giovedì 7 novembre 2013

L'ornitorinco che non è geloso di Kant


RILETTURA ( a sprazzi, per una cosa alla quale sto lavorando). Pubblicato nel 1997. Sconsigliato ai molti. Consigliato a chi crede che la filosofia possa essere raccontata senza la storia e a chi ama i rebus. 
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" L'ornitorinco, che ama questo genere di cambiamento nel ritmo della scrittura, è rimasto molto colpito dal breve trattato di teologia "La storia dell'arcangelo Gabriele" e dal paragrafo di taglio francofortese dedicato alla critica dell'autoritarismo e del sadismo degli adulti nei confronti dei bambini ("Storia di Pinco"). Ma a strappare l'applauso teoretico dell'ornitorinco è soprattutto il brano ermeneutico "La vera storia del sarchiapone" (dedicato all'interpreta-zione del grande classico di Chiari e Campanini. Dal punto di vista dell'ornitorinco, il sarchiapone è il suo gemello, il suo doppio negativo, l'alter ego che cade oltre lo specchio. Là dove l'ornitorinco ha troppe qualità, il sarchiapone non ne ha nessuna. Tuttavia entrambi sono rompicapi per gli uomini e per le loro strategie cognitive. Questo piace molto all'ornitorinco, che va in sollucchero al pensiero che gli si sia dedicato un libro così (ha il sospetto che il punto di vista dell'autore sul mondo non sia poi così lontano dal proprio). È talmente soddisfatto da non provare nemmeno troppa gelosia per Kant."


