Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
giovedì 15 marzo 2018
MA SI AMMINISTRA COSI’ UNA CITTA’?
Forse non bisognerebbe scrivere
più niente agli amministratori di questa città, perché questa gente non
risponde più a nessuno e fondamentalmente
ricopre il ruolo di amministratore
pubblico solo per sentirsi chiamare
assessore al bar al mattino o consigliere buon giorno per strada , o presidente
o sindaco tra strette di mano e tanto
narcisismo di paese. Questo è ciò che accade qui a Vico Equense, presumo
sia più o meno lo stesso anche ai piani
più alti solo che lì vanno in televisione e qui devono accontentarsi o del
giornale locale o più immediatamente del bar centrale. Il silenzio più assoluto domina sui lavori che durano ormai da due
anni sul ponte di Seiano, interdetto al
transito pedonale, senza che nessuno abbia spiegato il perché
considerando soprattutto la pericolosità che questo comporta per i cittadini
che sono costretti a camminare sulla carreggiata.
Silenzio anche sul destino di quel serpentone che attraversa la
piana del Rivo d’Arco, recentemente visto in televisione, su quell’orrore che
tutti possono vedere di fronte a via Cavottole ovvero: una discarica abusiva
recintato da nastro di plastica arancione e erbacce e cemento, dove chiunque
sversa ciò che vuole in una città che dicesi votata al turismo e alla bellezza
e all’accoglienza.
Poi ci sono operazioni vaghe che,
proprio perché tali andrebbero discusse o chiarite e sottoposte a verifiche
pubbliche e che invece o vengono
silenziate o vengono sparate come grandi opere che questi amministratori caldeggerebbero.
Una tra queste per esempio è quella che il Comune darebbe all’EAV, Ente Autonomo Volturno) ovvero alla ex
Circumvesuviana ovvero alla Regione
Campania di De Luca la possibilità di costruire due ascensori per la marina di
Vico per la modesta cifra di DODICI
MILIONI di euro, tutti da da impegnare e spendere in una delle zone geologicamente più
pericolose della nostra costa e con problemi giuridici non da poco nella stessa
zona: penso al parcheggio abusivo in zona demaniale per esempio, mentre in cambio di questa “ concessione”, l’EAV
avrebbe “generosamente offerto” ( SIC!)
4 fermate del Campania express che fino ad ora ha accumulato soltanto
decine di migliaia di euro di passività, costruendo niente di meno che due bus
(orientativamente sui 150 mila euro) per una durata di 10 o 15 anni che
potrebbero comodamente essere usati tutto l’anno ma che invece sono utilizzati
solo per 40 giorni all’anno.
Allora forse sarebbe appena il
caso di discuterne in consiglio comunale, parlare di queste macroscopiche contraddizioni eppoi magari chiedersi ma
a chi e a cosa dovrebbero servire due ascensori per la marina di Vico che poi
resterebbero chiusi per circa 10 mesi quando potrebbe funzionare un efficiente
servizio di navette e perché non pensare alla riapertura e alla risistemazione
di via Varraturo?
Ma come si fa la promozione e lo
sviluppo del territorio senza valutare
questi punti? 12 milioni di
euro, in una zona pericolosissima, per tenere aperti due escensori che
funzionerebbero solo per 4 mesi l’anno? Poi, altra notizia che solerti giornaletti
locali sparano – forse pagati dal Comune-
come il prontuario di grandi opere che questa amministrazione silenziosa
e defilata starebbe mettendo in cantiere
per il bene del paese è quella sui
lavori fognari che dovrebbero farsi nel
quartiere Vescovado, molto mal messo e con un dissesto stradale e
architettonico a dir poco indecente . A questo proposito bisognerebbe dire ai cittadini
che quello che si vanta essere il
lavoro di questa amministrazione è invece roba vecchia, molto vecchia essendo queste somme quelle di un prestito acceso dal comune nel 2004 e destinate
inizialmente ad altri lavori mai fatti o forse iniziati e mai finiti come i
tanti che si possono vedere sul territorio. Di quella somma forse si sarà perso almeno il 20% del valore monetario e dunque
bisognerebbe discutere che cosa si andrebbe veramente a fare nel quartiere
Vescovado e poi bisognerebbe capire perché in questo progetto si parla anche di
competenze della GORI, che probabilmente
gestirebbe le fasi dei lavori e certamente non lo farebbe per fare opere di
bene.
