martedì 16 aprile 2013

Psycho Killer: tra funky e ricordi personali, i contorni di un'epoca


 

Talking Heads erano un band newyorkese con sperimentazioni funk, post-punk, punk rock e world music che si formò  1974 e si sciolse 1991.
La formazione era composta da 4 persone, David Byrne , scozzese "leader indiscusso della band" (voce e chitarra), Chris Frantz (batteria e percussioni), Jerry Harrison (tastiere, chitarra e coro) e Tina Weymouth (basso e coro), moglie di Chris Frantz. Si conobbero tutti e quattro nel 1974 alla Rhode Island School of Design , e  la band rimase invariata fino a quando il gruppo si sciolse nel 1991. La musica dei Talking Heads al suo primo apparire mi apparve strepitosa; acquistai il loro primo album nel 1977, appunto, Talking Heads 1977, con la copertina tutta rossa, un album lirico e ironico, critico verso ogni aspetto della società moderna. Il pezzo rappresentativo di quell'album è Psycho Killer. In Italia c’era il movimento degli Indiani Metropolitani, gli autonomi, il collettivo di via del Volsci con Daniele Pifano e Felix Guattari e Gilles Deleuze al raduno di Bologna che fecero conoscere a noi italiani giovani di allora il loro saggio su capitalismo e schizofrenia leggendo passi dell’Anti Edipo con la loro musica come colonna sonora. Memorabile il refrain del pezzo: Qu'est-ce que c'est/ fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better/ Run run run run run run run away . Credo che in quegli anni la band rappresentò lo spostamento dell’interesse artistico musicale di nuovo sulla scena newyorkese dopo anni di predominio british fatto di rock sinfonico e glitter.La musica ritornava alla sperimentazione, ma soprattutto  la scena culturale ritornò dall’altra parte dell’oceano con una nuova onda di artisti, di quel periodo; è anche il caso di ricordare Radio Ethiopia di Patti Smith . Avevo 26 anni e mi sentivo onnipotente, mi chiudevo nella mia unica stanza di allora e con lo stereo a palla ho fatto i miei primi quadri e mi sparavo viaggi immaginari con uno sforzo analitico capace di andare dritto al cuore del mio contemporaneo di allora. Oggi non lo saprei più fare: potenza strabiliante degli ormoni che, insieme alla musica dei Talking Heads, produceva su di me uno strano mix di erotismo e teoria critica della società. Bisognerebbe iniettarsi sempre testosterone e sentire sempre quello strano formicolio proprio lì,come succedeva allora, che poi col tempo si affievolisce e scompare e continuare all’infinito a fibrillare tra arte, musica e letteratura. Vedevo il mondo solo con gli occhi dell’arte e della musica. Warhol disse che gli anni ’80 gli ricordavano per certi versi l’esplosiva creatività dei ’60: era verissimo! Sul finire degli anni ’70 il punk e la new wave rappresentarono un potente deterrente innovativo sulla scena culturale e isolarono concetti indispensabili per comprendere la realtà del mondo dopo la fine del Ventesimo secolo. Parole-chiave come "rizoma", capace di descrivere l'orqanizzazione reticolare e la relazione comunitaria attraverso la quale veniva prodotta la conoscenza insieme a interpretazioni illuminanti sulla deriva tecnologica con la conseguente possibilità di parlare di un "corpo post-organico"; l'identificazione di un apparato repressivo visto come "macchina da guerra" inglobata nel cuore delle società avanzate. Ascoltando i loro brani mi si aprono le visioni di quegli anni, un rimembrare platonico consegnato ad un’altra dimensione.  La completezza stilistica secondo me la raggiunsero e non l’hanno più superata nel 1980 con l'album Remain in Light insiema a Brian Eno, un album che, a mio avviso, può entrare senza tema di smentite tra gli album più innovativi del XX secolo. Un’autentica meraviglia di musica contemporanea fuori dai paludati ambiti dell’avanguardia. Posso dire che avere avuto sedici anni negli anni ’60 e ventisei nei ’70 mi hanno cambiato la vita: non mi sono mai più ripreso e infatti si vede come sono ridotto. Era il ritmo che scandiva le mie esistenze di allora: prima un beat elettrico e poi un funky molto ritmato, dove le percussioni erano ossessive e il ritmo velocissimo. I Talking Heads fusero insieme sonorità  dalle influenze afro mixate a quelle elettroniche e pezzi indimenticabili sono "Crosseyed in Painless", "Once in a Lifetime" e "Houses in Motion. In questa mia rimemoration ripropongo a tutti di riascoltarli anche se non posso più far formicolare gli stessi ormoni di allora.
 Fonti 

lunedì 15 aprile 2013

MANIFESTAZIONE DI SABATO 20 APRILE ore 09,00 borgo marinaro S.Lucia Napoli






Contro lo stato di inquinamento in cui versa il nostro golfo, a difesa del nostro mare. Il Circolo V.A.S. di Vico Equense  aderisce alla manifestazione con l'obbiettivo di sollecitare le sensibilità delle amministrazioni pubbliche affinché si impegnino  ad attivare la depurazione, il controllo sugli scarichi e le reti fognarie.