sabato 2 novembre 2013

COM'ERA VERDE QUELLA VALLE





Mi piacerebbe scrivere un libro, partendo da queste quattro foto, e andare a definire che cosa significhi più memoria del paesaggio e paesaggio e se, l’attaccamento ad un immagine come quella del passato sia una nostalgia o significhi che quella foto rimandi a dei valori che forse sarebbe stato il caso proteggere e se le parole turismo e modernizzazione non siano – oggi-  manifeste azioni di rapina e di sfruttamento del territorio. E’ vero che il paesaggio si modifica nel tempo, ma siamo sempre più consapevoli del fatto che il paesaggio italiano è un bene prezioso da difendere per se stesso, perché tanto ha contato nella immaginazione di artisti e viaggiatori del passato, e anche perché costituisce lo spazio in cui si inseriscono tanti capolavori architettonici e naturalistici. Ci è anche sempre più chiaro che oggi dovremmo difendere il nostro paesaggio perché troppe volte, lasciamo che esso venga manomesso e irrimediabilmente distrutto o imbruttito. Le persone di media o buona cultura collegano d’istinto l’idea di paesaggio ad un’idea di valore estetico, ma spesso per la stragrande maggioranza degli operatori turistici o per i tecnici (architetti, urbanisti, politici, amministratori) il fatto che nel paesaggio abbiamo a che fare anche  con valori estetici è una pietra di inciampo, una banalità, un equivoco una cosa che non porta soldi. Nel migliore dei casi la questione è liquidata con un riconoscimento formale, sbrigativo, e poi si passa alle cose serie, cioè a tutto il resto come nel confronto che potete vedere in queste foto e che ci mostrano com’era quel luogo un tempo e com’è ora grazie ad interventi che si fregiano di essere turistici.
Su questa piana si sta consumando già da un po’ di anni, una lotta tra amministrazione comunale, e due proprietari confinanti, tra contenziosi e ricorsi. Qualche giorno fa il giornaletto locale AGORA’ esultava per l’assoluzione di uno dei proprietari che avrebbe contribuito a “trasformare” quella che era una volta una piana verdeggiante in una landa desertica. In sostanza, la storia è questa. Fu emessa una ordinanza di demolizione del 2007 dal Comune contro i sigg. De Rosa-Beneduce,  per vari abusi edilizi realizzati nella piana di Aequa- abusi elencati tutti nella sentenza emessa dal tribunale .  Gli stessi successivamente presentarono un ricorso al TAR. Un vicino, l’ing.  Pia sarebbe poi intervenuto ad opponendum, a sostegno del Comune. Nel 2009 lo stesso Comune revocò l' ordinanza del 2007 e quella  successiva del 2008, che già in parte "alleggeriva quella del 2007". Il Comune avrebbe detto nel 2009 che la coppia in questione avrebbe messo  tutto a posto e che gli abusi sarebbero stati eliminati. L’ing.  Pia nel 2010 presenta un suo ricorso al TAR contro questo provvedimento emesso dal Comune che avrebbe sostenutoche gli abusi non c’erano più e contro il provvedimento che avrebbe autorizzato il cambio  di destinazione d'uso. Il TAR, di fronte a ciò, avrebbe accolto solo in parte il ricorso dell’ing. Pia, ma quella che avrebbe accolto sarebbe una parte importante. Riguarderebbe, infatti, l'illegittimità delle ordinanze comunali del 2009 che revocavano quelle di demolizione del 2007.  In effetti i sigg. De Rosa- Beneduce avrebbero – secondo quel ricorso-  sì eliminato qualcosa, ma non avrebbero rimesso a posto tutto ciò che si sarebbe  dovuto fare , come avrebbe efficacemente  sostenuto il perito del TAR.  Lo stesso TAR non avrebbe accolto, invece, il ricorso dell’ing. Pia in relazione al mutamento di destinazione d'uso. Ecco, questa sarebbe l'unica verità dell'articolo del giornaletto locale AGORA’. Tra l'altro, il perito del TAR  farebbe  riferimento, per alcuni interventi abusivi, alla decisione sulla compatibilità paesaggistica per le opere realizzate abusivamente. Questa compatibilità poi, non sarebbe stata decretata dalla Soprintendenza, anzi, questa avrebbe espresso un diniego, nonostante la Commissione Edilizia Comunale avesse provato a farla passare. Lo stesso TAR successivamente  respinge il ricorso della dei sigg. De Rosa- Beneduce contro l'ordinanza di demolizione del 2007.
Ora come tutto ciò possa essere stato fatto passare dal giornaletto  per una vittoria dei signori in questione non si capisce ancora. I signori  dovrebbero ancora demolire molti abusi edilizi in quella piana, questa sarebbe stata la verità da raccontare. Probabilmente se il comune avesse proceduto di ufficio, come avrebbe potuto, invece di chiedere ai signori in questione  di demolire, le opere sarebbero già state eliminate da un bel po’. Così come continuerà ad andare  avanti il processo a Sorrento per gli abusi realizzati. Oggi si esulta per una mezza verità, ma resta un dato inequivocabile: quella pianura verdeggiante è stata persa per sempre e niente e nessuno la restituirà più. Ora è vero che tutto si modifica col tempo, ma, qualcuno avrebbe dovuto fare delle valutazioni sull’importanza estetica e naturalistica di quel paesaggio, invece questa cosa non l’ha fatta nessuno, la pianura è stata orrendamente diserbata e poi sono stati ingigantiti i volumi di un vecchio casolare rurale. La questione amministrativa oggi appare irrilevante, perché, ad essere sensibili, cosa che ormai è raro trovare in giro-  non ci interessano i vincitori e i vinti, in questa querelle ma solo sapere se chi ha commesso tutto ciò  si senta responsabile della  distruzione di un patrimonio che si sarebbe dovuto preservare.

Franco Cuomo - VAS- Verdi Ambiente e Società













martedì 22 ottobre 2013

AUREA MEDIOCRITAS: L'eterno ritorno del sempre uguale.