Dunque moltissime sarebbero le
cose che questi amministratori dovrebbero dire ai cittadini di questa città. Ma
questo non accade, essi rimangono in silenzio muti come sfingi e si beano beati e un po’ beoti
dell’adulazione narcisistica di paese al bar, in piazza e sui giornaletti al
soldo che fanno grandi titoli. Così, mentre il Sindaco “fa una
comparsata” – come ha ben scritto da un mio omonimo- tra giovani hostess dell’alberghiero e
musici,tagliando un nastro rosso, sabato sera 10 marzo per l'inaugurazione di una mostra nella quale
generosi artisti della città hanno lavorato sodo oltre che con il frutto della
loro arte anche con il lavoro fisico per allestirla , in realtà aperta dal 2
marzo, i “liquami dei suoi elettori inquinano il mare dopo le piogge di questi
giorni, tra miasmi mefitici, scorrendo accanto ad un noto ristorante 2 stelle
Michelin e un giovane si buca nella stazione della circumvesuviana di Vico mentre alcool, eroina e coca dilagano
in collina tra gli adolescenti su tutto
il territorio di Vico, senza che si sia mai fatto mai uno straccio di programma
di recupero e di inserimento sociale relativo all’alcolismo e alla
tossicodipendenze ma invece pensando alle prossime pizze che dovremo tutti
ingozzarci tra qualche mese.
Ecco allora come si amministra la
città di Vico Equense ci si balocca con finti
vernissage, senza pensare per esempio a una seria programmazione culturale che potrebbe essere fatta dal Museo Asturi
che fa finta di essere aperto o pensare ad una Pinacoteca Armando de Stefano
laddove il maestro avrebbe voluto donare l’intera sua opera alla città, anche
qui con una programmazione fatta di conferenze, concerti seminari di studi e
quant’altro. Far venire scolaresche distratte una tantum solo per far rumore e
ammuina non significa fare o sollecitare la sensibilità culturale. Colpiva in
questa manifestazione la scritta mostra "ad ingresso libero", ci mancava pure che si dovesse pagare un biglietto per entrare
nell'atrio del nostro municipio.
Franco
Cuomo VAS- Verde Ambiente e Società
giovedì 28 dicembre 2017
GALLERIE CHIUSE, ALLERTE METEO STATI DI EMERGENZA E POVERI IDIOTI
“Gallerie chiuse per
un po’ di pioggia: qualche marchettaro disse “tutto ok” allo slogan di “grande
successo”.
Che squallore.
E pensare che i
Comuni della penisola e di Castellammare si sono dovuti autotassare per la
somma complessiva di 15.000 euro per rimuovere rifiuti e per mettere una pompa
di aspirazione nella zona dove il rivo rischia di esondare. Anche se i lavori
spetterebbero ad altri.
Dissero che in pochi
giorni si sarebbe risolta la situazione evitando chiusure. Balle.
Vergogna.
L’importante però è dare voce agli auguri di Natale ai cittadini e non invece fare casino per questo scempio”
Vergogna.
L’importante però è dare voce agli auguri di Natale ai cittadini e non invece fare casino per questo scempio”
La mia
opinione è che il “casino” non lo
farà nessuno perché siamo inebetiti da una informazione idiota che ha come
scopo quello di rendere tutti idioti. Questa è una premessa che userei come
cappello introduttivo per ogni mio post o scritto sulla nostra vicenda di
contemporanei. Tutte le informazioni, mai come in questa nostra epoca sono
filtrate e fondamentalmente soporifere.
Ho letto il commento virgolettato e in corsivo su FB, e chi lo ha scritto è un giornalista, un bravo giornalista di una testata locale, ma io da un giornalista mi aspetterei un giornalismo di inchiesta, qualcosa che andasse a frugare e sviscerare quelle che fa comodo tacere, quelle verità di cui si sente parlare ma che poi in qualche modo bisognerebbe appunto verificare. Purtroppo così non è in Italia, dove chi fa questa professione o si limita a trascrivere ciò che viene loro detto, diventandone cassa di risonanza, o addirittura si scrive il contrario della verità. Naturalmente con è il caso dell’amico del post che, faticosamente, è un bravo giornalista.
