mercoledì 29 maggio 2013

Ultima lettera aperta al Sig. Procuratore aggiunto della Procura di Torre Annunziata Dr. Raffaele Marino




                            

                             Il Circolo V.A.S. ( Verdi Ambiente e Società ) di Vico Equense in relazione alla data del 16 settembre 2012, data entro la quale, su Sua perentoria richiesta i comuni inclusi nel P.U.T. avrebbero dovuto inviare gli elenchi di tutti i parcheggi interrati con relativa documentazione, affinché fossero sottoposti- per controllarne la conformità e il rispetto della normativa al Suo esame, avevano espresso piena fiducia e riposto speranze circa un cenno di riscontro relativo ad un quesito che il circolo Le aveva posto e cheLe pone ancora, in questa ultima missiva che potrebbe apparire laconica, ma che invece vuole mantenere alto tutto il suo impegno circa una questione di non poca importanza per il rispetto delle leggi e per il rispetto del territorio deturpato che grida giustizia;la domanda è questa: ritiene Lei l’azione dei V.A.S.degna di attenzione per gli aspetti di legittimità che pone, oppure essa è da ritenersi destituita di ogni fondamento di legittimità che avanza e pertanto inutile?
                         Poiché l’azione dei V.A.S. è stata ispirata all’interesse generale, La salutiamo con deferenza nella speranza di poter ricevere un riscontro.


                                                                                            Il Coordinatore del Circolo
                                                                                               ( prof. Franco Cuomo

martedì 28 maggio 2013

World Film Festival a Vico Equense: la protesta dei cittadini su Facebook




Ritorna a Vico il social Word Film Festival. E ancora una volta si proietteranno pellicole negli alberghi e nelle piazze. L’ennesima spacconata questo World Film Festival in un paese (una città ormai) che non ha più una sala cinematografica. Un sindaco indifferente che evidentemente non ama il cinema e che non sente l'esigenza di ricostruire una sala che – per accordi stabiliti- doveva essere conservata e invece è stata demolita solo per biechi interessi economici. Che senso ha proiettare pellicole quando lo schermo, il sonoro e le poltroncine, l'ambiente sono inadeguati? Come al solito in questa città ci riempiamo la bocca ma ci manca sempre la sostanza per progredire! Perché nessuno ne parla più? Perché anche la minoranza tace su un problema così importante? Come ha scritto qualcuno si FB rivolgendosi al primo cittadino “Vott e mane” ovvero: mena fendenti o almeno rispondi sul cinema Aequa Sindaco!!!!. Una rassegna sul cinema senza sala cinematografica è solo una mediocre occasione "mondana", i film passano in secondo piano rispetto al red carpet di dubbio gusto persino a Cannes. Si invita un’attrice come contorno al fumo senza arrosto. Basta mettere insieme le 4 parole più inflazionate del secolo ed ecco l'evento: social world film festival. L’inglese però si sa, è quello che rende tutto più "world". Una grande soddisfazione per il nostro paese! Ma perché in occasione del festival non si organizza un flash mob di protesta per raccontare ai registi invitati e alle attrici che a questa amministrazione a questo sindaco non gliene frega niente del cinema ? Perché non sbugiardare e chiamare nello stesso tempo alle loro responsabilità quelli che hanno distrutto la sala del Cinema Aequa?


Franco Cuomo VAS ( a cura di) 

Quando a Vico Equense c'è che vuole tutelare il paesaggio per interesse precostituito.



