mercoledì 11 dicembre 2013

PD oggi. Se il linguaggio diventa espressione del niente: nichilismo televisivo e povertà concettuale

Alessia Morani deputata PD e Massimo Cacciari filosofo




La vittoria di Matteo Renzi, mi sollecita tutta una serie di riflessioni che sono state per altro già oggetto di un mio studio, con relativa pubblicazione nel 2006: all’epoca insegnavo Sociologia dei processi comunicativi e culturali  per il corso di Laurea Magistrale in Disegno Industriale alla SUN ( Seconda Università di Napoli). Le riflessioni odierne, che mi rimandano a quel mio libro, nascono dall’ascolto attento del linguaggio utilizzato da due rappresentanti della nuova segreteria del PD, due donne, che hanno preso parte a due trasmissioni televisive: una Otto e Mezzo di Lilli Gruber, su La7 e l’altra Ballarò di Floris su RAI3. Le due esponenti erano: le deputate Alessia Morani che aveva come interlocutore Massimo Cacciari  e Pina Picerno. Non entro nel merito delle discussioni ma non ho potuto fare a meno di ascoltare una sequela di luoghi comuni esposti con un linguaggio televisivo che ormai ha irrimediabilmente compromesso un esercizio critico del pensiero. Convenzionali e banalissime affermazioni delle due esponenti di partito, esternate con la convinzione di chi stia dicendo chissà quali cose innovative ed importanti. Chi volesse verificarle può rivedere le due puntate. Colpiscono soprattutto i toni, stil confidenziale: “ Matteo mi ha chiamato […] e mi ha chiesto se volevo entrare in squadra e io ovviamente ho detto di si” , poi un susseguirsi di frasi fatte.La  retorica del “rimbocchiamoci tutte le maniche”, un fraseggio da slogan pubblicitari, del tipo: i can, i dream, , il bene comune ecc. che all’orecchio di un ascoltatore attento sarebbero stati subito riconosciuti come un cicaleggio senza fondamenti. La rispolverata della solita storia dell’importanza delle donne negli apparati, che è diventata un refrain insopportabile, o che “ il paese è stanco di una politica che non da più risposte” che è necessario un timing serrato delle cose da fare nei prossimi mesi”, della necessità di “un piano straordinario per il lavoro” del “taglio ai costi della politica" e poi, aggiungere chicca tra le chicche ( rimbeccata da Cacciari- guardato come un alieno dalla deputata il quale gli ricordava che affermando quelle cose non stava dicendo delle grandi novità) un: “io sono giovane, sono arrivata adesso e la politica a me hanno insegnato che è mediazione” : Insomma un rimanere vaghi sui problemi reali, sulle alleanze o sulla messa in discussione di questa maggioranza, un parlare sul nulla con grande convincimento, nel senso che, la stessa Morani era molto convinta di quello che diceva. Stessa storia con la Picerno, stesse dichiarazioni su donne e sull’esser giovani, insomma un copione linguistico ripetuto che – è mia opinione – rappresenta la débacle di qualsiasi pensiero critico, di qualsiasi riflessione seria sui concetti. Ecco, questo è il punto: questa vittoria di Matteo Renzi, oltre ad aver decretato la sparizione definitiva della sinistra, decreta la completa affermazione dei linguaggi televisivi ovvero delle pratiche di rappresentazione dei discorsi che prima di esser pronunciati si sottopongono ad un montaggio ovvero un’operazione che di solito va fatta dopo che le immagini sono state registrate. Si  taglia, si seleziona, si riformula, si dà ordine, si escludono i passaggi noiosi, si manipolano i contenuti. Tutti i linguaggi, penso anche ai linguaggi quotidiani parlati dai quarantenni in giù, sono omologati ai format televisivi, ovvero obbediscono a precise regole iconiche e formali che decretano la nascita di un  linguaggio povero di concetti, ma ricco di pause studiate, ammiccamenti e gestualità rassicuranti e soprattutto sorrisi, un po’ come se parlando ognuno aggiungesse degli emoticon rafforzativi, volti però a smussare il complesso e a rendere sempre più diretto, semplice e meno pensato, ciò che si afferma: in ultima analisi, un uso pubblicitario del linguaggio . Il tragico e il pericoloso,per me, perché portatore di derive autoritarie, è che questo linguaggio ormai è quello parlato dai TG. Chi se ne discosta in un’esposizione rischia di sembrare immediatamente un alieno, una persona completamente astrusa ed incomprensibile. Mi viene in mente anche un altro confronto tra un super televisivo Beppe Servegnini – che pure blatera sull’ovvio- e un grande linguista come Tullio De Mauro, che in quell’occasione, proprio perché estraneo a quelle logiche di domande alle quali si deve rispondere rapidamente senza dire quasi nulla, resto quasi silenzioso. Oggi Matteo Renzi, già personaggio televisivo di Mike Buongiorno in “La ruota della fortuna” e la sua “ innovativa” segreteria del PD sono il coronamento di un trentennio nel quale la televisione ha assoggettato tutti. Io credo che ormai non sarà semplice smantellare un sistema così ben strutturato nel quale: comunicazione, informazione, economia  hanno minato in maniera letale le stesse capacità del pensiero. 

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