I soliti media nostrani, che si spacciano per democratici, che fino a ieri vedevano l’America come faro della libertà ora descrivono l’America come un regime. Ipocriti come ipocrita l’Europa: L’America è sempre stata questo, sia di Biden, sia di Obama, sia di Clinton, sia di Trump: Cow boy alla conquista della frontiera. Ieri come oggi, dopo le dichiarazioni e il post di Trump, invece di fare il loro mestiere che imporrebbe una informazione , questi media preferiscono continuare la loro
cronache da agharta
Cultural studies,Queer/gender studies, urban anthropology,Conteporary Philosophy and contemporary art, politics, indipendent design, literature,art,gay life especially bears-people, electronic music,media studies. Questo blog non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.
lunedì 24 febbraio 2025
LE MENZOGNE E LA FOLLIA. LE NARRAZIONI DEI “GIORNALISTI” DI CAIRO. NON SE NE PUÒ PIÙ . SVEGLIAMOCI. LA 7 NON È UNA RETE PROGRESSISTA.
DUE LETTURE
La scrittura creativa oltra a essere il titolo di un saggio ormai credo introvabile di William Burroughs è anche l’unico modo per approcciarsi a un testo dello scrittore superando tutti gli stereotipi che di solito si hanno su un opera letteraria. Oltre ad aver letto una sua voluminosa e interessantissima biografia, di Barry Miles edita da Il Saggiatore, da giovane ho affrontato la lettura di Il Pasto Nudo e La macchina morbida, ieri ho acquistato QUEER, sollecitato dal fatto, che il regista Guadagnino ne ha tratto un film che ne porta lo stesso nome. Per William Burroughs la «Parola» è un virus, cioè «un organismo senza altra funzione interna che quella di replicare se stesso». Burroughs afferma che la «Parola» è «il principale strumento di monopolio e controllo che ostacola l’espansione della coscienza» e «controlla le sensazioni percepite con la mente e le impressioni sensoriali di colui che le ospita». L’uomo, per giungere alla coscienza, «deve rifuggire le forme verbali >> egli mira proprio «all’inassumibile o all’inaccessibile della scrittura: il silenzio» . E allora mi accingo a quest’altra avventura: la lettura di QUEER. Burroughs purtroppo è famoso per aver incidentalmente ucciso la moglie . Fu condannato in contumacia a due anni per omicidio colposo.
lunedì 3 febbraio 2025
A COMPLETE UNKNOWN diretto da James Mangold.
Non sono stato e non ero un “dylaniato”, da giovane, tra il ‘65 e il ‘66 oltre che ascoltare i Beatles e i Rolling Stones come tutti gli adolescenti di allora, mi piacevano le bands che l’impresario folk nel film chiama “cagate” ovvero i Kinks che nel sottofondo suonavano “You really got me” , gli Animals di Eric Burton, i Moody Blues, gli Yardbirds e altri gruppi, prevalentemente inglesi. Poi tra il ‘68 e il ’69, sull’onda del movimento dei diritti civili e pacifista esploso negli USA, arrivarono in Europa “Mr Tamburine man”, Blowing in the wind”, “ The time are chanching” , “like a rolling stone” così conobbi Bob Dylan. Naturalmente conoscevo Woody Goothrie e Peeter Seeger, dei quali scriveva una rivistina giovanile che si chiamava Big e che leggevo allora, ma il folk non mi è mai piaciuto, l’inglese non lo capivo e la forma musicale della ballad non mi interessava proprio. Fatta questa premessa il film mi è sembrato un buon film per la prova attoriale di Timothée Chalamet, che a me non piace come attore: è stato bravo a interpretare le introversioni nevrotiche e atipatiche di Dylan, e anche come cantante non se la cava male, considerato che doveva riproporre una voce, quella nasale di Dylan che è stata la colonna sonora del “movimento” degli anni ’60; ma per tutto il resto il film diventa mieloso soprattutto quando descrive la conflittualità sentimentale tra Joan Baez e Suze Rotolo, considerando chi era Joan Baez già affermata folk singer impegnata politicamente, che nel film viene trattata alla stregua di una ragazzina innamorata. A me Bob Dylan è piaciuto – ma mai eccessivamente- solo quando si è elettrificato, quando cioè attua quello che nel film è raccontato come un tradimento consumato al Newport folk festival del 1965 , pezzi come “Hurricane”, che nel film non è stato suonato neanche una volta perché era già del 1975 o “Just like a woman” dedicata a Edie Sedwick, la musa di Warhol . Per me il film èun po’ troppo convenzionale per raccontare uno dei più anticonvenzionale dei grandi singer del rock, ripeto del rock e non del folk, perché è con il rock che diventa famoso. Poi per tutto il resto, il film mi ha sollecitato riflessioni anche politiche: il ruolo che la cultura americana ha giocato sulla mia generazione, quando questa invadeva il mondo ( la citazione alla crisi missilistica di Cuba) e le coscienze con l’american dream ( grande fregatura per tutto il mondo) .