Vorrei  spendere qualche parola su questa struttura che vedete in questa foto, lo voglio fare perché, mi sono arrivate molte segnalazione da soggetti che forse farebbero meglio a stare zitti invece di parlare e le segnalazioni le hanno fatte a me in quanto coordinatore del Circolo VAS di Vico Equense e le hanno fatte in maniera provocatoria come a dire: “Cos’è adesso non dici niente su questa cosa? Non vedi che scempio hanno fatto?” .
Premetto che sulla spiaggia di Seiano ho fatto centinaia di denunce e continuo a farne per l’uso ormai degradato degli spazi pubblici che non esistono più, perché diventati tutti  proprietà privata di esercenti bar, pizzerie, chioschi, e simil- stabilimenti balneari. Ma da questa premessa voglio anche e soprattutto evidenziare che molti degli interventi visibili su quello che una volta era un piccolo arenile sono diventati delle vere e proprie costruzioni, mentre via Arcoleo negli spazi esterni è asservita a tutte le attività di ristorazione che si affacciano sulla strada, marciapiedi pubblici inclusi . Di pubblico ormai giù Seiano non c’è rimasto più niente, ma soprattutto, non c’è rimasto più niente da tutelare e salvaguardare in termini di bellezza naturale. La “grande bellezza”, per parafrasare l’ultimo film di Sorrentino, non abita più nella marina di Seiano, ingoiata dalla bruttezza e dalla sciatta improvvisazione architettonica di strutture cafone che hanno reso quel borgo marinaro simile alle peggiori aree del golfo di Napoli, il tutto, su un mare cloaca intasato di barche che funge da porto. Dunque, questa “gabbia” che vedete nella foto è una rastrelliera completamente smontabile forse l’unica smontabile su tutta la zona, che la sezione locale della Lega Navale Italiana utilizza per contenere le canoe. E' collocata su un piccolo tratto di sabbia stretto dal cemento di un ristorante e le palafitte di un altro. La Lega Navale Italiana organizza corsi per canoe e tante altre cose legate all’amore per il mare e alla sua salvaguardia e tutto questo lo fa rispettando regolamenti e chiedendo permessi ed autorizzazioni, così come è stato fatto ed ottenuto per questa struttura: un’autorizzazione trimestrale regolarmente concessa. Ora, questa cosa ha evidentemente dato fastidio o da fastidio a chi forse avrebbe voluto prendersi per ulteriori tavolini e ulteriori piattaforme, quel piccolo tratto di sabbia e grida allo scandalo e allo scempio ambientale. Come V.A.S. trovo quest’atteggiamento assolutamente discutibile: la rastrelliera non è bella a vedersi, ma tra tre mesi sarà smontata e il posto in cui sta non è certamente bellissimo paesaggisticamente parlando perché anche tutto quello che c’è intorno non è bello a vedersi. Non è bello a vedersi la massicciata di cemento dove una volta c’erano sabbia e scogli e le strutture di ristorazione ormai fisse costruite per sempre, come non sono belle a vedersi le insegne che in maniera anarchica si appongono su vecchi muri di tufo. A volte mi verrebbe voglia di chiedere a queste persone: ma quand’è che avete acquistato questi posti? Mi fate vedere l’atto di proprietà? Purtroppo questa è la politica dissennata voluta da questo sindaco e dalla sua amministrazione! E allora smettiamola di fare i puritani su interesse precostituito perché chi lo fa è facilmente smascherabile e lasciamo che la Lega Navale Italiana che è un Ente pubblico preposto a servizi di pubblico interesse che opera sotto la vigilanza dei ministeri della Difesa e dei Trasporti e Navigazione e sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, diffonda fra i giovani e non, l'amore per il mare, lo spirito marinaro e la conoscenza dei problemi marittimi, e permetta la partecipazione dei cittadini allo sviluppo ed al progresso di tutte le forme di attività nazionali che hanno sul mare il loro campo ed il loro mezzo di azione.

Franco Cuomo V.A.S. Verdi Ambiente e Società
Circolo Aequa di Vico Equense




lunedì 27 maggio 2013

La Grande bellezza : Un Sorrentino pretenzioso e noioso e un sempre uguale a se stesso Toni Servillo.


