Alzo
lo sguardo dal libro che sto leggendo, ma di fatto mi sto svegliando da un
torpore sonnolento. Leggere filosofia in treno. Leggere un saggio su Heidegger
in treno. Terapia catartica? Sadomasochismo? Sulla destra mi appare il gigante
addormentato. Chi guarda il Vesuvio dalla Circumvesuviana o da un qualsiasi
punto del Golfo, nota – all’altezza di Santa Maria la Bruna – una collina, alta
circa 185 metri ,
che addolcisce con il suo declino verde l’arida, imponente mole del vulcano. In
cima, una chiesa barocca bianca e un’austera costruzione color terra bruciata.
Sono i Camaldoli di Torre del Greco, ma il posto è conosciuto anche come Colle
S. Alfonso. Ogni volta che guardo quel colle dal treno mi viene in mente il re
ostrogoto Teia. La storia dice che quando il cadavere di Teia venne
riconosciuto fu decapitato e la sua testa innalzata su un'asta affinché i due
eserciti la vedessero. In questo modo i Bizantini sarebbero stati incitati a
combattere, mentre gli Ostrogoti, alla vista del proprio sovrano morto, si
sarebbero convinti ad arrendersi. Tuttavia ciò non accadde e la battaglia continuò
a protrarsi fino al tramonto del giorno dopo quando i pochi superstiti decisero
di negoziare. Firmarono un trattato di pace con il quale accettavano di
abbandonare l'Italia e si impegnavano a non fare mai più guerra all'Impero. La
disperata battaglia sotto il Vesuvio segnò la loro sconfitta definitiva. Ecco,
quando i libri di storia descrivevano quest’avvenimento, io ho sempre
immaginato che la battaglia si fosse svolta ai piedi di questa collinetta; non
chiedetemi il perché. Immaginavo i due eserciti confrontarsi nella pianura
sottostante, il clangore degli scudi e delle lance spezzate, il nitrire dei
cavalli. La signora che mi opprimeva con la borsa nel frattempo è scesa ora si
è seduto un operaio barbuto e corpulento che puzza di fumo, guarda il libro che
ho in mano si aggiusta la patta si toglie il cappello di lana calato sulla
testa, risponde subito al telefono e mi alita sulla faccia, io mi giro dalla
parte della collinetta e penso alla battaglia tra goti e bizantini. Associo
pensieri senza un senso preciso, si chiama astrazione da movimento: cambiare
facile dire meno facile fare quante volte ho promesso e quasi sempre ho mentito
a me stesso domani domani ..e i desideri diventano vani questo succede se non
credi in te stesso alza la testa ma alzala adesso. Riapro il libro nel
frattempo il paesaggio ha perso identità: la memoria e il paesaggio, la memoria
del paesaggio, il paesaggio urbano, la memoria del passaggio. Ci sono giornate
nelle quali non so proprio come farò ad andare avanti così. Immagino i prossimi
due anni. Mi sento a pezzi e sfogo la mia amarezza,ansia e angoscia trattengo
le lacrime. Quanti anni ho trascorso su questi treni? Nessuno può aiutarmi a
parte me stesso, ma è ancora troppo presto,non riesco a non pensare a quello
che questa gente seduta intorno a me mi sta facendo. Loro sono lì inconsapevoli
della pressione che esercitano su di me. E’ sempre così. I livelli di
tolleranza finiscono con l’esaurirsi e io con loro. Per un periodo ho preso la
ferrovia dello stato, mi tranquillizzava l’idea che a bordo c’era il bagno,
sulla circum non c’è, se ti capita di doverci andare devi scendere dal treno e
prendere quello successivo oppure te la fai addosso, sono sempre sceso
naturalmente anche se ci sono stati dei momenti che c’è mancato poco soprattutto
quando dovevi attraversare una muraglia umana tutti schiacciati l’uno contro
l’altro…lasciamo perdere. A Ercolano una volta sono sceso e fatto i miei
bisogni in una latrina che nessuna descrizione potrà mai rendere per quello che
era veramente con un tossico che si schizzava eroina in vena mentre gli colava
il sangue sull’avambraccio perché stava fuori vena. Treni dell’esperienza
sinestetica. So che per il mio bene dovrei cominciare ad accettare,ma accettare
le menzogne e le ingiustizie non è mai stata una mia prerogativa e accettare
tutto questo mi sembra troppo per qualsiasi uomo. In questi treni diventiamo
tutti esseri del trasferimento che non possiamo sottrarci a ciò che di volta in
volta ci porta altrove ma senza nessun inganno filosofico. In fondo cosa siamo?
