemente avranno pensato: avremmo
dovuto spendere molti soldi per liberarci di questo materiale e allora sapete
cosa facciamo, lo scarichiamo in quel posto e poi con le ruspe interriamo
tutto. NO SIGNORI! Non è cos che si fa e VAS è qui per ricordarvelo e andremo
avanti come è stato per Boxalndia a Sorrento per Vico Rota dove la magistratura
ha condannato i colpevoli, o come è successo a Vico bloccando un’opera in una
zona vietatissima . Prima o poi la
spunteremo e cosi sarà pure per questa vicenda vergognosa che dura già da
troppo tempo.
mercoledì 23 gennaio 2019
FAITO DISCARICA: MA COSA C'E' DIETRO QUESTE CONTRADDIZIONI VISTOSE? E DIETRO IL SILENZIO DEGLI ASSESSORI COMUNALI?
Sul FAITO discarica, il silenzio
assordante dell’ amministrazione locale sconcerta e lascia interdetti! L’indifferenza
ostentata e arrogante dell’assessore ai lavori pubblici, Ambiente ed ecologia /
Servizi al territorio / Protezione civile ovvero Gennaro Cinque o quella inespressiva dell’assessore allaPianificazione
del territorio / Verde pubblico / Demanio Angelo Castellano ,non sono spiegabili alla luce di quanto sta
accadendo su quella montagna! Sotto l’egida di questa indifferenza, si stanno
consumando reati ambientali ma anche si potrebbero rilevare gravissime inadempienze e contraddizioni
amministrative, tra bugie, dinieghi di responsabilità, atti che prima scrivono
una cosa eppoi ne scrivono un’altra, analisi che mancano di fogli e soprattutto
con valori non congrui: Documenti emessi tutti dalla: Città
Matropolitana, dal genio Civile della Regione Campania, dal Demanio, dalla
Città di Vico Equense, dall’ARPAC. Non
si è mai capito per esempio e nessuno lo dice: chi trasportò i rifiuti dalla SS269
all’area, oggi definita “depressa”, una volta area “pic nic”, chi era la ditta
e soprattutto da chi fu incaricata a fare l’operazione. Scarico che
prima fu denunciato dall’Ente Parco con una lettera firmata dal dr. Antonio Malafronte , poi , in
conferenza di servizio, lo stesso Malafronte (Genio Civile e Regione) insieme a Gennaro
Cinque (Comune) , la dr.ssa
Giovinazzi ( ARPAC) e Giancarlo
Sarno( Citta metropolitana), ne
approvarono l’interramento. Ma la premessa necessaria a tutta questa
vicenda è quella che tutti i soggetti in questione sembrerebbero aver ignorato è che:
il FAITO è un Parco naturale ! E in esso non avrebbe
dovuto esservi gettato niente !
Alla luce di questo tutta la vicenda sembra essersi ulteriormente ingarbugliata
mentre prenderebbe corpo un’altra versione che sosterrebbe che il pietrame era stato portato sul FAITO
in quell’area dove sta tuttora, a
seguito di un programma di “riutilizzo
materiali” e l’area scelta era
quella perché era stata considerata, non si capisce da chi e perché :un’ "area depressa", avvalendosi di esami che sembrerebbero
non a norma ( mancherebbe anche un foglio, la pagina 2) e, sembrerebbero, fuori da limiti consentiti
dal decreto 2017, ovvero (10 volte sotto).
Per quanto riguarda poi l’altro materiale contaminato( amianto, bombole del gas vuote,lamiere, copertoni), aggiunto al pietrame, non si sa da chi, più il materiale di risulta di costruzioni edile etc, le figure e gli enti sopra citati , dichiarerebbero di non saperne nulla attribuendo il tutto ad ignoti, gli stessi ignoti che a colpi di piccone avrebbero smantellato i muretti di protezione sulla strada del FAITO. Sorgono dunque spontanee le domande : Ma allora a cosa serviva convocare una Conferenza di Servizi? E a cosa servivano le analisi per altro mancanti di un fogli e tutte sballate? Lo chiediamo all’ing. Giancarlo Sarno della Città Metropolitana e agli altri intervenuti alla Conferenza , all’assessore Gennaro Cinque .Ora rispetto a tutte queste contraddizioni, evidenziate in atti pubblici, da enti pubblici, qualcuno dovrebbe pur rispondere, dire uno straccio di verità, di come si sono realmente svolti i fatti e soprattutto, se ci sono protezioni o omissioni . Qualcuno dovrà pur dire a chi come cittadini indignati che abitano sul Faito, o alle associazioni ambientaliste, come qquella a cui appartiene chi scrive, come sia stato possibile che si siano consumati nel silenzio tali reati? E se non lo faranno ancora una volta bisognerà rimettere tutto nelle mani della Procura e sarà un Giudice a far venir fuori i responsabili. Infine dovrebbero spiegare poi come sia stato possibile che un’ area adibita da sempre a pic nik sia stata trasformata in un’area "depressa" quando immediatamente accanto vi e' un parco giochi per bambini a pochi metri di fronte insiste l’area attrezzata della festa della castagna.
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