Franco Cuomo - VAS Verdi Ambiente e Società   








sabato 13 aprile 2013

Ma dove stanno “ i motivi di continuità politica”? I V.A.S. ripropongono al Prefetto la sospensione del Sindaco Gennaro Cinque per effetto del decreto Monti del 2012





Vico Equense come il paese italia, nell’ ingovernabilità. Il Sindaco Cinque non ha più la maggioranza, mentre i suoi assessori si sono dimessi. L’ultimo Consiglio Comunale è stata la riprova di un guazzabuglio di piccoli equilibrismi, calco letti per restare a galla, piccoli e mediocri escamotage che hanno palesato in modo chiarissimo – qualora ce ne fosse stato ancora bisogno – lo stato di irresponsabilità di un gruppo di pseudo amministratori che stanno ancora dove stanno solo per fare i propri interessi, una pletora di personaggi il cui spessore etico, politico e culturale si fa fatica a rintracciare. E’ una storia che si ripete: un paese allo sbando, un paese in cui molto ci sarebbe da fare a cominciare dalla scuole da ristrutturare ed ampliare, da centri sociali per anziani che non ci sono e di cui si sente l’urgente necessità a strutture sportive per i giovani che mancano, al cinema che ci è stato sottratto e demolito vergognosamente nel silenzio di tutti e- direi io – anche nel silenzio di tutta la città. E’ da tempo che vado dicendo che, per conto mio, tutto il Consiglio Comunale si sarebbe dovuto dimettere. Dimissioni rese necessarie  anche per i casi di  condanne di cui sono stati soggetti gli amministratori, Sindaco compreso e che  sicuramente dovevano essere argomento  di una  discussione che invece non c’è stata. Oggi siamo arrivati alla delegittimazione del Sindaco, anche qui, non si capisce se per calcolo politico ( farlo ripresentare alle prossime elezioni)o perché realmente i conflitti nella sua maggioranza sono ormai incontrollabili: tutta la vicenda dell’elezione del Presidente del Consiglio ne è la riprova. I V.A.S. a questo punto di totale e palese ingovernabilità ritengono di dove dover sollecitare ancora una volta il Prefetto circa la sospensione del Sindaco , sospensione che il Circolo ha richiesto con una lettera formale e che il Prefetto ha ritenuto di non applicare per “motivi di continuità politica”. Questa determinazione, alla luce di tutto quanto sta accadendo oggi, ci lascia molto perplessi; i V.A.S. non comprendono su quale maggioranza possa fare affidamento il primo cittadino! Altro che continuità politica citata dal Prefetto! A Vico Equense regna oggi la più completa instabilità politica, come anche lo stesso Prefetto potrebbe accertare, sia  dalle notizie di stampa sia da altre fonti informative! E allora, alla luce di tutto quanto appena detto, e anche basandosi su un’intervista abbastanza fumosa rilasciata del Sindaco stesso al giornaletto Agorà di stamattina 13 aprile, nel quale dichiara che bisogna riandare al voto, ma resta sul vago sulle sue dimissioni parlando di commissariamenti a venire, i V.A.S. sollecitano ancora una volta il Prefetto sulla richiesta di applicare nei confronti del Sindaco Cinque di Vico Equense la misura di sospensione istituzionale prevista dal Decreto Monti del 2012 e già applicata nei confronti del Consigliere Giovanni Starace. A nostra opinione, non ci sono più motivi che potrebbero motivare una non applicazione, non ci sono più – qualora ci siano mai state- continuità politiche da salvaguardare, né tanto meno maggioranze forti che potrebbero governare.