Vorrei iniziare così, con un periodo oscuro e chiaro al tempo stesso. Arriva l’età nella quale ci si crede abbastanza vecchi per pensare a che cosa si vuole fare nel futuro. Allora ogni cosa ti sembra possa esser detta e fatta. E allora chi dovrebbe tacere anche per una certa dignità parla e scrive perché crede di esser diventato vecchio e crede di riabilitarsi agli occhi del mondo. Non per me. Non so ancora se sono vecchio, vecchia è mia madre e le mie zie: le grandi vecchie, loro potrebbero scrivere la verità e se non la scrivono, la parlano come sibille invasate. Io non lo so, perché so solo di non essere più giovane, né di sentire come o cosa sente un ventenne per esempio, mentre ho dimenticato come e cosa sentivo alla stessa età: succede. E allora contro chi presuntuosamente credendosi vecchio, scrive di letteratura, per riabilitarsi al teatrino della politca mediocre di questa Italia arretrata, analfabeta, televisivamente omologata, culturalmente impoverita, va tutta la mia più profonda e totale avversità e risentimento. Questi presunti vecchi che si credono saggi, riappaiono su sciatti palcoscenici alla ricerca di consenso: poveri di mente e di spirito. Il solo consenso di cui dovremmo preoccuparci oggi, dovrebbe essere quello di incoraggiare ad una eterogeneità di dissensi, in un contesto giornalistico e pseudo letterario fatto di mediocrità comodatemente accreditate da salottini televisivi. Così inizio con un periodo per me chiaro ed oscuro al tempo stesso, perché in esso mi ritrovo e ritrovo l’onestà di una schizofrenia che mette in scena in prima persona il soggetto che scrive. Forse gli scrittori veri, quelli che non scrivono per riabilitarsi agli occhi del mondo, come i nostri politici corrotti, quelli che non trovano case editrici compiacenti, sanno che questa è la strada da percorrere. Il lavoro di scrittura entra nel bel mezzo del linguaggio per istruirvi l’idioma che gli occorre. Scrivere è soltanto un intransitivo percorrere, la trama è lo stile della scrittura e i pensieri non sono frutti della terra, sistemati in un grande magazzino. Essi sono come nubi e una nube di pensieri non ha mai confini fissi, ma sempre mobili caratterizzata da una linea frattale come quella di Mandelbrot[1] e allora è per questo che “Son diventato impercettibile a me stesso e clandestino in un viaggio che non va da nessuna parte. Nulla può più accadere o essere accaduto . Nessuno può fare qualcosa per me o contro di me. I miei territori sono disinseriti, e non perché sono immaginari, al contrario, perché li sto rintracciando. Finite le grandi o le piccole guerre. Finiti i viaggi alla ricerca di qualcosa.  Non ho alcun segreto, tanto da aver perso la faccia, la forma e la materia. Non sono altro che una linea. Sono diventato capace di amare, ma non un amore universale astratto, bensì quello che sceglierò e lo sceglierò io, alla cieca, o il mio doppio, che sa molto più di me che me. Ci si salva dall'amore e per l'amore, lasciando sia l'amore sia me. Niente di più che una linea astratta, come una freccia che attraversa il vuoto. Deterritorializzazione assoluta. Sono diventato come tutti gli altri, ma nel modo in cui nessuno può essere come tutti gli altri. Ho dipinto il mondo ma non me stesso nel mondo.[2]
Ecco, bisognerebbe porsi in queste condizioni per scrivere il non detto o lasciare che il non detto si auto racconti, invece la parata degli apparati ritrova i grandi spazi di rappresentanza del potere: il foyer di un grande teatro lirico, i guitti al soldo che si atteggiano a giornalisti “contro”, i più pericolosi e subdoli, caricature di se stessi che recitano copioni ormai noti e che trovano grande audience nel grande Moloch televisivo. Tranches lette dal’ attrice nota di turno in una deflagrante indifferenza dove, chi è lì, lo è per farsi vedere mentre la grande assente sembra essere proprio la letteratura e la grande presenza invece sembra essere proprio la corruzione nella forma degli apparati e nell’evento. Ciò che è mortificato è lo spazio della scrittura: questa scrittura finalizzata ad una riabilitazione è essa stessa corruzione: in Italia sono molti i politici decaduti che hanno scritto romanzi. Agiografie che nascondono ciò per le quali sono state scritte e che si muovono tra soffocanti silenzi e vistose omissioni : L’immaginazione latita e non arriva a sintetizzare una forma e a presentarla come intuizione, perché questa forma se esistesse, eccederebbe la misura della sua comprensione istantanea: figure retoriche deboli restituiscono una brutta scrittura. Questo è il fallimento di tutta questa operazione e altresì il fallimento ideologico di una nazione. Nella città culla della filosofia storicistica, l’unica certezza storica attuale sembra rintracciarsi nell ‘AUREA MEDIOCRITAS.

