venerdì 18 settembre 2015

COLORI FUORI SCENA. QUASI UNA PRESENTAZIONE ALLA MOSTRA DI OPERE DI VANNI BAIANO. FINO A DOMENICA DALLE 19 IN POI AL CIRCOLO INTERNAZIONALE DI CASTELLAMMARE DI STABIA. INGRESSO LIBERO

vanni baiano le zingare danzanti intorno ai lumini
vanni baiano gli scaricatori di farina
vanni baiano stazione fantasia ( il francobollo)
vanni baiano la prima comunione di assuntina
vanni baiano il foyer
otto dix cabaret
vanni baiano le pupe
emil nolde, maschere



Una mostra su Vanni Baiano pittore. Dei quadri nei quali sono delineati figure che rendono sensibile una specie di tragitto, una specie di esplorazione che stabilisce rapporti fatti di forma e colori o meglio ancora una esplorazione compiuta delle figure. Vanni Baiano , nel cuore segreto della sua pittura segreta, segreta fino ad oggi, non nasconde questo procedimento esplorativo che,nonostante la raffinatezza di certe sue combinazioni, è quasi rudimentale. Le figure dei suoi quadri non costringono i personaggi all’immobilità e aprono percorsi narrativi e rappresentativi su interni emotivi nascosti. Il segno alcune volte è rapido e veloce, altre volte maniacalmente curato, quasi una decorazione fine a se stessa all’interno di una rappresentazione che se ne va per fatti suoi.

Come rendere visibili forze invisibili? Le figure della pittura di Vanni Baiano, ma io credo tutte le figure della storia della Pittura, possono essere interpretate come il tentativo di rispondere a questa domanda, che è indispensabile porre affinché  la pittura sia collocata nel luogo che le è proprio, ovvero lo spazio della rappresentazione. Ecco allora il procedimento della Pittura di Vanni Baiano che ci viene consegnato attraverso la pubblicità di questa mostra: figure teatrali, ma anche volti caricaturali, attenzione maniacale al trucco di facce imbellettate che coprono smorfie o di scherno o di trita quotidianità: Spose, scaricatori di farina, lo scemo del paese o una prima comunione che pare di più il ritratto di odalische lussuriose o ancora l’urlo di dannati che rimandano all’espressionismo di cui dirò tra poco. 

Con questi quadri Vanni Baiano mette in gioco lo statuto di un’arte particolare, la pittura appunto, così diversa dalle altre forme d’arte: Vanni Baiano, attraverso i suoi quadri i suoi disegni i suoi schizzi immediati, non riproduce o inventa delle forme, ma rappresenta forze emotive e pulsioni psicologiche, ovvero, come ebbe a dire Klee “ Non rendere il visibile, ma rendere visibile ciò che non si vede”. I quadri di Vanni Baiano sono un tutto pieno e fanno a meno della rappresentazione naturalistica, l’intera superficie del foglio, Vanni Baiano ha dipinto prevalentemente su carta o cartoncino, è fin subito investita virtualmente da ogni genere di cliché con cui è necessario rompere. 

Così, “ Colori fuori scena”, una mostra sulla pittura di Vanni Baiano, poliedrica e multipla, che si deve alla testarda volontà della sorella Nunzia Baiano che ha conservato con cura e amore una collezione enorme di dipinti, disegni, schizzi, bozzetti e studi per costumi di scena realizzati per lavori teatrali eseguiti con Annibale Ruccello e per altri lavori dei quali è stato autore e regista. Il titolo della mostra però, vuole essere una chiara indicazione per chi si accosta a questo autore poliedrico ed eclettico, una caratteristica comune a tutti i protagonisti di quella ormai lontana stagione teatrale tra la seconda metà dei ‘70 e la prima metà degli ’80 che da Castellammare tracimò nel mondo. Questa mostra parla esclusivamente di Vanni Baiano pittore, divisa in tre sezioni vuole condurre il visitatore nel ricco e complesso mondo figurativo dell’artista.

Tampere, matite, pastelli , collage e tecniche miste prevalentemente su carta che ripercorrono un avventura estetica fatta di citazioni anche ai grandi della pittura europea e nazionale: George Grosz, Otto Dix, Emil Nolde, James Ensor, ma anche Enrico Baj, Salvatore Fiume . Attraverso una lucida osservazione non ostentata Vanni Baiano dipinge nel segreto della sua casa, nel cuore di Castellammare con tratto espressionista e tinte forti il mondo di cui si sentiva attraversato; così troviamo la cugina scema, gli scaricatori di farina, ma anche il  foyer, totalmente espressionista o una picassiana donna sole o un sognante Ruccello/Benino che dorme in maniera protettiva su una sonnacchiosa Castellammare. 