Franco Cuomo – Coordinatore Circolo V.A.S. di Vico Equense

venerdì 12 aprile 2013

La Mostra su Franco Autiero: in conclusione







Si è conclusa stamane la bella mostra su Franco Autiero all’Accademia di Belle Arti di Napoli  il percorso espositivo dei lavori scenografici realizzati dal nostro insieme ai bozzetti, i disegni originali, gli oggetti di scena, il tutto, inserito in un labirinto di cartone riciclato progettato dalla figlia Valentina Autiero che è anche presidente dell’Associazione Franco Autiero, costituitasi quest’inverno scorso, al fine di promuovere l’opera di questo drammaturgo eclettico – e anche difficile per molti versi – di pubblicarne i testi e rappresentarne i molti lavori scritti. La mostra si è arricchita, nella serata di apertura e nella mattinata di chiusura di pirotecniche quanto esilaranti letture tratte dai lavori Franco Autiero. La serata inaugurale, lunedì 8 aprile ha visto letture di Gianfelice Imparato che ha interpretato un pezzo tratto da Ambo, Elisabetta D’Acunzo ed Ernesto Lama che hanno recitato un brano da Matamoro, Sandra Borgia intrigante e sardonica con un pezzo da Espiantati e infine e una esilarante e  ammiccante Isa Danieli che ha rappresentato un brano tratto da Polveri Condominiali, il tutto è avvenuto nella bellissima sala del teatro dell’Accademia, una sala che per capienza e restyling si presta ad essere uno spazio unico nel suo genere nella città di Napoli. Stamani, la conclusione con la graffiante lettura di Fulvia Carotenuto interprete storica dei lavori di Franco Autiero che ha letto pezzi da Polveri Condominiali. Mi stupisco sempre ogni qual volta, come se fosse la prima, quando i pezzi di Franco Autiero prendono vita sulla scena, in questo caso era suggestivo ed emozionante vedere il labirinto scenico allestito della mostra, sul tavolato della scena del teatro: una scenografia che rappresentava se stessa e i testi che prendevano vita in una rapida sequenza di mille e una storia. La drammaturgia del rischio[1] è un percorso teatrale e linguistico e filosofico antropologico che le nuove generazioni dovrebbero conoscere e dunque è stato interessante portare la mostra a Napoli e proporla alle giovani generazioni di artisti che frequentano l’Accademia. Se oggi la scrittura fa mostra di sé come prova di esistenza attraverso i social networks, attestando il primato del segno scritto quasi a voler contestare duemila e passa anni dopo a Platone della Lettera VII il primato della parola parlata, la lingua drammaturgica di questi autori, sembrerebbe invece dargli ragione perché è l’unica capace di essere connotativa della realtà. Sarebbe interessante proporre la riflessione sui testi di questi autori e, su quelli di Franco Autiero in particolare, per far emergere il ripensamento profondo che questi autori posero in essere rispetto alle modalità comunicative del teatro e di una particolare scrittura che sembra voler oltrepassare il limite del segno per riconsegnare la parola ad un pastiche creativo che è l’unico depositario del vero: ovvero del vero che si rappresenta sulla scena. “Il dialetto si affianca spesso all’italiano […] ci si abitua a considerare la realtà linguistica in maniera non uniforme, variegata” , ma ciò che rimane, sono queste escursioni linguistiche che sembrano voler attestare il primato di una magia della parola che trancia di netto pezzi di realtà acutamente osservata. Tutto deve essere ancora goduto di questo autore, tutto deve essere ancora decifrato e ri-velato: plurilinguismo giocato sulla tracce di verità nascoste nel quotidiano più trito e banale, il più delle volte vissuto da soggetti espulsi dalla storia. Questa mostra ci ha fatto riflettere su questa dimensione culturale: non mi sembra poco in un momento di totale debacle di tutto quello che potrebbe essere un tantino più interessante dell’economia.

Franco Cuomo – Socio Fondatore dell’ Associazione Franco Autiero


[1] Cfr. F. Cuomo, Dei volti che ha Medusa. La drammaturgia del rischio, Longobardi ed, 2007;

mercoledì 10 aprile 2013

Il ritorno dell’arcaico in un pomeriggio d’agosto: il femme niello come rappresentazione archetipale di una verità interdetta


Ripropongo, su richiesta, questo post scritto nel 2011 per l'associazione AFAN, dopo un incontro con il regista Massimo Andrei ( Mater Natura ), forse inizio di una ripresa di un mio vecchio progetto, il cui tema, riappare sempre, all'improvviso.

mercoledì, 17 agosto 2011

rilievo marmoreo con scene dionisiache  nel cosiddetto IV stile
"  E' certamente la celebrazione di un mistero Dionisiaco. Dioniso, raffigurato alla greca sul Piedistallo offre una coppa di vino (kantharos) a due figure. Ora il punto è questo. Le due figure sono dai profili due figure maschili, in abiti femminili, il secondo poggia la mano sulla spalla del primo che impugna un martello, rivolto verso il dio.Sono indubitabilmente due maschi, come si può capire dal taglio dei capelli. La statuaria dell'epoca ed altri bassorilievi, rappresentano le teste femminili in altro modo.Al centro una figura con la barba che rappresenta ancora una volta Dioniso, e sulla sinistra, per chi guarda, una menade danzante. Indubitabilmente il mistero dionisiaco "celebra le nozze di Argo e Opi, altri due fanciulli iperborei, che sarebbero giunti a Delo ancora, prima di Adorico e Laodico, facendo lo stesso viaggio che era un viaggio di nozze iniziatico allacciati l’uno all’altro teneramente".Il brano riportato tra le virgolette fa parte di un racconto pubblicato due anni fa nel mio romanzo "Quell'estate psichedelica del 66". Ora questo frammento ercolanense, ma da la riprova della celebrazione di nozze misteriche tra maschi, un rito iperboreo trasmigrato segretamente in Grecia ed attribuito a Dioniso. Le due figure maschili si stanno congiungendo in nozze, con vestiti da donna".

 Il ritorno dell’arcaico in un pomeriggio d’agosto: il femme niello come rappresentazione archetipale di una verità interdetta che scompare.