Franco Cuomo




[1] J.F. Lyotard, Peregrinations. Law, form, Event. New York, Coluambia, University Press, 1988, tra. It. Il Mulino, Bologna, 1992,p.25;
[2] Gilles Deleuze et Félix Guattari , Capitalisme et schizophrénie 2, Les éditions de Minuit (coll. « Critique »), Paris, 1980, tr.it. Einaudi, Torino,1981;

venerdì 18 ottobre 2013

AI CITTADINI IL SINDACO DEVE SPIEGARE LA BRUTTA FIGURA DEL BASOLATO A CORSO FILANGIERI E MOLTE ALTRE COSE! ASPETTIAMO



Ma cosa sta succedendo in questo paese? Un incredibile delirio costruttivo sembra attanagliare la volontà di questo nostro sindaco capo mastro, solo che questo nostro sindaco capo mastro sembra fare delle brutte figure, nonostante la sua vigile attenzione su tutti i cantieri. Perché il basolato sistemato davanti al nuovo Municipio è stato una grande fregatura, nonostante la sua vigile attenzione! Sindaco!!! Ci dice per piacere quante volte i cittadini di Vico hanno pagato quel basolato e quei lavori? Ed è vero che la rimozione del basolato è dovuta alla ricerca e alla risoluzione delle infiltrazione d’acqua nel parcheggio sottostante? E a proposito del parcheggio sottostante perché il sindaco non ci dice chi ha veramente fatto l’affare: l’impresa o i cittadini che hanno acquistato quei box pagandoli oltre il doppio del prezzi inizialmente richiamati in convenzione ? Perché questa levitazione, come mai? Non sarebbe il caso che lei ci desse risposte certe non perché ci elargisce  un piacere MA PERCHE’ CE LE DEVE!!!! I VAS dicono che semplicemente indecente questa storia e lo dicono con una indignazione che si trasforma in risentimento, e lei certamente conoscerà la differenza, e sa perché si trasforma in risentimento? Perché a rimetterci in termini economici siamo noi cittadini!!! ALLORA  E' GIUSTO CHE LEI CE LE DIA AL PIU’ PRESTO QUESTE RISPOSTE E’ UN SUO DOVERE CHE NON SI LIMITA SOLO A SBRACCIARSI SU UN CANTIERE PER POI OTTENERE QUESTI RISULTATI!!!!! LEI SINDACO! CON QUESTA RIMOZIONE HA FATTO UNA PESSIMA FIGURA E L’HA FATTA PROPRIO COME UNO CHE SI FREGIA DI STARE SEMPRE SUI CANTIERI. COME RIPARA A QUESTA BRUTTA FIGURA? COSA RISPONDERA A QUEI CITTADINI CHE COME I VAS CHIEDONO SPIEGAZIONI? NOI ASPETTIAMO ! Pare poi che tutta la pavimentazione rimossa verrebbe sistemata davanti al parcheggio De Rosa, in via vecchia Canale? E’ vera questa notizia? E pare pure che la Napoletana gas avrebbe eseguito a proprie spese anche la sistemazione del marciapiede davanti alla stazione? Già, la Napoletana gas! Quella stessa che ci ha regalato una bella statua di bronzo pare alta due metri. Sindaco  Ma perché tutte queste attenzioni? E’ UNA MERA PUBBLICITA'? I VAS NON ABBASSERANNO LA GUARDIA! ATTENDONO RISPOSTE E SOPRATTUTTO FARANNO TUTTO QUELLO CHE E’ NELLE LORO POSSIBILITA’ AFFINCHE' LA  VILLETTA PARADISO NON SI TOCCHI!!!!

FRANCO CUOMO –VAS- VICO EQUENSE




  

mercoledì 16 ottobre 2013

Tra speculazione e speculazioni: URBANISTICA la crisi di una disciplina

Cor van Eesteren e Theodor Karel van Lohuizen, Piano generale di espansione di Amsterdam 1935


Segni parlanti: le dodici case di Arntz
“ I pittogrammi di Neurath e Arntz hanno agito non solo nelle discipline del progetto di città, ma anche nell’immaginario collettivo e il loro linguaggio innovatore, concettualmente sofisticato[…] è ancora patrimonio comune[…] così come non è difficile cogliere nelle immaginifiche rappresentazioni di alcuni dei più noti architetti contemporanei, il richiamo diretto alle rappresentazioni che Neurath elaborò negli anni tra le due guerre, da collocare certamente tra i simboli del moderno
Pag.29, da Punto, linea, citta, G.Guida, CLEAN