Falliti come animali, o animali mancati, sin dall’inizio siamo condizionati
dalla cultura o dalla tecnica. Viviamo venendo al mondo e costruendocelo questo
mondo. La macchina mi costerebbe troppo: gasolio, autostrada andata e ritorno,
parcheggio e il rischio di non trovarla più. Ecco, noi siamo la storia, anzi
noi siamo nella storia. Quando entriamo nell’ambito della storia o quando ci
illudiamo di essere i padroni di una tecnica più evoluta, facciamo la scoperta
di essere creature che oltre alle cure domestiche e concrete, e ci sentiamo
coinvolti anche in faccende grandi e nobili. Guardo l’operaio seduto, lui
guarda me: ha gli occhi arrossati e l’alito pesante di vino. Tutto il vagone è
un miscuglio di aliti pesanti tutto il vagone è la democrazia realizzata. Siamo
in un copione perché siamo animali mancati e non siamo stati salvati da
nessuno. E dal momento in cui tutto questo ci riguarda:l’alzarsi al mattino,
prendere il treno, marcare il cartellino in entrata, marcarlo in uscita,
riprendere il treno, tornare a casa, dormire e ricominciare tutto daccapo,
siamo stati condannati a diventare i padroni del mondo e a subirne l’ebbrezza
del potere. E’ successo agli Egiziani e poi ai Babilonesi e poi a Persiani sui
quali agiva l’azione di logoramento e l’intelligenza critica degli Ebrei e dei
Greci e poi è successo a Romani e poi agli Europei e poi a Russi e agli
Americani, fino a creare la realizzazione dello Spirito della storia
concentrata tutta in quell’alitosi generale di un vagone ferroviario ogni mattina
o ogni sera. La nemesi della storia che ci fa venire al mondo e ci getta in
esso, un venire al mondo che si può verificare solo col trasferimento e con l’esodo
giornaliero: l’essere e il tempo del pendolare metropolitano.
Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
mercoledì 12 marzo 2014
martedì 11 marzo 2014
Un ritorno d’immagine nazionale e una grande risonanza per l’abbattimento dell’ecomostro come accadde per il FUENTI e poi?
Stamattina a caratteri cubitali
su Metropolis si leggeva.” Ecomostro
DEMOLIZIONE IMMINENTE: il Comune di Vico Equense annuncia<<Trovato il
modo per abbatterlo subito>>. Domani conferenza stampa nella quale il
neo assessore di Piano di Sorrento, ing.