 

Luigi Di Cristo, Presidente dell'AFAN ( Associazione Femmenelle Antiche Napoletane)


Ciro Cascina attore e poeta


 
“ i riti della Gnosi e delle sette esoteriche, sono abbastanza simili a quelli del sabba o del Carnevale per riconoscervi le membra deiecta di tale religione […] se prestiamo attenzione alle descrizioni dei sabba, abbiamo già supposto che la realtà che vi si nasconde è quella del Carnevale, nel corso del quale gli uomini si travestono da donna, spesso da vecchia, e onorano il loro dio, il becco, con riti quali; il soffia culo, il baciaculo, o il fuoco alle chiappe.[…] E’nella prospettiva del travestimento che trova risposta la questione del sesso degli stregoni, dei travestiti, ma anche di quello dei preti o ( spesso uomini mascherati nello loro lunghe vesti ). Assenza e timore della donna reale, travestimenti e mimiche che permettono di imitarla. Non è qui solo in causa l’omosessualità o la sodomia. Molte descrizioni, sottolineano l’importanza in seno alle confraternite maschili che si travestono, del parto spirituale anale, come ce lo descrive il re di Torelore “.
[1]

Quando in un assolato pomeriggio di questo agosto  Luigi Di Cristo, presidente dell’AFAN ( Associazione Femmenelle Antiche Napoletane), mi venne a prendere alla stazione di Castellammare e mi parlò di un progetto che aveva a cuore, a me venne in mente il passo che ho citato in apertura e il motivo è presto detto. Il progetto era la conservazione della cultura del femminello o della femminella o del femmeniello, anzi la diffusione del rito delmatrimonio dei femmenielli e della figliata dei femme nielli . Era la prima volta che ci incontravamo, mi colpì la delicatezza dell’espressione, una collana di corallo, e un buon odore di sandalo, per il resto, sembrava uscito direttamente dagli anni ’70, dalla cultura hippy. In un momento mi raccontò la sua vita movimentata e nomade, così immensamente diversa dalla mia stanziale e monotona: India, Olanda, Marocco e soprattutto collaborazioni col fior fiore dell’antropologia culturale e dell’etnografia: Georges Lapassade, scomparso da poco, un intellettuale come Pino Simonelli, Dominique Fernandez. Autori e nomi che nei primi anni ’70 avevo avvicinato e studiato insieme ad Annibale Ruccello e Franco Autiero tramite Roberto De Simone. Quell’incontro, come un flash sparato negli occhi, mi riportava alla memoria episodi che credevo cancellati e rimossi dalla mia vita e dai miei interessi culturali di oggi. E mentre lui guidava e parlava con passione e con foga, attraversavamo Torre Annunziata e ci inerpicavamo a Treccase, sulle pendici del Vesuvio ,  io pensavo al Ballo di Sfessania  a Lucia Canazza[2] femmenella amata ed uccisa dall’amante, e ad un mio breve e provocatorio scritto a commento di un ritrovamento di un bassorilievo marmoreo rinvenuto nella Basilica di Ercolano scavi ( fig.1)


1237221128717_bassorilievo[1]1
 
E’ stato grazie a questo commento
[3] che io e Luigi Di Cristo, quel pomeriggio ci eravamo “ritrovati” e grazie a questo commento, io rincontravo un’altra persona che pure aveva già sfiorato la mia vita in quei turbinosi anni di cambiamenti e di scoperte: Ciro Cascina. Solare e lunare insieme, di delicato lino bianco vestito con un rubino all’orecchio sinistro ed un grosso anello d’oro; la delicatezza di un sogno e la soave lontananza di chi custodisce un segreto antico. Negli occhi di entrambi: disponibilità all’ascolto, pacatezza, mitezza. Nulla avviene per caso e la vita è un ben strano gioco. Ho chiesto a Luigi cosa c’entravo io in questo progetto, ma la domanda era già di per sé stonata, perché io in quel progetto ci ero già finito trent’anni prima. E poi ci ero finito con l’incipit del mio romanzo e poi ancora col mio interesse attuale per il cross dressing ovvero, la pratica del travestimento nelle società a capitalismo maturo, come si diceva un tempo, o come diremmo oggi,  genericamente, postmoderne.

