Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
mercoledì 14 ottobre 2020
NATO NEL 1945
Qualche giorno fa un amico mi ha donato questo librccino; 33 paginette che in maniera asciutta, ma molto coinvolgenti, descrivono il racconto di una vita di un uomo, quella di Raimondo, con una semplicità spiazzante e con una sincerità disarmante. Raimondo Buonocore con questo libretto che lui stesso ha scritto e voluto, senza pretesa alcuna, con una istruzione traballante, per sua stessa ammissione, ci racconta cosa è stata ed è per lui la vita. La sua avventura personale in un paese che non esiste più, in una società rurale che era già sparita nei primi anni sessanta tra povertà e miseria ma con una grande dignità umana, il suo percorso interiore che non è solo dei cosiddetti intellettuali, ma anche di chi, con poche classi elementari e tanto lavoro sulle spalle, matura una crescita politica che lo porta ad essere comunista nella seconda metà dei sessanta. Una scuola e un apprendimento che gli viene dai suoi compagni di lavoro e che lui mette a frutto con scrupolosa attenzione. Così si allontana dalla sua vecchia cultura contadina, senza però mai rinnegarla e rispettandola e abbraccia i valori di solidarietà, amicizia, rispetto per l'ambiente e l'umanità. Raimondo è rimasto un comunista, ma non il comunismo o i comunisti raccontati dai media ufficiali, ma un comunista che ha a cuore le sorti di tutti gli uomini specialmente i più poveri e i più deboli, un comunismo fatto di amicizia disinteressata e di accoglienza e di solidarietà. E' un libriccino toccante, per molti aspetti commovente, una testimonianza di un mondo che è sparito per sempre ed è proprio questo che ha spinto Raimondo Buonocore a scriverlo: il suo domandarsi dove siano oggi finiti quei valori e perché sono spariti. Lui non ha mai dato importanza ai beni materiali, anche un po' bonariamente deriso forse per questo; e il libretto si chiude con una riflessione degna di un filosofo autentico:" Il mio "capitale" è sempre stato l'amicizia; la mia vera ricchezza sono gli amici che ho in tutto il mondo. Voglio trascorrere il tempo che mi resta a leggere e a viaggiare, per conoscere sempre nuovi luoghi, nuove persone, nuovi modi di vivere e di pensare". Grazie Raimondo per questa tua testimonianza e impegno di vita.
TRA SAGGIO E ROMANZO, NISO TOMMOLILLO CON " GLI ACIDI MI HANNO FATTO MALE", RACCONTA LA ROMA OPERAIA DELLA VISCOSA NEL VENTENNIO FASCISTA
Mi è arrivato ieri tra le mani questo agile volumetto, opera prima di un giovane antropologo culturale: Niso Tommolillo, una laurea presso la Federico II e una Specializzazione presso La Sapienza di Roma, un percorso attento di studi fatto con la tenacia di chi oltre a volerla studiare la società, vorrebbe anche contribuire a svelarne i processi di violenta reificazione capitalistica che agiscono sul corpo operaio, inteso non solo come classe, ma proprio sul corpo fisico di ogni individuo, e combattere questi stessi processi per tentare di avere una società più equa e più giusta, soprattutto per i più deboli. Il libro è edito da un’editrice indipendente, Il Galeone e si può comodamente ordinare in libreria e on line www.edizioniilgaleone.it . Naturalmente ho letto il libro prima, in bozze, ma vederselo tra le mani confesso che mi ha emozionato: conosco Niso Tommolillo da quando è nato, ed è cresciuto anche in braccio a me, e sono fiero delle sue scelte di studio e di vita, che con caparbietà porta avanti in un contesto sociale sempre più chiuso e sempre più spietato nei confronti proprio di queste tematiche. Il libro, dopo una introduzione che illustra i contributi di filosofi ( Foucault, Bourdier, Agamben ) che si sono occupati delle problematiche dello sfruttamento e degli effetti del lavoro alienato sul corpo fisico di ogni individuo, ovvero della malattia e del malessere fisico e psichico prodotto da un lavoro spesso non assicurato e insicuro, si trasforma, e qui è l’approccio interessante del libro di Niso Tommolillo, in ciò che lui stesso o forse l’editore, come sottotitolo, hanno voluto chiamare, ovvero: narrazioni operaie della Viscosa di Roma. Il titolo un po’ provocatorio di “ Gli acidi mi hanno fatto male”, sembrerebbe voler rimandare a qualche esperienza psichedelica lisergica non andata bene, e l’autore credo abbia voluto giocare su questo, ma in realtà poi, leggendo il libro si capisce che ci si riferisce agli acidi prodotti dalla ex fabbrica SNIA Viscosa, già CISA Viscosa, un complesso industriale di Roma, situato nel quartiere Tiburtino su via Prenestina, all'altezza di largo Preneste, nell'attuale parco delle Energie, che nei primi anni venti del secolo scorso produceva seta artificiale. Niso Tommolillo ha spulciato nell’Archivio Storico Viscosa- Centro di Documentazione Territoriale Maria Baccante, contribuendo alla fondazione del centro stesso, e tra carte, memorie e documenti ha fatto rivivere in queste pagine le persone, i fatti e le storie di vita vissuta di operaie e di operai negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale a Roma. Ne viene fuori un racconto avvincente e crudo di sfruttamento, devastazione ambientale, infortuni sul lavoro. L’originalità dell’autore sta proprio in questa ibridare la scrittura saggistica e quella letteraria, un bell’impegno, portato a buon fine per un autore alla sua prima esperienza. Niso Tommolillo è da sempre impegnato nel sociale e in prima linea per la difesa della causa del popolo Curdo. E’ stato a Kobane, insieme ad altri compagni, come osservatore internazionale in un momento difficile e pericoloso durante l’assedio turco, e in molti siamo stati in apprensione per lui e ha documentato con una interessante mostra fotografica - da lui stessa fatta girare e commentata - le condizioni di un popolo perseguitato. Allievo e pupillo di una grande antropologa scomparsa da poco, Amalia Signorelli, Niso Tommolillo ne continua in memoria il suo testamento spirituale e l’impegno culturale, in un paese, il nostro, troppo involuto su arretramenti individualistici e provincialismi di ritorno e paure collettive. Un libro da acquistare, leggere e sul quale meditare.