Antonio Elefante, svelerà, come un disvelamento heideggeriano, il suo
dossier di circa quaranta pagine e allora sapremo la verità. Credo di aver già
dichiarato come VAS, che la demolizione ci sta bene a patto che, essa non sia
un affare ai danni dell’ambiente, ovvero non riproponga mutatis mutandis le
condizioni che ormai sanno tutti ovvero: una
ricostruzione dei volumi dislocati in altra zona e la riproposta sul sito di un
qualsiasi altro complesso, e questo non perché i VAS siano contro gli affari e
le economie, ma perché i VAS, insieme ad altri prima di loro ( Autorità di
Bacino del Sarno) ritengono essere quella zona una delle più pericolose per gli
sfaldamenti delle falesie calcaree con conseguenti crolli, quindi zona
estremamente pericolosa per l’incolumità di chiunque. Questa premessa
al fine che non si dica che gli ambientalisti sono sempre contro. Su tutta la
faccenda ho anche espresso la mia opinione e aspetto la fine della conferenza
stampa anche se, su tutta l’operazione e su tutte le dicerie che si sono
sentite ho molti dubbi, molte perplessità ma soprattutto – e lo dico fuori da
ogni riserva – mi appare poco credibile l’edificante ambientalismo di un
costruttore molto attivo in boxlandia, chiamato ad hoc da un sindaco che ha contribuito e ancora contribuisce a
devastare ciò che ancora rimane di territorio incontaminato a Vico Equense. Staremo a vedere
anche se già intuisco ciò che succederà. Posso
provare ad immaginare e allora ci provo. Si è scoperto – guarda caso- che l’immobile è abusivo e
quindi con una delibera da farsi o già fatta lo si acquisirà al patrimonio
comunale, poi, successivamente, se ne chiederà la demolizione in danno, alla
famiglia Normale (imparentata Cozzolino, già assessore regionale ora deputato
europeo PD). Le mie domande sono: ma non si sapeva già che l’immobile era
abusivo? La licenza rilasciata a metà anni ’60 non fu contestata dal parere
della Soprintendenza di allora? La famiglia impugnò quel parere ma sapeva bene
di acquistare un bene sul quale erano venute fuori pesanti illegittimità dovute
al luogo sul quale era stato edificato? Ora la famiglia ne eseguirebbe la
demolizione in danno? E cosa riceverebbe in cambio? Potrebbe fare un ricorso e andare avanti per chissà quanti anni ancora? O forse essere più duttili e gestire diversamente la cosa?Poi magari si deciderà di
fare un progetto di finanza per realizzare su quello stesso posto ( ovvero una
zona ad alto rischio) una <<maxi
opera>> di pubblica utilità chi gestirebbe il Project financing? O
meglio: chi avrebbe interesse a gestirlo? O meglio ancora a chi verrebbe
affidato?
Ripeto: l’interesse dei VAS è quello di vigilare affinché da un abuso non
ne vengano altri , mentre tutto questo rumore potrebbe servire all’amministrazione Cinque a
distogliere l’opinione pubblica da altre possibili operazioni. Un ritorno
d’immagine nazionale e una grande risonanza per l’abbattimento dell’ecomostro
come accadde per il FUENTI e poi?
Franco Cuomo -VAS- Verdi Ambiente e Società


giovedì 6 marzo 2014
AMIANTO SCARICATO A MOIANO IN LOCALITA' PASSETIELLO E CAVA E A TICCIANO
Come avevo già scritto, avrei pubblicato altre foto di sversamenti abusivi e tossici sul territorio. Siamo sempre in località MOIANO di Vico Equense, questa volta la fa da padrone l'amianto che, se disperso nell'ambiente, è molto più pericoloso dei rifiuti organici. Sconcerta l'assenza totale di controllo da parte delle autorità preposte ed è scandaloso che i rivi siano ormai ricettacolo di ogni genere di rifiuti che puntualmente finiranno a mare . I VAS ufficialmente chiederanno al Sindaco Gennaro Cinque spiegazioni di questi sversamenti e le soluzioni che si intendono prendere.

mercoledì 5 marzo 2014
LA RECENSIONE PIU' ESILARANTE E ESSENZIALE SUL FILM DI SORRENTINO, DI ANNA DILENGITE
“Un irresistibile gagá intellettuale napoletano, che nei
suoi momenti migliori ricorda il barone Zazà di „Signori si nasce“, grazie ai
proventi di un favoloso libro scritto in gioventù che pare abbia letto l'Italia
intera, ma che fino alla fine non si capisce di che diamine parli, gode il
tramonto della sua esistenza in un megattico con vista sul Colosseo e nel tempo
libero , tra un vernissage ed un festino, scrive recensioni degli avventimenti
artistici della capitale per un non meglio precisato giornale diretto da una
nana.
Jep Gambardella é un intellettuale che conosce la
letteratura e non la cita a cazzo ma stranamente frequenta orde di tamarri tra
cui un imprenditore che dice volentieri „te chiavasse“.
I tamarri vengono sempre a casa sua a bere Campari,
sniffare cocaina e ballare Raffaella Carrá, toccando punte di abiezione durante
l'esecuzione di trenini e coreografie da villaggio vacanza..