Lo spazio della sessualità in area mediterranea è stato spesso oggetto di letture mitiche legate alla ricerca sul culto della dea madre Cibele e di suo figlio Attis.  Κυβέλη – Kubelē, la grande dea madre, che per i latini diventa Cibele e per i greci Rea Ῥέα una titanide figlia di Urano e di Gea.  Ma il travestitismo sessuale si connotava di ritualità sacre alla dea quando in queste  si commemorava il suicidio del figlio, che dopo essere impazzito si evirava e si gettava da una rupe. I coribanti, sacerdoti di Cibele e che Catullo descrive come eunuchii che si vestivano da donna, suonavano tamburi a cornice ( tammorre) e cantavano in una sorta di estasi orgiastica, dimenando il corpo ed il capo come fossero donne impazzite d’amore, e nel corso di questa danza orgiastica, quando l’immedesimazione era all’acme della perdita di identità maschile alcuni arrivavano ad evirarsi con pietre appuntite. Virgilio riferisce che nei pressi di Avellino, nei luoghi in cui oggi sorge il santuario di Montevergine, si trovava un tempio dedicato alla dea. A tal proposito è interessante notare che ancora oggi Montevergine è un luogo di culto per persone omosessuali e transessuali, che ogni anno, in occasione della festa della Candelora, si recano al santuario, salmodiando e suonando tammorre, per accendere una candela in omaggio all'icona di una Madonna nera che vi è conservata
[4].Personaggi dal sesso mascherato erano dunque già presenti presso di noi da migliaia di anni ed è giusto tornare indietro nel tempo, se si vuole comprendere la natura  di un fenomeno  che in area mediterranea è molto diffuso e che, forse oggi a causa di una concezione omologante dell’omosessualità, - che dal mio punto di vista c’entra relativamente -, tende ad essere marginalizzato, spesso ridicolizzato e  messo ai margini. Io credo che l’origine dei femminielli, vada cercato in queste derivazioni e non in una teoria della omosessualità, per altro freudianamente limitante e superata o in una teoria del transessualismo, dove il soggetto avverte una sofferenza nel vivere in uno stato che non sente suo, fino a porre fine a questa sofferenza con un intervento risolutorio. Di contro la figura del femmeniello ride, balla, canta, pazzea, anche se il riso spesso è connaturato ad una nota amara. La sua immagine, come quella di un paese il cui luogo ha una abbacinante luce mediterranea e il colore azzurro e profondo del mare. Un luogo con pianeti, continenti, universi di cui sarebbe impossibile non trovare la traccia su qualche carta geografica o in qualche cielo, perché questi non appartengono a nessuno spazio concettuale preciso, ma di certo ad uno spazio fisicamente rintracciabile e, io colloco questo spazio, sulla rena nera del litorale vesuviano  e sulle antiche spiagge assolate e deserte di Palepoli.
Un esempio di come siano antiche le radici di rituali appartenenti al mondo di uomini che si travestivano da donna, mimandone la gestualità, che sono esistite fino a poco tempo fa, ma che oggi tendono a scomparire e che sono anche difficilmente visibili- io per esempio ho solo visto adattamenti letterari,cinematografici o teatrali
[5], uno di questi è la  figliata dei femmenielli. E’ una pantomima che riassume in sé aspetti derivanti dall’antico rito della fecondità, praticato per secoli a Napoli. Il parto è quasi sempre ambientato segretamente alle pendici del Vesuvio, tra  Torre del Greco e Torre Annunziata, è una sorta di iniziazione ad una femminilità quasi sacerdotale ( ritornano i Coribanti) e prevedeva il richiamo a conoscenze  esoteriche ed alchemiche.
Naturalmente, per me questi aspetti si connaturano esclusivamente di una veste estetica: il femmeniello, modello reale di una identità di genere di un mondo che oggi non esiste più, può rivivere solo come rappresentazione teatrale e dunque, paradossalmente riproporsi esteticamente come "Rebis", res ( la cosa ) + bis ( doppio) , cosa doppia, ovvero quello che la figliata dei femmenielli  cercava di realizzare: il parto di una figura dal sesso incerto e non definito. Un ermafrodito, l'unica creatura che contenesse i due elementi in cui è suddivisa tutta la natura. I greci, ai quali molto dobbiamo, ma dai quali oggi siamo lontanissimi culturalmente, ritenevano divino l'ermafrodito, perché figlio della bellezza (Afrodite) e della forza (Ermes)
[6]. Quel parto celebrato resta quello che è sempre stato: una rappresentazione misterica nel passato, una rappresentazione teatrale nel presente, dimensioni che poi per me sono quasi la stessa cosa. Condivido pienamente la riflessione di Nicola Sisci: “Alcuni femminielli saranno oggi divenuti transessuali, altri ancora si chiameranno omosessuali, pochi partecipano ancora agli antichi riti della “candelora” o della “riffa”, solo qualcuno pratica ancora il “matrimonio masculino” o si lascia coinvolgere nella “figliata”, ma della storia del femminiello nessuno può ancora scrivere la parola fine. Da un punto di vista lacaniano il femminiello potrebbe rappresentare per gli altri, uomini e donne, una deroga al divieto, la possibilità, rinvenuta nel simile, di essere altro da ciò che i codici simbolici prescrivono con la loro trascendenza sul piano del reale; ma d’altra parte potremmo, sempre per ipotesi, pensare che, alla fascinazione/attrazione, fa da controparte la spinta a segregare, a tenere serrato in una delimitazione spaziale circoscritta, i quartieri popolari, il ventre di Napoli, ciò che di più perturbante esista: l’incontro con la realizzazione dell'onnipotenza-impotenza originaria e le relative angoscie, descritte da Melanie Klein ”[7]
Se la storia iconografica e culturale del femmeniello è questa, essa continua a dirci che è la storia di un corpo negato, il corpo di un’utopia, il luogo simbolico di uno spazio trasfigurato che vuole cancellare e superare le limitazioni imposte dall’economia sessuale riproduttiva e dalla sua claustrofobica morale, uno spazio che si propone  nella rappresentazione. Dunque è giusto che il corpo del femmeniello e il matrimonio masculino, riprendano vita, ma questa riproposizione e questa tutela devono affrancarsi da facili manipolazioni folcloriche che ne potrebbero consegnare l’immagine alla pagliacciata ed al ridicolo della presa in giro. Il femmeniello non è un altro genere dell’omosessualità, come erroneamente si crede e l’omosessualità è tutta interna all’origine del termine, che fu coniato nel 1869 dal letterato ungherese di lingua tedesca Károly Mária Kertbeny (1824-1882) (nato Karl-Maria Benkert) che lo usò in un pamphlet anonimo contro l'introduzione da parte del Ministero della Giustizia prussiano di una legge per la punizione di atti sessuali fra due persone di sesso maschile. Le sessualità che oggi siamo abituati a considerare con identità specifiche, appartengono all’evoluzione storica e culturale delle economie dei nostri corpi: l’identità gay, l’identità trans gender, l’identità etero, sono confrontabili solo con se stesse. E’ ingenuo e stupido paragonare il rapporto che esisteva tra l’erastes e l’eromenos, con le figure sessuali contemporanee[8]. Così il  femmeniello e la sua modalità espressivo /esistenziale è ciò che resta dell’archetipo dell’armafrodito antico, della sospensione dei ruoli maschio/ femmina.