Dunque ho appreso che i comuni costieri e
Castellammare si sarebbero autotassati di circa 15mila euro ciascuno per far
fronte ai lavori di ripristino delle gallerie di Varano e di Privati, ovvero
105mila euro circa. Domande: a chi
sono andati questi soldi? Chi ha eseguito i lavori per la rimessa in funzione
delle due gallerie? Li ha forse presi l’ ANAS? Ma l’ANAS non è in parte
responsabile dell’accaduto? Non sapevano i suoi ingegneri del rivo tombato? E
che i corsi d’acqua non andrebbero mai coperti perché prima o poi l’acqua si
riprenderà la sua strada? E non sapevano i funzionari comunali di Castellammare
che le tubature che hanno detto ostruite del rivo Calcarella da una strozzatura
erano invece piene di materiale di una discarica nelle vicinanze e anche piene
di materiale di risulta perché nelle immediate vicinanze si sarebbe dovuta
edificare una costruzione?
Sono domande sulle
quali voglio sperare stia facendo chiarezza la Procura della Repubblica. Ecco, dovrebbero essere queste le domande che
dovrebbero rimbalzare su tutti i giornali e telegiornali del nostro paese,
e, la mia opinione è che dovrebbero essere solo domande retoriche perché nei fatti sappiamo chi ostruiva il rivo Calcarella
con il materiale di risulta, e sappiamo pure chi non lo puliva, e sappiamo pure
chi lo ha tombato, come sappiamo anche chi ha sbagliato i calcoli d’altezza
della galleria di Seiano, per cui gli autocarri superiori ad un certo
tonnellaggio e con materiali infiammabili devono passare per il centro di Vico.
Ecco, noi sappiamo
tutte queste cose ma facciamo finta di non saperlo,e i giornali locali e non e
i telegiornali locali e non parlano d’altro e noi affidiamo tutto alla
magistratura, già pesantemente oberata da una mole immensa di inchieste, perché
in Italia, specie al Sud è così che si fa. Si aprono inchieste su quelli che
sarebbero reati ambientali, laddove dell’ambiente non frega a nessuno, ragion
per cui, si fa passare tempo, eppoi si fanno lavori che il più delle volte
risultano inutili perché nessuno ne controlla l’esecuzione, così si potranno
rifare un’altra volta e poi ancora e poi di nuovo ancora, così si pagano e
foraggiano imprese di amici degli amici. Nel frattempo, nel paese Italia e qui
da noi nel sud di una cosiddetta turistica zona sorrentina, si chiudono due gallerie che sono l’unica via di accesso più o
meno agevolmente percorribile, per raggiungere la penisola sorrentina e si
scaraventato centinaia di migliaia di persone in un inferno di traffico urbano
alla prima pioggia. Già,è così che ora succede, dopo l’allagamento della prima
galleria e dopo aver “scoperto” che il rivo Calacarella esondava perché
ostruito, nella galleria facendolo diventare un nero Stige sotterraneo per la
gioia di migliaia di pantegane impazzite.
Si perché alla prima
“ allerta meteo “, perché oggi le
piogge e le nevicate di quelli che fino a qualche anno fa erano normali
fenomeni atmosferici di stagione, si chiamano allerte meteo, e poi ci sono gli
stati di emergenza e poi le protezioni civili, tutte cose di cui la mia
generazione ha fatto a meno, come anche quelle precedenti .
Invece oggi si sente
parlare solo di questo in apertura di telegiornali e, se per fortuna o sfortuna
d’inverno non abbiamo la neve, che è normale pure quella parliamo in apertura
di tg, di quella in Pensylvania, così siamo inondati di scenari apocalittici,
di inondazioni nelle Filippine durante i monsoni, di neve sulla costa est degli
Stati Uniti a dicembre e gennaio, cioè di cose che sono sempre accadute.
Allora ecco scattare le emergenze meteo
nazionali, gli stati di emergenza e, udite udite la famigerate “bombe d’acqua”, poi subito dopo arriva
l’influenza che ha fatto due morti ( due) in Germania e in Italia un milione di
persone ( su sessanta milioni) in prevalenza bambini, ovvero una cosa normale
pure questa ma descritta come qualcosa di catastrofico: ma di cosa parlerebbero
mai altrimenti altrimenti i tg?
Certo nessun
telegiornale o giornale, se si eccettuano pochissimi programmi tematici, ci
parlerà della rapina ambientale fatta da
delinquenti spesso in giacca e cravatta che ormai stanno in uffici di enti, in
amministrazioni pubbliche che provocano, alimentano e gestiscono questo stato
di cose.