Ha pure una paio di amici raffinati, tra cui uno scrittore
sfigato che é destinato a fallire perché viene dalla provincia, una nobilastra
che ha un figlio pazzo e una giornalista di sinistra che pare abbia in gioventú
spompinato l'intera Sapienza occupata.
Molti di loro sono ricchi e possiedono una piscina.
Durante la festa dei suoi 65 anni Jep capisce
improvvisamente che non ha più 35 anni.
Per sentirsi piú giovane passeggia spesso per Roma, che
come si sa, é ancora più antica.
Botox come se piovesse.
Tutti sono disperati ma non si capisce perché visto che
molti di loro sono ricchi e possiedono una piscina.
Odiano Roma che é una cittá decadente e morta, ma questo lo
diceva giá JW Goethe.
Jep é un misogino che si scopa la qualunque, sogna del
primo ammmore e incontra la sua Maddalena nelle corporali sembianze di Sabrina
Ferilli, la quale, ammantata di verace umanitá gli fará pronunciare le parole
di ammore piú belle che si siano mai sentite pronunciare dalla nascita del
sonoro.
„é stato bello non fare l'amore con te“ ….o qualcosa del
genere
Il figlio pazzo muore, Maddalena muore, Jep invece pur
fumando moltissimo sta bene.
Una giraffa scompare.
Ci sono molti prelati e molte suore, alcuni dicono anche
qualcosa.
Il mondo si tormenta,Jep perché non scrivi un secondo
libro?
Jep risponde …..ahhhhhh......e di cosa dovrei scrivere?
Dei balordi che frequento, delle piste di coca, della
decadenza pepetua?
NO a cantare tutto ció ci penserá Paolo Sorrentino.
Ma ecco il colpo di scena.
Una mistica centenaria sdentata che in gioventù, ovvero a
settanta anni suonati, aveva letto l'opera "omnia" del nostro si
materializza a Roma e si autoinvita a cena a casa del Gambardella.
La mistica gli rivelerá che:
la povertá non si racconta ma si vive
le radici sono importanti
i fenicotteri rosa hanno ognuno un nome proprio
Eccola la bellezza finalmente, Jep , profondamente
cambiato,puó iniziare a scrivere il suo secondo libro, la costa Concordia verrá
recuperata e l'Italia forse con lei.”
Anna Dilengite
martedì 4 marzo 2014
ALIMURI: Quando la verità si nasconde dietro la tronfia retorica!
Per l’assessore Migliaccio le
preoccupazione circa le sorti dell’ esoscheletro di ALIMURI, sarebbero solo il
frutto di una campagna denigratoria ordita da La Repubblica che non
gradirebbe l’operato dell’amministrazione comunale di Vico Equense, o da agenti
provocatori che diffonderebbero notizie
false e tendenziose; “calunnie” dice l’assessore . I VAS allora, continuano una
battaglia iniziata molti anni fa, proprio per vederci chiaro tra queste
presunte “calunnie” e false notizie, una battaglia per la chiarezza e chiedono
con forza un’ ASSISE CHIARIFICATRICE proprio per fare luce su quanto sta
avvenendo ora tra i due Comuni di meta di Sorrento e Vico Equense. I VAS chiedono chiarezza sulle azioni
e sui “contatti” che sarebbero stati presi dai due assessori delle due
cittadine: Antonio Elefante e Giuseppe Tito per eventuali interventi da farsi.
I VAS si chiedono intanto:
Cosa dovrebbe significare bonificare un costone a falesie calcaree come
Scutolo? I VAS ricordano il parere dell’Autorità di Bacino del Sarno che
dichiarò che in quell’area si sarebbe soltanto dovuto piantare flora di
macchia mediterranea e niente altro perché tutta la zona è sottoposta a lenta
disgregazione ed erosione. Dunque perché mai un intervento di bonifica? Quali sarebbero
i costi per “ingessare “ tutta la montagna di Scutolo? E poi, perché farlo? Quella
zona è stata dichiarata pericolosissima e soggetta a frequenti scivolamenti
delle falesie come dimostrano gli scogli sottostanti. In cosa consisterebbe la
bonifica e, ripetiamo perché farla se lì sotto non c'è niente tranne una lingua di terra e il
mare? Le responsabilità di quello scempio sono note a tutti e sono certamente
trasversali, ma il punto è un altro e basterebbe rispondere in modo chiaro e
semplice sul che cosa vuole fare
l'attuale amministrazione di Vico Equense di quella struttura? E’ vero che vuole
favorire la delocalizzazione? E se è
vero in che senso? Oppure, non è vero perché l’accordo Rutelli è saltato, bene!