 La sua specificità è che una verità può realizzarsi in lui, mentre ciò non avviene per le categorie sessuali contemporanee che conosciamo, concentrate sulle dinamiche del corpo o dell’emancipazione/secolarizzazione.

 Questa verità non è quella per cui due più due fa quattro, o altre piccole verità che sono nella nostra mente: non  è lei ad essere nel femmeniello, è il femmeniello ad essere nella sua verità: essa avviene in lui, si svela heideggerianamente, come evento, a lui e solo a lui, a patto che rinunci alla sua oggettività, alla sua secolarizzazione, ovvero, che resti consegnata al suo passato antico, come una vetusta rovina, contrariamente, esso è destinato a trasformarsi, ad entrare nella secolarizzazione . Solo questo innesto (attraverso il quale si svela al femmeniello il fatto che egli è impiantato nella sua verità) rende al femmeniello questo nome, e la consapevolezza che l’Essere/antico, il nume e il femmeniello, si appartengono reciprocamente. D’altra parte basta guardare le rappresentazioni che l’AFAN ha raccolto, per capire il senso di tutto il progetto, un senso contradditorio eppure con una sua logica perseveranza: la salvezza del modo di essere del femmeniello antico, senza alcuna volontà di trasformazione. Essi sono e vogliono rimanere i custodi di un segreto antico che rifiuta la trasformazione, ma essi corrono un rischio che è quello che aveva già intravisto Michel Foucault: “ Sarò trasformato, salvo o forse morto “
[9]. Si morto, poiché non vi è salvezza possibile nel rimanere immobili: il femmeniello oggi può scegliere solo tra il niente ed il caos in cui siamo vivi. Smettere di cambiare, voler sfuggire ad una realtà esteriore e interiore che è definitivamente caotica, significa vivere come morti o consegnarsi irrimediabilmente solo all’estetica.
                                                                       Franco Cuomo 15 agosto 2011 
[1] Franco Cuomo, Quell’estate psichedelica del ’66, Lampi di stampa, Milano, 2006; ma anche sull’argomento vedi:
Michelle Z. Rosaldo, “Women, Culture and Society: a Theoretical Overview” a cura di M. Rosaldo e L. Lamphere (Stanford: Stanford UP, 1974) 17-42; Michelle Rosaldo, “The Use and Abuse of Anthropology: Reflections on Feminism and Cross-Cultural Understanding,” Signs 5,(1980): 401; Sherry B. Ortner e Harriet Whitehead, “Introduction: Accounting for Sexual Meanings,” Sexual Meanings: The Cultural Construction of Gender and Sexuality, a cura di S. Ortner e H. Whitehead (Cambridge UP, 1981) 1-27. In. 
http://ilpalazzodisichelgaita.files.wordpress.com/2011/06/la-guerriera.pdf 
[2] Michele Rak (Università di Siena), La schiava mora. Da Lucia Canazza a Josephine Baker. Convegno 15-17 giugno 2011,(atti)Di fronte all'Africa. Effetti culturali della diaspora africana in Europa dal mondo antico al Rinascimento, Università del Salento;
[3] E' la celebrazione di un mistero Dionisiaco. Dioniso, raffigurato alla greca sul Piedistallo offre una coppa di vino (kantharos) a due figure. Ora il punto è questo. Le due figure sono dai profili due figure maschili, in abiti femminili, il secondo poggia la mano sulla spalla del primo che impugna un martello, rivolto verso il dio.Sono indubitabilmente due maschi, come si può capire dal taglio dei capelli. La statuaria dell'epoca ed altri bassorilievi, rappresentano le teste femminili in altro modo.Al centro una figura con la barba che rappresenta ancora una volta Dioniso, e sulla sinistra, per chi guarda, una menade danzante. Indubitabilmente il mistero dionisiaco "celebra le nozze di Argo e Opi, altri due fanciulli iperborei, che sarebbero giunti a Delo ancora, prima di Adorico e Laodico, facendo lo stesso viaggio che era un viaggio di nozze iniziatico allacciati l’uno all’altro teneramente".Il brano riportato tra le virgolette fa parte di un racconto pubblicato due anni fa nel mio romanzo "Quell'estate psichedelica del 66". Ora questo frammento ercolanense, ma da la riprova della celebrazione di nozze misteriche tra maschi, un rito iperboreo trasmigrato segretamente in Grecia ed attribuito a Dioniso. Le due figure maschili si stanno congiungendo in nozze, con vestiti da donna.
[4] Gli aspetti sincretici del culto sono descritti nel documentario La candelora a Montevergine, prodotto dall'Università "Federico II" di Napoli.
[5] Curzio Malaparte, La pelle, e l’omonimo film di Liliana Cavani.
[6] Mario Buonconto, Napoli esoterica, Newton Compton ( tascabile), 1996.
[7] Nicola Sisci, Seminario: PERCORSI DELL'IDENTITÀ DI GENERE, Università degli studi di Salerno, 9, giugno 2011. ( Nicola Sisci è regista e psicoterapeuta)
[8] Michel Foucault, Storia della sessualità, vol.I, Feltrinelli, Milano 1987.
[9] Paul Veyne, Foucault, il pensiero e l’uomo, Garzanti, 2008, p.149;
  Roberto De Simone, La gatta cenerentola, Il suicidio del femme niello, 
http://youtu.be/x-GRdqLEEWM 