Al solito, gli architetti prendono a piene mani dai filosofi, Otto Neurath, marxista eterodosso vicino al Circolo di Vienna, dal quale si allontanò per sopraggiunte differenze di opinione circa il concetto di scienza.   Nel 1925 fonda e dirige il Museo Sociale ed Economico di Vienna la cui funzione era quella di diffondere la conoscenza dei dati statistici tra i cittadini, così da comprendere meglio la realtà del proprio paese. Ebbe molta influenza su Adolf Loos, Hans Kampffmeyer e molti altri che professavano un’idea comunista dell’organizzazione degli spazi costruttivi, per uno sviluppo democratico della città. Oggi trovo Neurath molto citato in questo libro che ho letto, insieme a Eco e Wittgenstein. E’ nobile questo intento, quello  degli architetti contemporanei, se  questo producesse poi effetti degni di nota,come quelli che produssero questi pensatori e architetti  all’inizio del secolo scorso, ovvero ricadute visibili e progettualità che poi hanno influenzato e influenzano ancora la nostra esistenza contemporanea, i Pittogrammi di Arntz, ma proprio la caduta del segno iconico delle nostre città e il proliferare disordinato di scenari, brutti, informi e anomici, dimostra due cose: o il fallimento dell’Urbanistica come disciplina che possa organizzare lo spazio urbano o la sua trasformazione in “metafisica geometrico/descrittiva”. Ventisette anni di frequentazione di facoltà di architettura, mi hanno fatto comprendere che l’urbanistica oggi è tutte e due le cose insieme a meno di non ritornare sui propri passi, ovvero imporsi come “filosofia della prassi costruttiva” ( Neurath), delle costruzioni della città, che proponga e imponga scenari metropolitani completamente opposti a quelli che si sono sviluppati in questi anni. In più sostengo che il “progetto come persuasione” (pag.61) è una risposta “debole” , ma non nel senso di Vattimo, al proliferare del “progetto come imposizione”, dove spesso il progetto è sopraffatto dai soli interessi economici.

F.C. 

Lasciate stare la VILLETTA PARADISO!



Il livello di mediocre improvvisazione è ormai il segno distintivo di questo Comune e tocca livelli parossistici unici, che se non fosse che non si può fare più niente per arrestare il declino estetico e sociale, ci sarebbe veramente da insorgere ( con chi? ) per le azioni, decisamente grossolane, alle quali si assiste. Un certo modo di amministrare il paese sembra aver contagiato anche i funzionari i quali ormai, si arrogano il diritto di autorizzare l’installazione di una statua, bella o brutta che sia, senza confrontarsi PRIMA o ascoltare in proposito, le decisioni del Sindaco, della Giunta o del Consiglio Comunale, infatti la determina alla quale mi riferisco, viene semplicemente inviata al sindaco Gennaro Cinque “ per opportuna conoscenza”. Sto parlando della Determina dirigenziale n.827 del primo ottobre 2013 dal Servizio Lavori Pubblici, una Determina del responsabile dirigenziale ing. Paolo Guadagno avente come oggetto: “ COSTRUZIONE RETE DI DISTRIBUZIONE GAS METANO COMUNE DI VICO EQUENSE (NA). “INSTALLAZIONE PERMANENTE DI UNA SCULTURA IN BRONZO NELL’AREA DENOMINATA “VILLETTA PARADISO”. APPROVAZIONE PROGETTO”. 
Ebbene, nella determina si legge che la Napoletana gas ha presentato istanza di permesso a costruire “ per l’installazione permanente di una scultura in bronzo nell’area denominata “villetta paradiso” con progetto allegato. La Soprintendenza ha espresso parere favorevole senza minimamente chiedersi come sia possibile che un tecnico, che sarà sicuramente bravo per le sue competenze, possa autorizzare la posa in opera di una statua in bronzo in un’area considerata bene paesaggistico e sottoposta a vincoli

Nella determina non si fa cenno al tipo di scultura, né all’autore, né al posto, particolari che saranno sicuramente visibili nel progetto. Io mi chiedo: come è possibile che possano accadere queste cose? E mi chiedo quali siano le competenze storico culturali dell’ing. Paolo Guadagno per autorizzare l’installazione di un’opera in un area molto delicata che – già nel passato – è stata oggetto di tentativi di forzature “ artistiche” di dubbia levatura ( tutte), ma soprattutto non adatte a quel posto che dovrebbe rimanere così com’è. 

 VAS sostengono – come hanno sempre fatto - che La Villetta Paradiso non si tocca perché essa rappresenta uno degli scorci più suggestivi della Costiera Sorrentina e anche perché la villetta non è di proprietà del Comune, ma è in usufrutto, ed è di proprietà della SS. Trinità e Paradiso.