In questo modo, con
quello che succede, il nostro territorio, così com’è, è la degna
rappresentazione di ciò che siamo, ovvero: la più plateale manifestazione del
connubio diabolico di affari, politica e corruzione e di anni e anni di silenzi
e connivenze colpevoli.
Ecco perché le due
gallerie oggi su chiudono alla prima pioggia invernale, ma mai che qualcuno
facesse i nomi e cognomi dei responsabili di tutto questo.
sabato 23 dicembre 2017
ENNESIMA VIOLENZA A UN TERRITORIO MARTORIATO. CHI DOVREBBE TUTELARE IL TERRITORIO RINTRACCI I RESPONSABILI E FORNISCA RAGIONI AMMETTENDO CHE POSSANO ESSERCENE
La violenza che si sta
esercitando sul territorio di Vico Equense, sembra diventare sempre più
virulenta e più cattiva, gratuitamente cattiva. Il consumo di suolo, e la
distruzione del verde in aree di valenza paesaggistica sembra ormai aver raggiunto
livelli parossistici non più sostenibili. Quello che potete vedere in queste
foto è stato fatto nel giro di qualche giorno, in una zona di lussureggiante
vegetazione, ma anche in una zona ad altissimo rischio idrogeologico R3. Le
foto satellitari di Google heart, mostrano com’era la zona prima, mentre le
altre mostrano lo scempio inconsulto e non ancora comprensibile poiché non se ne conoscono ancora né gli
autori, né le finalità. Di fronte a quello che dal ponte dell’EAV di Seiano apparentemente
sembrava una frana o un grosso smottamento, non ci sono parole che possano
commentare quello che si vede. Un territorio barbaramente trucidato, da chi
nella sua grossolana e crassa ignoranza e avidità, sicuramente intende lucrare
su quel terreno una volta ricco di ulivi, lecci e macchia mediterranea. Come è
stato possibile fare tutto questo? Come è possibile che nessuno sia
intervenuto? Hanno forse ottenuto autorizzazione per fare questo e chi l’avrebbe
mai concessa, ammettendo che ci sia autorizzazione e per cosa, per quello che si configura essere un autentico reato ambientale nonché disastro annunciato, poiché
quella zona gravita nel perimetro di zona R3, ovvero di grande rischio
idrogeologico, mentre pochi metri più sopra vi si snoda il Corso Filangieri? La
verità tristissima e drammatica che ne viene fuori è che Il territorio è nelle mani di vandali, temendo
però, che nel dire questo si offenda l’antico popolo: gente senza scrupoli che
appena può distrugge alberi per edificare o cementificare con complici connivenze di chi invece il
territorio dovrebbe tutelarlo e proteggerlo. Gli ambientalisti –pochi – che denunciano questi delitti vengono descritti nel migliore dei casi come invasati radicali, nel peggiore, come rompicoglioni, che si
oppongono al turismo e all’afflusso di soldi e alle attività commerciali, ma
qui, quella ferita, come già tante altre, per una zona di Vico Equense che gravita sulla
pianura del Rivo d’Arco orrendamente
stravisata sembrerebbe la goccia che fa traboccare il vaso: a cosa può servire quello sbancamento con una pendenza simile? Sembra improbabile una strada o qualsiasi altra cosa. Un parcheggio? Una costruzione?. A nulla vale il richiamo dell’Unione Europea: siamo i peggiori, gli
ultimi nella lista rispetto alla salvaguardia e alla conservazione delle aree
di verde e delle coste. Noi ambientalisti faremo ancora una volta il nostro
dovere, denunciando agli enti preposti affinché sia fatta chiarezza su questo
ennesimo delitto, su questa ennesima ferita inferta al territorio per amore dei
soldi, per lucrare sulla terra, per fare ancora una volta affari alla faccia di
piani territoriali e normative non
rispettate col consumo di suolo, con l’aiuto di uomini senza scrupoli, con bassissima cultura e di
grossolana stazza morale e non. Verso questi, poiché le denunce non ci restituiranno
più quel verde mutilato e distrutto tutto quello che loro si può augurare è una
sorta di anatema, una maledizione, perché chi continua a fare del male al territorio
non può pensare di farla sempre franca e di restare impunito. E allora, che
possano fare la stessa fine di quelle piante: essere tranciati brutalmente e
finire a rinsecchire nella terra, ammonticchiati. Chi specula sul territorio
non rispettando leggi è divieti non può non finire altrimenti. Salvatore Settis
in molti suoi interventi ha denunciato
il consumo selvaggio del territorio e la distruzione delle coste e del
paesaggio, oggi queste foto ci dicono che non possiamo più fare finta di non
vedere. Ci dicono che noi sappiamo chi sono i colpevoli, li conosciamo uno per
uno, ma non abbiamo le prove per denunciarli personalmente, e allora ci
rivolgiamo a chi le leggi dovrebbe farle rispettare nella speranza di far
pagare i colpevoli in un paese nel quale natura, paesaggio, verde non
rappresentano un valore in sé ma solo un tornaconto per fare affari.