Allora spiegateci che cosa sta facendo l’ingegnere Elefante oppure, ce lo
spieghi lui visto che è il nuovo assessore! Indica una conferenza stampa, un
incontro con la cittadinanza per chiarire la posizione dell’amministrazione in
merito e poi consenta, a chi ha una opinione diversa dalla sua, di manifestare
tutto il proprio dissenso.
Infine, si coinvolgano e si
consultino geologi seri e dotati di buon senso, che spieghino – come già si
espresse a suo tempo il professore Giuliano
Cannata- l’impossibilità di mettere
in sicurezza il costone di Punta Scutolo. Al momento nessun ci dirà mai cosa si
vuol fare dell'Alimuri e si preferisce
nicchiare, lasciar fraintesi, dire e non dire :E' appena di oggi – 4 marzo
2014- la notizia su stampa ( Metropolis), che l'assessore Giuseppe Tito di Meta di Sorrento e l'assessore Antonio Elefante starebbero discutendo sul da farsi per
demolire al più presto l' ecomostro di Alimuri e Tito non ha mai nascosto la
volontà di accellerare, per realizzare una <<
maxi opera di pubblico interesse>> .
Noi VAS ci chiediamo dove?, La sotto? E quando? Dopo che i due assessori avranno trovato
i soldi per espropriare l'area e avviare
una “appropriata serie di interventi di bonifica del costone”? Ma vi rendete
conto di che follia sarebbe! Si distrugge quell'esoscheletro in una zona
pericolossissima, si spenderebbero soldi inutili per – far finta di
bonificare, perché quel costone non può esser bonificato- e poi si pensa di
riproporre una <<nuova maxi opera>> ! Ma di cosa stiamo parlando ?
I VAS sostengono che l’unica soluzione possibile SE SI DOVESSE DEMOLIRE
L’ESOSCHELETRO e prevedere in quella zona un PARCO NATURALE interdetto alle
persone e niente altro: un’area naturale con flora e fauna protetta. Ma riesce così
difficile pensare a qualcosa che non sia un’altra costruzione o semplicemente
investire soldi per riqualificare in senso naturalistico il nosto ambiente già
così seriamente compromesso?
Franco Cuomo VAS –Verdi Ambiente
e Società

lunedì 3 marzo 2014
UN'ASSISE PERMANENTE DA CONVOCARE SUBITO CONTRO IL NUOVO ECOMOSTRO ALIMURI

Ho letto qualche mese fa l’articolo di Gian
Antonio Stella apparso sul Corriere della Sera sulla cronistoria dell’ECOMOSTRO di
Alimuri e su un suo possibile abbattimento. Ho letto qualche giorno fa pure
l’articolo di Giuseppe Guida apparso su La Repubblica Napoli ,
nel quale si scrive esplicitamente che oggi esisterebbe addirittura “ un accordo, la cui bozza dovrebbe essere già
pronta (e che discende dal famigerato Protocollo d’Intesa proposto dall’allora
governo Rutelli), prevede: approvazione di una variante urbanistica (con
l’oramai ovvio beneplacito della Sovrintendenza e con il Tar pronto a dare man
forte), demolizione del manufatto attuale, “riqualificazione” dell’area e
concessione al medesimo proprietario attuale per realizzare uno stabilimento
balneare a cinque stelle (in zona 1A del Piano Urbanistico Territoriale, di
inedificabilità assoluta, quindi); delocalizzazione della volumetria demolita
(una finta volumetria, visto che trattasi di un mero scheletro in cemento
armato) per costruire un nuovo albergo vista Vesuvio sulla Marina di Seiano,
proprio nei pressi dell’inutile viadotto a dieci campate, cancellando
definitivamente l’intero vallone, compresi gli scorci panoramici pubblici, le
visuali, ettari di uliveti e la sentieristica che attraversa il Rivo d’Arco.