Fonti artistiche importanti ma anche  iconografie volgari e popolari. Vanni Baiano  passa così da disegni caricaturali ad apocalittiche e violente vedute urbane ad una grafica inconsapevolmente politica, al tratto leggero dell’illustratore e del costumista teatrale, lavoro fatto con grande maestria e dignità, per approdare infine a figure che ricordano l’eredità della nuova oggettività. La mostra è stata suddivisa in tre sezioni

 Intanto perché tre sezioni? Si è pensato – anche se credo che tutta l’opera pittorica di vanni Baiano vada in una sola direzione – di sezionare la imponente mole di lavori che l’artista ha prodotto nell’arco quasi di un ventennio. Quelle che vedete qui esposte sono solo una piccola parte di tantissimi lavori che non era possibile esporre, per spazio e per tempo. Un percorso dunque, pensato e suddiviso in tre momenti:   che corrispondono ad altrettanti filoni espressivi della poetica visiva dell’artista: «La scena pittorica», ovvero  Vanni Baiano pittore, «Il costumista e l’illustratore», che raccoglie i disegni preparatori e le idee di scena per i costumi dei lavori teatrali nei quali era coinvolto appunto come costumista e  «Il mondo e i personaggi: ovvero Vanni Baiano osservatore di realtà». Poi, Colori  fuori scena, perché ciò che qui si presenta stasera è il lavoro di un artista autentico che nella sua ricerca visiva credo sia andato molto al di là della finalità di illustratore di costumi di scena e dunque appunto è debordato “fuori scena” per approdare allo spazio della creazione pittorica vera e propria.

Dunque la pittura di Vanni Baiano sembra muoversi in un preciso ambito espressivo, quello dell’espressionismo ovvero quello di artisti che, in antitesi con il verismo impressionista, ricercavano un’espressione irreale o  se volete surreale della realtà, intendendo l’arte come ricerca interiore e autonoma rispetto al dato oggettivo e sono molti i quadri di Vanni Baiano che vanno in questa direzione. Vorrei solo ricordare come il Foyer, che è stato utilizzato come sfondo per l’ affiche della mostra ricorda in maniera incredibile  un quadro di Ernst Ludwig Kirchner, Berlino, scena di strada, del 1913 o Cabaret di Otto Dix o un senza titolo che io ho immaginato potesse chiamarsi “i volti dell’anima” sia incredibilmente simile a un quadro di Emile Nolde “ gente eccitata” sempre del 1913. Vanni Baiano era un attento decostruttore di realtà e spesso  il suo sguardo curioso andava molto al di là di ciò che appena appariva in superficie. Il suo era un osservare scevro da qualsiasi estetismo, e sono convinto che l’aver fatto parte dei Dodici Pozzi, e poi della compagnia il Carro, abbia contribuito non poco ad affinare la sua arte che coltivava nel chiuso della sua casa quasi in segreto. 

Colgo negli scaricatori di farina o nella  prima comunione come la volontà di rappresentare, un mondo non naturalistico, ma una , realtà destrutturata o esagerata ad arte, dove i volti sembrano, nelle loro smorfie grottesche quasi delle caricature, dalle cui espressioni si può leggere la persona ridotta a personaggio in tutta la sua miseria umana. Così pure la stessa incapacità formale, il rifiuto della forma chiusa, la sparizione dello spazio, la deformazione, l’esasperazione dei colori, stanno ad indicare l’acuto sguardo  di un  artista che, osservando il male di un’epoca, capisce di non potere dare una forma finita alla sua opera. 

Così, i quadri di Vanni Baiano sottendono e fanno affiorare l’effetto di spaesamento che accomuna la pittura alla produzione teatrale e musicale della sua personale esperienza di vita. Il rapporto tra l’artista ed il mondo diviene un rapporto un poco isterico e fluttuante; è come se Vanni Baiano dicesse: se l’Io è insalvabile e la realtà esterna non è univocamente percepibile, allora solo i nervi e le tensioni che mutano, di volta in volta, possono permettermi di esprimere ciò che sento in ralazione al mondo esterno.


Franco Cuomo, Vico Equense , 7 agosto 2015






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