martedì 19 dicembre 2017
la crescita e l’insurrezione dei linguaggi assoggettati
“Resto comunque perplesso, oggi, dinanzi a
cotanta lettura. Rileggendolo ormai istintivamente attraverso lo sguardo
foucaultiano, viene da chiedersi se sia possibile sfuggire agli apparati che
negano il linguaggio... O se forse non sia proprio il dispositivo del
linguaggio ad averci condotto fin qui”.
E’
il commento che è stato fatto alla mia letterina filosofica dal titolo “ E’ il
pensiero che compie e non il fare”. Naturalmente è un commento molto pertinente
che fa un riferimento filosofico ben preciso e sarò lieto di rispondere. Per mia scelta, in rete cerco di utilizzare
una forma espressiva più “accessibile” e, in questo caso, proprio perché l’oggetto
è il linguaggio potrebbe sembrare che proprio per quello che ho scritto nella “letterina”
precedente, io mi starei contraddicendo perché utilizzerei una forma
semplice per la risposta. In realtà non è così. E’ proprio attraverso “lo sguardo foucoultiano”, che noi dovremmo
usare il linguaggio e non per sfuggire agli apparati ( tecnologici, ideologici,
politici o economici), ma per opporvi una resistenza ragionata, pensata, “agita”, per usare il termine
heideggeriano. Il potere foucoultiano, diverso dal Moloch dei francofortesi per
esempio, per sua natura parla ogni linguaggio, perché il potere per Foucault è
fondamentalmente relazione[1]. Non esiste in sé ma solo
nei linguaggi che esso fa parlare, ovvero nelle relazioni che istituisce, va da
sé che un linguaggio che chiamerò per comodità “di resistenza” sarà certamente diverso dal
linguaggio degli apparati, nella misura in cui esso riesce ad agire veramente
un pensiero articolato e concettualmente complesso, ovvero, non banale, non
artificiale, non semplicemente tecnico, perché il potere in realtà non esiste,
ma esiste invece tutta, più o meno organizzata piramidalmente, serie di
relazioni che interagiscono, quindi è sempre presente ma nello stesso tempo
costituisce o determina pure ciò che si tenta di opporgli, ma, culturalmente,
con un senso completamente diversificato, con questo voglio dire che allora è
necessario avanzare verso un’analitica dei linguaggi, piuttosto che verso una “teoria
del potere”, perché la tua riflessione sembrerebbe andare in quella direzione;
e cosa dovrebbe rappresentare o verificare questa analitica? Anzitutto una
serie di negazioni, ovvero cosa non dovrebbe essere il potere ( per la
precisione Foucault dice cosa non è ): il potere non dovrebbe essere un insieme
di istituzioni, non dovrebbe essere un particolare tipo di assoggettamento o di
dominazione, non dovrebbe essere una struttura ( carceraria, manicomiale,
sanitaria), né una potenza economica o politica, né un sistema che produce
informazione. Il vero potere invece si produce in ogni istante, in ogni punto
in ogni relazione fra un punto e un altro, esso viene da ogni parte laddove si riattivano
dei “dispositivi” di saperi locali. E’ questa liberazione dei saperi locali e
la riscoperta meticolosa delle lotte e degli scontri, la “crescita e l’insurrezione di linguaggi assoggettati”[2]
che potrà agire contro l’effetto inibitore delle teorie totalitarie globali,
contro quei saperi confezionati che non
definiscono relazioni ma solo soggezioni o- come dice lui- assoggettamenti, in
questo modo, si creerà un nuovo potere, ovvero la capacità di attivare dei
processi relazionali: è in pratica quello che è successo negli anni ’70: dei
saperi liberati, hanno creato nuove istanze linguistiche che sono sfociate
nelle lotte per i diritti dei carcerati, per l’abolizione dei manicomi, per l’affermazione
dei diritti dei neri, degli omosessuali,
per quelli delle donne e oggi per la salvezza della natura e per il nostro
ambiente o, per la conquista di un’identità linguistica diversa da quella
proposta dai media o dalla tecnologia. Oggi la vera battaglia è unicamente
questa ovvero: quella dei saperi locali contro gli effetti di potere del
discorso globale riplobematizzando una serie di discorsi che apparentemente sembrano
già conclusi e completi, ma che in realtà assoggettano creando dipendenza, ma
soprattutto – ed è quello che sostengo da tempo – aprire all’interno di questi
discorsi delle faglie, dei punti di rottura che producano lo scontro e dunque
la nascita di un nuovo potere più consapevole di chi invece crede passivamente
di non averne più. E’ la messa in pratica dei linguaggi della trasversalità:
trasversali al linguaggio dei media, della politica, dell’economia, della
morale che possano ridare dignità al silenzio rabbiosamente estraneo di chi è
stato reso ed è tuttora muto.