Vorrei
sottolineare che quel protocollo d’intesa, che da quanto si legge
nell’articolo, si tenderebbe di riproporre nella sua integrità, oltre ad essere stato già allora
oggetto di attenzione da parte della Procura della Repubblica ebbe anche un
diniego dalla allora Autorità di Bacino del Sarno e dalla Soprintendenza.
Allora furono i VAS, anche con un ricorso al Presidente
della Repubblica e il sottoscritto, nella qualità di coordinatore
del circolo di Vico Equense a denunciare alla stampa l’accordo scellerato che
si stringeva tra la Sa.An, la Regione Campania, il Comune di Vico Equense ( con l'attuale sindaco Gennaro Cinque) e il Ministero dei beni Ambientali e culturali. Oggi l’ECOMOSTRO dell’Alimuri torna a far parlare di
sé: Fabrizio Geremicca mi chiamò qualche tempo fa perché
voleva sapere da me cosa ne pensassi di tutta la faccenda e se ero d’accordo
per l’abbattimento. Oggi, dopo quello
che sta accadendo da qualche mese, dopo la nomina nella Giunta di Gennaro Cinque
di un assessore non di Vico, Antonio Elefante, ingegnere e imprenditore,
già capo dell’Ufficio tecnico a Piano di Sorrento, noto per aver molto
edificato e costruito, che sembra che tra i suoi obiettivi primari abbia
l’abbattimento di ALIMURI e la sua “ridefinizione”, tutta la faccenda richiederebbe IMMEDIATAMENTE,
soprattutto tutti quelli che hanno a cuore le sorti del territorio di Vico
Equense, di aprire gli occhi, perché è chiaro che si sta tentando di far
entrare dalla finestra ciò che allora fu cacciato dalla porta. E’ opinione di chi scrive, che
l’accordo – che si voleva ormai decaduto – potrebbe ripresentarsi in altre
forme, mentre certamente sembrerebbe
già pronta l’approvazione di una variante urbanistica. Ci sarebbero altre
domande inevase da fare, Di fatto, il
Comune di Vico Equense non ha mai predisposto un’ordinanza di
demolizione, e se anche la facesse chi pagherebbe e con quali soldi costi per
l’abbattimento e per la bonifica del costone? Né risulta sia mai stata fatta
un’ingiunzione in danno alla famiglia Normale per abbattere l’ECOMOSTRO e in ogni
caso se accadesse una cosa del genere la famiglia Normale sicuramente farebbe ricorso per
essere risarcita in qualche modo. Ecco che torniamo al punto di partenza: oggi si riparla
dell’abbattimento di quel rudere che sta lì da cinquant'anni perché ? E' mia
opinione che su quello scheletro c’è chi vuole fare ancora l’affare! Lega ambiente ne richiede l’abbattimento
e le “anime belle” impegnate in "denunce floreali", nel senso
che se le appuntano sul bavero, dovrebbero essere più serie nell’affrontare la
problematica. Il sottoscritto non ha agganci tali da invitare giornalisti e poi
ospitarli a Vico Equense come ce li hanno altri, e se ne sbatte del politically correct e dunque per quanto mi riguarda, da
ambientalista di frontiera e senza referenze, dico
che per conto mio quello che ho sempre sostenuto: quello scheletro potrebbe
rimanere lì per altri cinquant’anni esposto alla consunzione naturale degli
agenti atmosferici e che ben altri mostri oggi deturpano Vico Equense e molto
più recenti come il viadotto di Seiano . Se quella struttura deve essere
abbattuta lo deve essere solo per liberare un tratto di costa da un rudere
ingombrante e impattante e chiunque ne decida l’abbattimento non deve farlo
diventare un affare! Ovvero non deve richiederne la realizzazione di una pari volumetria
nella piana di Seiano I proprietari parlano di volumi e non di suoli, come se
questi fossero fatti di aria. Oggi questo non mi sembra venga detto da nessuno
dei solerti demolitori. L’abbattimento se fosse realizzato, certamente attiverebbe
un ricorso dei proprietari che, anche qui nessuno lo dice mai, quando
acquistarono il complesso sapevano di acquistare un abuso edilizio e sapevano
di poter lucrare sull’acquisto. Allora? Allora se lo si vuole demolire lo si
demolisca, ma questo non dovrà consentire nuove operazioni pericolose e al dire
altrui scadute, ma che di fatto sono ancora lì con tutto il loro carico di
ambiguità . La richiesta della famiglia Normale di una struttura di pari
volumetria in una zona del Comune di Vico Equense ecco, questo pericolo per il
sottoscritto incombe ancora in tutta la sua integrità e potrebbe ripresentarsi
sotto altre forme a seguito dell’abbattimento. Propongo
immediatamente un’Assise permanente di tutte le associazioni presenti sul
territorio insieme ai quei cittadini sensibili agli intellettuali agli
operatori culturali al fine di contrastare questo progetto che sarebbe un
ulteriore sfregio ad un territorio già seriamente compromesso.