lunedì 21 settembre 2020
MISS MARX , un film noioso e retorico.
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| Vishwakarma Jayanti il dio della creazione che si festeggia il 16 settembre |
sabato 19 settembre 2020
A VICO EQUENSE PARERI PAESAGGISTICI E PERMESSI A COSTRUIRE SI DANNO QUANDO L'OPERA E' QUASI GIA' FINITA.
L'AFFRONTO ARROGANTE ALLE LEGGI URBANISTICHE. NON UN SOLO CONSIGLIERE DELLA MINORANZA O OPPOSIZIONE O IL PD IMMAGINARIO CHE ABBIANO FIATATO.
L’affronto più arrogante che si possa fare alle istituzioni e alle leggi è quello ormai abitualmente si pratica a Vico Equense, dove si danno pareri paesaggistici ( il permesso a costruire non è stato ancora dato, lo avrà tra qualche settimana) quando l’opera è già quasi a metà della sua costruzione. E’ quando è accaduto e sta accadendo per l’ex Pagliarella: l’area della vecchia pizzeria è diventata un parcheggio per il momento a due piani, una parte interrata da dove si potrà accedere da via Cristoforo Colombo e un secondo piano che è quello che si vede dalla strada: VARIANTE IN C.O. AL PERMESSO DI COSTRUIRE N. 1/2016, INERENTE REALIZZAZIONE DI AUTORIMESSA INTERRATA PERTINENZIALE AI SENSI DELLA L. 122/89 E L.R. 19/01 E SS.MM.II. - DITTA: MIGLIACCIO GIOVANNI. Chiunque direbbe , va bene, fanno un parcheggio ne usufruisce la città; certo, ma perché solo oggi appare l’autorizzazione paesaggistica quando i lavori sono iniziati più di un anno e mezzo fa e sono continuati indisturbati fino ad oggi che è stata già realizzata anche la copertura del secondo piano e ancora non si sa come finirà? E soprattutto, quando l’amministrazione consente questi abusi, perché di abuso si tratta, visto che là non c’era nessun condono perché la pizzeria “si incendiò” e i volumi, in parte coperti da lamiere non erano certo quelli che si stanno realizzando ora, perché l’amministrazione non chiede una corrispettivo al proprietario? Ovvero: Io ti faccio fare questo lavoro, che non è proprio in regola, però poi tu mi dai venti posti auto che diventano box di pertinenza del comune ad uso dei cittadini . E’ una storia vecchia come il cucco, è la stessa storia in piccolo che è accaduta col parcheggio Passarelli in piazza Mercato, che non si chiama piazza Giancarlo Siani e neanche piazza Kennedy, ma Piazza Mercato. Anche li il comune doveva pretendere un corrispettivo in box auto e non lo ha mai preteso e ora le macchine dei vigili parcheggiano davanti al nuovo Comune e Aequa news che non conosce né fatto, né storia protesta perché i bambini non hanno lo spazio per giocare! Prima di scrivere, informatevi! Qualcuno si chiede perché si elargiscono questi “favori” ai privati? In cambio di cosa? Il dato incontestabile è che l’autorizzazione paesaggistica per l’ex Pagliarella arriva solo oggi e sarebbe interessante sapere o leggere i pareri emessi dalla Ce.Ci., la Commissione Edilizia Comunale. Purtroppo questo, lo ripeto e me ne assumo la responsabilità , è lo stile praticato dal settore urbanistico del Comune di Vico Equense. Ricordo solo per la cronaca, che su questa costruzione ( insieme ad altre due) grava un esposto alla Procura della Repubblica presentato da tre associazioni ambientaliste: VAS, WWF e Italia Nostra, affinché si faccia chiarezza sulle procedure seguite.