[1] Michel
Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli,
1978,p.84;
[2] Michel Foucault,
Microfisica del potere,Einaudi,
1979,pp139 e segg;
domenica 17 dicembre 2017
LETTERINA FILOSOFICA DOMENICALE: E' il pensiero che compie, non il fare.
"Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca”,
M. HEIDEGGER, L’abbandono (1959), p. 36
Noi non pensiamo ancora in modo abbastanza decisivo, anzi
forse ormai non pensiamo proprio più a ciò che dovrebbe essere l’essenza, il
nucleo costitutivo dell’agire o più semplicemente del fare. Ho sentito spesso
un imprenditore sostenere che l’importante è fare, non perdiamo tempo a pensare,
sono frasi che la televisione, ma anche i social media propagandano
massivamente ogni giorno . Ecco: questa è la deriva contemporanea di ciò che
già – Heidegger definiva l’essenza
dell’agire. Oggi si ritiene che il fare sia solo il produrre degli effetti,
i più immediati possibili, la cui realtà viene valutata in base alla loro
utilità. Possiamo dire purtroppo, che tutto oggi, dall’economico al politico, si muove in questa direzione, ma non è così,
la verità è, o meglio dovrebbe essere un’altra. Questo è uno scacco troppo
forte al pensiero speculativo al pensiero che dovrebbe determinare le azioni e
il fare stesso. L’essenza del fare, dell’agire, come già sapevano i Greci, non è
ne gli effetti prodotti, ma si manifesta nel “portare a compimento”, ovvero, sviluppare qualcosa nella pienezza
della sua essenza. Allora, accompagnare in questo percorso – la pienezza del
pensare, significa producere:
produrre, ovvero generare, creare dal latino producere, gignere, ferre o dal greco γεννᾶν, φύειν. Allora a questi
imprenditori “innovativi”, a questi sedicenti “uomini del fare” , bisognerebbe
ricordare che l’agire per l’agire è l’anticamera di un devastante deserto di miseria pratica,
di azioni svuotate di senso, una corsa verso il nulla nella quale, si
manifestano solo danni, economici, politici, ambientali, poiché esso è
dissociato dalla sua essenza. E’ sempre il pensiero che “compie” e mai il fare. Ogni nostro operare si dovrebbe poggiare sul
pensiero e dunque sul linguaggio che è la sua “casa”. Non è che il pensiero si fa azione solo perché da esso
scaturiscono effetti o perché diventa pensiero applicato a qualcosa. No, il
pensiero e il pensare agiscono già in quanto tali e lo fanno nel linguaggio. Se
ne deduce che se il linguaggio è debole o
povero o trascurato, avremo un producere,
un agire, debole, povero o
trascurato. Tutto oggi si muove nella direzione di negare il linguaggio e
dunque di negare il pensiero a favore di un agire e di un fare fini a se
stessi. Ridurre linguaggio e pensiero ai minimi termini è oggi l’imperativo
categorico che gli apparati tecnologici e mediatici impongono a tutti.