Franco
Cuomo VAS –Vico Equense

sabato 1 marzo 2014
VERGOGNA E INCIVILTA': Lo scarico abusivo nei rivi della zona alta di VICO EQUENSE!
C’è di che rimanere
impressionati! Queste foto mi sono state lasciate anonime nella cassetta delle
lettere . Sono raccapriccianti se si pensa che Vico Equense passa come comune
virtuoso per la raccolta dei rifiuti e che noi cittadini paghiamo una TARES
salatissima anche se – in virtù di quanto sostenuto – dovrebbe essere il
contrario. Il sindaco Gennaro Cinque ultimamente si è fregiato addirittura di
un’azione eroica a suo dire: quella cioè di controllare, verificare e scoprire
che molti cittadini di Vico scaricavano in pieno centro le fogne nere in quelle
bianche e che lui “eroicamente” avrebbe risolto il problema , naturalmente
senza dire o denunciare quali cittadini scaricavano i liquami nelle fogne
bianche che poi finiscono a mare. Già, il mare! Tra qualche giorno assisteremo
a grandi dichiarazioni sulla limpida bellezza delle acque del nostro mare e
sulla balneabilità delle nostre coste, la solita cantilena delle solite mosche
cocchiere e dei vigili e solerti amministratori nostrani. Queste foto che vedete sono materiali organici, pelli, ossa,
frattaglie e carcasse di animali gettate nel Rivo Anaro a Moiano subito dopo lo
svincolo per Santa Maria del Castello. Con le piogge di questi giorni questa
roba arriverà a mare. Cosa dice il sindaco Gennaro Cinque di queste
foto? Perché come ha controllato personalmente le fogne nere di cittadini di
Vico Equense – che poi però non ha
denunciato- non controlla o mette ronde di volontari dell’AVF a sorvegliare i
rivi della zona alta? Questi rivi sono autentiche discariche a cielo
aperto! Pubblicherò altre foto questa
volta di rifiuti di amianto negli scarichi sempre di Moiano ma anche della
Sperlonga. Che non si dica poi che nessuno sapeva niente! Il nostro si dice
essere un paese turistico come ci si pone di fronte a questi fenomeni di
inciviltà? Come li si debella. Chi si comporta in questo modo commette degli autentici reati. Chi ammazza il
maiale o uno struzzo o un tacchino non può pensare di gettare ossa e pelli e
tutto il resto fuori casa sua e lasciarlo lì , così pure chi sversa tettoie di
eternit e materiali tossici che avvelenano i terreni e le falde, questa gente
deve essere perseguita penalmente . E allora sindaco come la mettiamo?
Forse ritiene che noi VAS dobbiamo andare a ripulire questi luoghi o i
cittadini stessi? Non è lei che dice
di essere un instancabile controllore
del territorio? Oltre che un grande amministratore? Non è lei il principale
responsabile se queste cose accadono proprio sotto casa sua?
Franco Cuomo VAS- Verdi Ambiente e Società

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