venerdì 12 aprile 2013

La Mostra su Franco Autiero: in conclusione







Si è conclusa stamane la bella mostra su Franco Autiero all’Accademia di Belle Arti di Napoli  il percorso espositivo dei lavori scenografici realizzati dal nostro insieme ai bozzetti, i disegni originali, gli oggetti di scena, il tutto, inserito in un labirinto di cartone riciclato progettato dalla figlia Valentina Autiero che è anche presidente dell’Associazione Franco Autiero, costituitasi quest’inverno scorso, al fine di promuovere l’opera di questo drammaturgo eclettico – e anche difficile per molti versi – di pubblicarne i testi e rappresentarne i molti lavori scritti. La mostra si è arricchita, nella serata di apertura e nella mattinata di chiusura di pirotecniche quanto esilaranti letture tratte dai lavori Franco Autiero. La serata inaugurale, lunedì 8 aprile ha visto letture di Gianfelice Imparato che ha interpretato un pezzo tratto da Ambo, Elisabetta D’Acunzo ed Ernesto Lama che hanno recitato un brano da Matamoro, Sandra Borgia intrigante e sardonica con un pezzo da Espiantati e infine e una esilarante e  ammiccante Isa Danieli che ha rappresentato un brano tratto da Polveri Condominiali, il tutto è avvenuto nella bellissima sala del teatro dell’Accademia, una sala che per capienza e restyling si presta ad essere uno spazio unico nel suo genere nella città di Napoli. Stamani, la conclusione con la graffiante lettura di Fulvia Carotenuto interprete storica dei lavori di Franco Autiero che ha letto pezzi da Polveri Condominiali. Mi stupisco sempre ogni qual volta, come se fosse la prima, quando i pezzi di Franco Autiero prendono vita sulla scena, in questo caso era suggestivo ed emozionante vedere il labirinto scenico allestito della mostra, sul tavolato della scena del teatro: una scenografia che rappresentava se stessa e i testi che prendevano vita in una rapida sequenza di mille e una storia. La drammaturgia del rischio[1] è un percorso teatrale e linguistico e filosofico antropologico che le nuove generazioni dovrebbero conoscere e dunque è stato interessante portare la mostra a Napoli e proporla alle giovani generazioni di artisti che frequentano l’Accademia. Se oggi la scrittura fa mostra di sé come prova di esistenza attraverso i social networks, attestando il primato del segno scritto quasi a voler contestare duemila e passa anni dopo a Platone della Lettera VII il primato della parola parlata, la lingua drammaturgica di questi autori, sembrerebbe invece dargli ragione perché è l’unica capace di essere connotativa della realtà. Sarebbe interessante proporre la riflessione sui testi di questi autori e, su quelli di Franco Autiero in particolare, per far emergere il ripensamento profondo che questi autori posero in essere rispetto alle modalità comunicative del teatro e di una particolare scrittura che sembra voler oltrepassare il limite del segno per riconsegnare la parola ad un pastiche creativo che è l’unico depositario del vero: ovvero del vero che si rappresenta sulla scena. “Il dialetto si affianca spesso all’italiano […] ci si abitua a considerare la realtà linguistica in maniera non uniforme, variegata” , ma ciò che rimane, sono queste escursioni linguistiche che sembrano voler attestare il primato di una magia della parola che trancia di netto pezzi di realtà acutamente osservata. Tutto deve essere ancora goduto di questo autore, tutto deve essere ancora decifrato e ri-velato: plurilinguismo giocato sulla tracce di verità nascoste nel quotidiano più trito e banale, il più delle volte vissuto da soggetti espulsi dalla storia. Questa mostra ci ha fatto riflettere su questa dimensione culturale: non mi sembra poco in un momento di totale debacle di tutto quello che potrebbe essere un tantino più interessante dell’economia.

Franco Cuomo – Socio Fondatore dell’ Associazione Franco Autiero


[1] Cfr. F. Cuomo, Dei volti che ha Medusa. La drammaturgia del rischio, Longobardi ed, 2007;

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