Comprendere e smascherare questo processo è il compito di chi lavora con i
bambini e i giovani, se si abdica a questo compito, come ormai accade da più
parti significa consegnare il mondo futuro all’assenza definitiva e inesorabile
dell’umano.
venerdì 15 dicembre 2017
Perché per il capitalismo il presepe non è innovazione e come tale va bandito
Sicuramente
l’argomento non sembra essere di
particolare rilievo filosofico, ma come si sa- è proprio dalla manipolazione e
/o trasformazione delle piccole cose e del
quotidiano che chi detiene il potere attua le più potenti forme di controllo. E’
il caso del presepe, si, proprio il presepe , quello di Eduardo De Filippo di “
Te piace ‘o presepe ? ” e Lucariello rispondeva con un gesto di
diniego della testa “ No, nun me piace ‘o
presepe”. Ebbene forse il presepe non piace nemmeno all’ideologia economica
capitalistica. Come si sa, il diavolo si nasconde nel dettaglio, e la hegeliana
bestia selvatica del mercato, gli spiriti aggressivi e cosiddetti “innovativi”
del libero mercato, avrebbero dichiarato guerra al presepe, ma perché mai il
capitalismo vincente, dopo la caduta del muro di Berlino dovrebbe accanirsi
contro un simbolo della tradizione e della cristianità? Ebbene si può con
certezza affermare che in questo accanimento il capitale manifesta apertamente
la lotta che esso ha ingaggiato non solo contro la cristianità, ma- come si è
già scritto in altri miei post- contro tutte le religioni della trascendenza e
contro tutti i simboli nelle quali esse si manifestano ,sul pianeta. Il
capitale deve ridurre tutto al piano immanente del mercato, l’ideologia
dominante, quella che passa per essere innovativa, sostiene che queste idee
marxiane siano idee del secolo scorso, anzi di due secoli fa, ma di fatto , la
riduzione di tutto a mercato globale è sotto gli occhi di tutti. Lo scorrimento
delle merci senza più norme di tipo morale, etico o religioso è l’unica realtà potente del nostro tempo,
Quindi, il capitale ha dichiarato guerra a tutte le religioni, e non una guerra
di religione come l’ideologia mediatica che esso veicola vuol far passare, dove
una sola religione l’Islam attenterebbe al sistema di valori dell’occidente:
niente è più falso di questa mega menzogna
planetaria. Mentre la verità è
una sola, ovvero il capitale è in guerra contro tutte le religioni della
trascendenza, Islam e Cristianesimo in primis, mentre afferma se stesso come
una teologia economica che chiede sacrifici e austerità per l’unico valore da
difendere: il mercato e, conseguentemente, produttività, merci e denaro, verso
i quali dobbiamo praticare tutti ossequiosamente un rito quotidiano : consumo,
scambio e impiego della moneta. Il capitalismo allora configura se stesso come l’unico
nuovo monoteismo assoluto e immanente da
praticare. Per finire si potrebbe dire che la religione del libero mercato, il
monoteismo assoluto e idolatrico dell’economia
con annessa ideologia della disuguaglianza sociale che, come ai tempi di
Dickens, viene fatta passare come una calamità naturale o come una sfortuna che
ogni singolo si è cercato da sé, si scaglia contro la famiglia come prima
cellula della comunità etica come aveva scritto Hegel , al capitale da fastidio
ed è di intralcio la comunità etica in senso hegeliano, al capitale interessa
solo far trionfare il sistema dei bisogni, una società che si regge solo sull’egoismo
dell’accumulazione e sulla “sdivinizzazione”,
heideggeriana di cui la tecnica
trionfante è la più plateale delle manifestazioni di dominio. Ecco allora che questo capitale ha dichiarato
guerra al presepe come nucleo iniziale e simbolico della famiglia e riconosce
solo le faraoniche strutture dei centri
commerciali, dove trionfano i giganteschi alberi di Natale finti, illuminati e
fantasmagorici e sfavillanti che fanno anche
bella mostra di sé in tutte le piazze delle città del pianeta . Nel rifiuto del
presepe, simbolicamente, ma neanche poi tanto, si nasconde tutto ciò che si è
appena scritto, sia che si è credenti sia che non lo si è . Nei fatti l’intera
epoca del comunismo è stata un periodo in cui esisteva la convinzione che fosse
possibile prendere decisioni politiche giuste, oggi, l’ideologia del capitale ha
spazzato via questo credo agganciandolo solo alle realtà statolatriche, tacendo
l’unica verità che andrebbe sempre ricordata, ovvero che in quel momento tutta
l’umanità era guidata dal significato della storia, che era storia fatta da
uomini. Con la morte del comunismo si verifica in un certo qual modo, la
seconda morte di Dio nel territorio della storia, tutto questo ha anche a che
fare con la sparizione simbolica del presepe che è nel simbolismo collettivo
cristiano, la storia delle storie.
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