sabato 1 febbraio 2025
EMILIA PEREZ di Jacques Audiard.2024
. Un film geniale da ogni punto di vista, intreccio narrativo, estetica, musiche, testi. Emilia Pèrez, con Selena Gomez e Karla Sofía Gascón la prima migliore attrice trans a Cannes, che interpreta il ruolo di Emilia. Ma chi è il narcotrafficante che sogna di essere una donna? Una incredibile storia tra cronaca e finzione, nella realtà di una sconfinata megalopoli che è Città del Messico. Immaginate una commedia musicale che sfida ogni convenzione, coreografie fantastiche, ritmo contagioso che ti fa muovere nella poltrona, testi che attivano
mercoledì 15 gennaio 2025
PAOLO MATTHIAE, LA SIRIA ANTICA. ARTE E ARCHITETTURA
lunedì 23 settembre 2024
NETI NETI. Né questo, né quello. Pillole di induismo.
Neti neti, quello che non puoi osservare
Se sei in grado di
osservare qualcosa, tu non sei quella cosa. Ci hai mai riflettuto? I filosofi
orientali sì, tanto da aver coniato una simpatica espressione conosciuta come
Neti neti, che dal sanscrito potremmo tradurre come: non è questo, non è quello.
In pratica, osservatore e
oggetto osservato non possono essere la stessa entità, altrimenti sarebbe una
contraddizione coi fiocchi. Per capire che cosa sono, insomma, devo prima
capire che cosa non sono. Se mi metto a osservare la mano, infatti, ben presto
mi rendo conto di non essere (solo) la mia mano. Sono molto di più di questo,
che diamine, così come sono molto di più rispetto a ogni parte del mio corpo
presa singolarmente.
Ne consegue che, se posso
osservare in modo minuzioso ciò che costituisce il mio corpo, allora io non
sono (solo) il mio corpo. Proseguendo con questo ragionamento, allora non posso
essere nemmeno la mia mente, perché in qualità di Homo Sapiens, se mi ci metto
di impegno, io posso diventare perfettamente consapevole di ogni singolo pensiero
che mi passa per la testa.
Anche le emozioni che
provo, e da cui spesso mi lascio dominare, sono un prodotto della mente. E sì,
anche queste le posso osservare, posso cioè comprendere che fanno parte di me,
sì, ma non rappresentato affatto la mia identità. Infatti, se continuo a
osservare le emozioni come farebbe lo sguardo severo di una madre nei confronti
dei propri figlioletti, queste perdono slancio e si trasformano, fino a non
essere più mie.
Quindi, neti, neti. Non
sono i miei pensieri e nemmeno le mie emozioni. Eppure, ero sempre convinto di
essere tutte queste cose. Come credere diversamente?
Che cosa sono quelle
braccia e quelle gambe e quei muscoli e quelle ossa, se non IO? Che cosa sono
quei ricordi che scorrono all’impazzata come un film visto e rivisto, che cosa
sono quei sogni e quelle speranze e quei progetti che tra mille fatiche e mille
tribolazioni cerco di costruire e ricostruire attimo dopo attimo, se non IO?
Che cosa sono quei valori e quei comportamenti che ogni giorno guidano le mie
azioni, dandomi un senso di coerenza e sicurezza, se non IO? Come potrei non
impazzire, se un giorno qualcuno mi dicesse che sono tutte illusioni, come in
un crudelissimo Truman Show?
E soprattutto, chi è che
osserva davvero? E ancora, questo osservatore misterioso lo posso osservare?
Magari, a furia di negare
questo e quello, anche questa separazione tra osservatore e osservato, in
fondo, finisce per diventare soltanto apparente e scopriamo di essere tutti la
stessa identica cosa.
Se non sei ciò che
osservi, ebbene sì, forse lo sei. Perché, alla fine dei giochi, noi siamo tutto
e non siamo niente.
martedì 3 settembre 2024
IL COMMENTO DELLA SETTIMANA, ENNESIMO POST SULLA PALESTINA BLOCCATO DA FB.
IL COMMENTO DELLA SETTIMANA