Franco Cuomo -VAS- Vico Equense


giovedì 10 ottobre 2013

De libris


Ci sono momenti, stamattina è uno di questi, che vorrei rifugiarmi  in qualche posto solitario solo in compagnia dei miei libri:le mie letture consolatorie, che, sono quasi sempre riletture. Un libro, di qualunque genere esso sia, non lo leggiamo mai con gli stessi occhi. E’ ovvio che in tempi diversi si provano cose diverse, ci sono contesti assai diversi in cui si intraprende una lettura. Ho finito da poco di rileggere Giuliano di Gore Vidal, che a trent’anni trovai noiosissimo e a sessantadue  ho trovato splendido: magari poi è solo un problema di linguaggio! Magari se certi contenuti fossero posti in un altro modo si potrebbero capire meglio a qualsiasi età, ma non importa, perché è così che il libro ti consola o ti tormenta. Io con i libri ci faccio  proprio l’amore come con la musica e con l’arte. Bisogna dedicare tanto tempo, senza guardare l’orologio. Il libro… deve diventare un compagno per ognuno di noi. Ci dev’essere un libro o più libri per ognuno di noi! Poi questa estate in Sicilia Le nozze di Cadmo e Armonia  di Roberto Calasso  e il Simposio di Platone  col mito dell’amore mentre da quelle spiagge d'oro col profumo del mirto e del basilico, mi abbandonavo al “piacere del testo” come ha scritto Roland Barthes. Più leggevo la narrazione di Apollodoro più mi  tornava in mente il vento caldo d'Africa dirimpettaia che seccava il sudore e mitigava il caldo. Intorno silenzio e vestigia greche immote, eterne. Un luogo dell'anima insieme ad amici leali , mentre il mare lambiva i nostri piedi. Intorno silenzi incantati e luce abbacinante . La Sicilia del sud mi ha preso l'anima e il corpo mentre mi tornavano in mente i libri dell'Odissea. Si, sempre i libri, la mia vita setacciata dagli autori, filosofi per lo più. La civiltà occidentale nasceva millenni fa su queste spiagge e mentre mi immergevo in quel Mediterraneo interculturale capivo il senso di appartenenza a quel mondo antico: agli arabi, ai normanni a Federico II che prima di me e sicuramente meglio di me apprezzavano i doni di quella terra ammaliatrice. Non voglio parlare dei morti ultimi in questo mare, non voglio parlare di queste risibili figure di un universo che si continua a definire politico, facendo un torto alla politica. Oggi sono particolarmente cupo, l’autunno più dell’inverno mi incupisce: Un inizio di giornata difficile con mia mamma che non sta bene,  che amo infinitamente, un viaggio in treno al limite del disgusto, ma, poi ho pensato alla possibilità di fuga che mi da un libro e a quella di ripresa. Ho infilato la mano nel mio zainetto, mentre la folla si accalcava e ne ho tratto un libro, ho inforcato gli occhiali ed ho cominciato a leggere, anzi, come ho scritto prima a rileggere: “alle scuole di filosofia, dove è di prammatica provare una volta per tutte ogni regola di condotta, ho sperimentato per breve tempo il regime vegetariano e, più tardi, in Asia, ho visto i ginnosofisti indiani, volgere il capo alla vista degli agnelli fumanti e dei quarti di gazzella serviti sotto la tenda di Osroe. Ma quest'astinenza, nella quale si compiace la tua austerità giovanile, esige attenzioni complicate, più della golosità: trattandosi di una funzione che si svolge quasi sempre in pubblico, il più delle volte sotto il segno della pompa o dell'amicizia, finirebbe per distinguerci troppo dagli altri. Preferisco nutrirmi tutta la vita di oche ingrassate e di galline faraone anziché farmi accusare dai commensali, a ogni pasto, di un'ostentazione di ascetismo.”. Il treno è sparito e la folla pure,  e  per l’effetto consolatorio ero nel Ninfeo della villa di Adriano a Tivoli : le pagine  hanno cominciato a dare i loro risultati, il mio compagno mi ha preso per meno e mi ha trascinato nel suo mondo: Non ci sono I Pad che tengono, io sono stato e resterò un feticista del libro scritto: Ah! Forse volete conoscere il testo?  E’ Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar , che Aldo Busi , che pure ho nello zainetto,ma che non ho voglia di leggere perché mi imprigionerebbe ulteriormente in quel treno, definisce una scrittrice di serie b: Punti di vista, naturalmente opinabili..


Franco Cuomo