sabato 20 febbraio 2016

Un paese senza

umberto eco


Se ne è andato Umberto Eco, se ne è andato uno scrittore eclettico, un analista acuto del costume e dei media, un semiologo di fama internazionale, un'eccellenza italiana super conosciuto oltre i confini del bel paese , uno che metteva a nudo e alla berlina il Re, non ultima la sua critica stroncante a Berlusconi e poi il suo essersene uscito dalla Mondadori . Umberto Eco era nato ad Alessandria nel 1932. Ordinario di semiotica all'università di Bologna, ha scritto un'infinità di cose tra le più note : Apocalittici è integrati , Opera aperta, La fenomenologia di Mike Buongiorno, Diario minimo, Il nome della rosa, ed altri romanzi meno belli, Il pendolo di Foucault , L 'isola del giorno prima, Baudolino e altri. Mi piace ricordarlo di più per lavori come La struttura assente , I limiti dell'interpretazione, Lector in fabula, come un maitre a penser . L'Italia si appresta a diventare un paese vuoto di grandi maestri e di grande figure intellettuali pieno com'è ormai di figure caricaturali e di ciarpame massmediologico. La vera tragedia di questo paese è quella di non avere più una classe intellettuale di profilo alto, quella di non aver avuto nessun interesse a formarne una, quella di non aver raccolto il testimone. I rottamatori ci hanno lasciato rottami e se stessi come il peggio di questi rottami, mentre il paese è sistemato come cultura , società "civile" , innovazione scientifica, al quarantesimo posto anche dopo alcuni paesi africani. Ora se ne è andato anche Umberto Eco e le figure di rilievo internazionali nostrane  sono sempre meno. Ci restano solo gli spin doctor aziendali, i grandi strateghi deibusiness plan, i maestri delle startup  , ovvero tutti i fautori del nulla digitale, le nuove chimere del niente, teste di ponte di un capitalismo finanziario che sta spingendo masse intere verso una povertà e arretratezza medioevali e verso una imbecillità concettuale ormai difficilmente arginabile. A volte mi soffermo a guardare i trentenni di oggi , alieni per me, che inseguono modelli che io alla loro età rifiutavo e mi chiedo quali sono i loro riferimenti culturali oggi. Io avevo Russel, Sartre , Adorno, Pasolini, Calvino, Ginsberg, Eco, Foucault, certo non tutti, c’erano imbecilli anche in quegli anni e sono quelli che in parte ci hanno governato e portato a questo stato ora, ma una parte di noi è cresciuta con miti letterari e filosofici e mi chiedo questi ora cos'hanno ? Qui in paese ce ne sono parecchi, si apprestano a diventare le leve di governo della città, rincorrono piccinerie provinciali e rassicuranti:  Il posto al mare alle Axidie, sono bravi paparini con i figli sulle spalle , conformisti e barocchi, come avrebbe detto Pasolini,, col sogno del posto , espropriati dei loro sogni , che neanche vogliono avere ,da una crisi capitalistica a gestione finanziaria che tende a produrre schiere di cloni di mediocrità culturale, socialmente ed intimamente fascisti, violenti contro ogni diversità, proni nella difesa dello status quo, della famigliola eterosessuale che assurge a rango di famiglia naturale unica e assoluta . E oggi tutto questo va per la maggiore; più inquadrato sei e più fai status, più ovvietà dici e difendi e più hai successo . Chiedi a qualcuno di loro : " lo sai è morto Eco? Eco chi!?!?! Allora quando muore uno come Umberto Eco capisci che non sarà sostituito più da nessuno e capisco che pezzi del mio mondo, molti dei quali già spariti , non saranno sostituiti più da nulla. Elena Croce, in un suo libretto, Lo snobismo liberale , scriveva che quando loro erano giovani, gli adulti pretendevano che stessero al posto loro, e a loro veniva data l'importanza che la loro età gli dava . Cioè eri giovane e dovevi apprendere in silenzio ed aspettare il tuo turno . Oggi invece siamo diventati un paese di finti giovani, di nonni che fanno pilates, quarantenni che giocano a calcetto, bambini sopravvalutati. Una società infantile fatta da gente pericolosa, da gente manipolabile facilmente da spin doctor con un unico interesse: la difesa di questo sistema e dell'idiozia di massa, un pese che non parla più di nulla. 






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