-- luigi di cristo presidente A.F.A.N

lunedì 8 aprile 2013

Le signore inviperite



Quando le signore si inviperiscono, loro malgrado, diventano ridicole, così ostentano cultura a piè sospinto, manifestando finta distanza e malcelata superiorità. Eccole allora di-menarsi, come menadi appunto invasate dal dio, e lasciare in giro per la rete, ma anche per la strada, preferibilmente, agli angoli, piccole perle di moralismo d’accatto, elucubrate citazione ai classici latini e greci, sermoni sulla bontà d’animo ( solo la loro naturalmente),ma in realtà pronte a dilaniare il malcapitato o la malcapitata che ha osato evidenziarne i tic, e il modo di fare. La signora inviperita allora divorata dall’atrabile si scaglia sul suo avversario e da il meglio di sé nella distillazione dei veleni che inocula nelle mele, che sempre lascia in giro e da cui non si separa mai: piccole allusioni, frecciatine, sospiri, piccoli tentennamenti del capo evitando di fare vedere che in realtà è rosa dall’ira e nell’ira commette errori, ne commette tanti che il colore del viso dal giallo vira al verde, ma, l’errore più grande lo commette quando, nella rabbia lascia sperticati commenti che proprio per ostentare la sua classicheggiante cultura vasta e sconfinata finiscono col copiare lo stile descrittivo di povere penne e mediocre menti. Ad maiora signora inviperita e nella rabbia non dimentichi le mele?

mercoledì 3 aprile 2013

Un referendum su una strada illegale, improponibile che avalla falsità e cattiva coscienza


Una  precisazione necessaria

E’ sorta improvvisamente la necessità che io apporti una mia precisazione ad un mio post apparso sul mio blog Cronache da Agharta del 3 aprile ultimo scorso dal titolo: “Un referendum su una strada illegale, improponibile che avalla falsità e cattiva coscienza”.
Nella parte finale del detto post, allo scopo di ribadire il mio dissenso politico nei confronti della attività del gruppo di minoranza in Consiglio Comunale denominato “ In Movimento per Vico” – attività da me ritenuta, alla luce degli avvenimenti politici locali, poco incisiva, incerta e confusa, ho accennato ad un fatto contingente e di pubblica conoscenza poiché pubblicato anche da altri organi di stampa e scritto della circostanza che uno dei tre consiglieri comunali del predetto gruppo di minoranza – cioè la prof.ssa Scaramellino – “convive tranquillamente con persone condannate”, anche se con sentenza di primo grado e non definitiva.
Il riferimento chiaro ed inequivocabile è alla composizione del C.d.A . ( Consiglio di Amministrazione ) dell’Istituto SS.Trinità e Paradiso, in cui sono presenti, oltre al Presidente, i consiglieri Scaramellino e l’ex consigliere Matteo De Simone.
Questo mio giudizio politico di non condividere tale composizione del Consiglio di Amministrazione di questo Ente, da me per altro espresso già in diverse occasioni, ha bisogno però di una precisazione che mai avrei pensato di dover fare, ma che oggi, per sopraggiunti motivi personali sono tenuto a fare. Mai e poi mai , la parola “convivenza” da me inserita nel post  è riferita alla dimensione personale, familiare, parentale  e di quanti rientrano nell’orbita e nella vita della prof.ssa Scaramellino, la cui onorabilità personale e professionale, oltre a non essere stata messa in discussione, non rientra in questa critica, e, mi offende non poco il pensiero che qualcuno abbia ritenuto che il mio punto di vista in materia fosse diverso! Io ho solamente espresso un giudizio politico forte e netto. La “convivenza” istituzionale che si è venuta a determinare nel C.dA. della SS. Trinità e Paradiso non è accettabile a parere del Circolo V.A.S. di Vico Equense e mio personale e questo giudizio politico lo ribadisco con grande determinazione chiedendo le dimissioni dell’intero Consiglio di Amministrazione.
Per quanto concerne invece le doti personali e morali della prof.ssa Scaramellino non sono in discussione e né sono state mai oggetto di argomento pubblico perché non è mio costume entrare nella vita personale della signora né di chicchessia.
Franco Cuomo – Coordinatore del Circolo V.A.S. “AEQUA”
di Vico Equense




La foto utilizzata è di Alessandro Savarese


Leggo stamattina,  dell’ennesima buffonata che i tre Consiglieri Comunali di In Movimento per Vico annunciano di voler fare: un referendum sul viadotto del rivo D’Arco e  i cui prodromi erano stati già annunciati : un referendum da sottoporre alla cittadinanza di Vico Equense sull’abbattimento o meno della strada di cantiere dell’impianto di depurazione di punta Gradelle. I tre Consiglieri si guardano bene dal dire ciò che andrebbe detto e allora cosa fanno? Non prendendo posizioni in merito sottopongono ai cittadini un quesito fasullo. Su cosa dovrebbero esprimersi i cittadini? Su una strada che non è di proprietà comunale? E perché dovrebbero farlo? Oppure ancora: dovrebbero forse esprimersi su di un manufatto illegale, perché tale è diventato, e in questo caso se illegale perché chiederne il mantenimento o la demolizione ai cittadini e non perorarne apertamente e chiaramente la demolizione in Consiglio Comunale? La capziosità, perché ormai di capziosità si tratterebbe, per non usare parole più pesanti, dei tre Consiglieri è ormai palese. E’ certamente assolutamente falso ciò che affermano quando dicono di” voler proporre alla cittadinanza un referendum consultivo per decidere al più preso il da farsi e definire collegialmente la strategia del futuro: Abbattere o no la strada? Oppure ( e qui la falsità più marchiana n.d.r. ) metterla in sicurezza con ulteriori interventi così da farla diventare un’arteria vera e propria”. Falso perché quella strada è una strada di cantiere che sarebbe dovuta essere demolita dopo la fine dei lavori del cantiere di punta Gradelle, doveva essere una strada provvisoria e non quello che è attualmente diventata: uno sconcio devastante in cemento armato brutta quanto inutile. Il punto è che i lavori non sono ancora terminati e dunque quella strada resta quello che è, una strada di cantiere. Perché confondere i cittadini di Vico facendo credere loro che quella strada potrebbe essere utilizzata per altri scopi? Quella strada è asservita ai lavori per il depuratore di punta Gradelle e lo ripeterò fino all’infinito! Quando questi lavori (che ora sono fermi), saranno finiti la strada dovrà essere demolita! Questa proposta invece vorrebbe traghettare i cittadini di Vico Equense verso una proposta sostenuta dal Sindaco Gennaro Cinque, quella cioè di “rendere il tracciato aperto alla circolazione in particolare d’estate per tentare di decongestionare il traffico verso la fascia costiera”. Appare chiara allora, la volontà dei tre Consiglieri della minoranza con la proposta di questo referendum, a mia opinione illegittimo, di rendere un “favore” o di portare acqua al progetto del Sindaco: è chiaro che la popolazione si esprimerebbe per il mantenimento o il riutilizzo, ma mi chiedo quando sia eticamente corretto sottoporre a cittadini disinformati un quesito sovraccaricato di lati oscuri, ma soprattutto perché chiedere alla gente di esprimersi se mantenere o no un manufatto illegale? Mi domando dove sono finite le esternazioni di ripulsa estetica fatte dalla Consigliera prof.ssa Scaramellino? E dove sono finite le dichiarazioni pubbliche dal Consigliere dr. Maresca di demolizioni senza se e senza ma, rilasciate ad un convegno del partito Democratico di qualche anno fa all’Hotel Aequa ? Apprendo dalla stampa che i consiglieri avv. Starace, prof.ssa Scaramellino, dr. Maresca terranno una conferenza stampa venerdi e un incontro pubblico sabato nella sede del movimento è veramente l’apoteosi dell’ipocrisia : Avevo precedentemente consigliato ai tre Consiglieri di dimettersi, , ho cambiato idea, consiglio loro di passare direttamente nella maggioranza, dove troverebbero certamente buona accoglienza, viste le proposte che presenteranno per la “riqualificazione della fascia costiera” e visto che qualcuna di loro già giornalmente convive tranquillamente con persone condannate per falso e per abuso e che con una nochalance disarmante un giorno pubblica improperi contro la strada mostro e l'altro avalla il referendum per la possibile salvezza .
Franco Cuomo – VAS- Circolo Aequa Vico Equense