A Cannes Paolo Sorrentino , come già accaduto con Gomorra di Matteo Garrone, perpetra un grande inganno quello del cinema che vuole emulare la letteratura.  La Grande bellezza: un Sorrentino pretenzioso e noioso e un sempre uguale a se stesso Toni Servillo. Un inganno di due ore e mezzo circa di estenuante lentezza e di insopprimibile noia, mitigata da un bravo Carlo Verdone e dalle battute facili di Carlo Buccirosso, sullo sfondo una Roma adagiata su se stessa, silente e magnificamente imponente come solo Roma caput mundi può essere. Una Sabrina Ferilli che pure non è dissimile da come è dal vero, nel senso che non recita mai, regala uno spiraglio di un’umanità in un ruolo rischioso. Intorno attori che non brillano per eccezionalità recitativa forse proprio per mancanza di una struttura dei personaggi da interpretare: Iaia Forte, Isabella Ferrari, Pamela Villoresi. Il film si apre con un eserga da Cèline tratto da Viaggio al termine della notte: uno allora  si aspetta la feroce cattiveria e la spietata secchezza dello stile asciutto di Cèline, ma, fin dalle prime battute, ci si rende presto conto che il film annaspa e si barcamena tra una improbabile descrizione della decadenza di un mondo (il nostro ), un’ansia esistenziale legata al sopraggiungere della vecchiaia ( buona parte dei personaggi è over cinquanta, mentre  i protagonisti principali sono over sessanta) e il tentativo di una chiosa sulla letteratura come trucco e finzione che rimanda a Céline ma in maniera grottesca e mai tragicomica.  Paolo Sorrentino, come molti registi prima di lui , tenta  di raccontare Roma pescando nel cuore della sua “nobiltà nera”, aprendo tombe da dove fuoriescono tetre ed improbabili figure della città eterna, esseri notturni ( le vecchie principesse che giocano a carte nell’oscurità) che spariscono all'alba, all'ombra di un colonnato, di un palazzo nobiliare, di una chiesa barocca. Un carnevale escheriano, mai realmente tragico ma solo miseramente grottesco. Vengono in mente altri film di certo più intensi e meglio costruiti. Viene in mente La Terrazza di Ettore Scola del 1980 dove un autoironico Jean Louis Trintignant, sceneggiatore in crisi, era tragico con leggerezza e senza toni caricaturali di Verdone, o una padrona di casa come Carla Gravina, disincantata e realmente intellettuale al cui confronto  Isabella Ferrari è solo una sfocata parodia. Si avverte in tutto il film la necessità di una sceneggiatura forse meglio congegnata e più curata. La visione  della decadenza da basso impero in versione discoteca è scontatissima e ovvia, se si la si raffronta a  Roma di Federico Fellini e le riprese delle feste restano parecchio indietro rispetto a ciò che spesso veramente sono nella realtà, mentre il discorso finale della santa ultra centenaria sulle radici  sconcerta per la banalità dell’assunto. Jep Gambardella sembra  più un gagà che non raffinato dandy e inoltre – lo ripeto- Servillo non mi convicerà mai come attore fino a quando non comincerà a recitare veramente. Paolo Sorrentino indugia troppo in una stucchevole autocelebrazione dell’intellettuale umanista, lontanissimo mille miglia e più dallo «scandalo Céline», che sembra voler essere presente in tutto il film, ma che naufraga miseramente nella trita ovvietà . La profetica lucidità del suo delirio e di uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell’uomo così com’è, nel film invece si avviluppa intorno  ad alcune frasi di Jep Gambardella gettate lì come aforistiche”perle di saggezza” da rotocalco: “Ho sessantacinque anni e non posso più perdere tempo a far cose che non mi va di fare” . Quella che sembra poesia alta alla fine si rivela per quello che è: luoghi comuni sull’età, sui ricchi, sulla religione, sulla vita. Sullo sfondo arte ed architettura a profusione con sottofondo di canti gregoriani: dal Galata morente dei Musei Capitolini alla Fornarina di Raffaello della collezione di Palazzo Barberini. Dei film di Paolo Sorrentino mi è piaciuto, a dirla tutta, solo This Must Be The Place ma lì c’era un grandioso Sean Penn, che faceva  battute memorabili a raffica , per non parlar del trucco, delle unghie smaltate, della camminata con il trolley , mentre la storia c’era tutta ed era costruita con grande ingegno e grande bravura interpretativa dei personaggi. Credo, per concludere, che  alla fine che tra i molti limiti di la Grande bellezza, oltre alla oscura sospensione di alcune frasi quali quella per esempio, sulla “fessa” che piaceva agli amichetti di un giovanissimo Jep Gambardella, mentre a lui piaceva “ l’odore della casa dei vecchi”: cosa ci vuole dire Sorrentino? Che bisogna acquisire una sensibilità alla vecchiaia  e alla caducità per meglio comprendere il mondo? Ma non è maledettamente ovvio anche questo, soprattutto detto da lui che di anni ne ha 43? Céline – e lo cito perché credo che sia stato il nume ispiratore di Sorrentino in questo film - ha saputo trasfigurare la materia incandescente della vita attraverso l’invenzione di un linguaggio che ha tutta l’immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo che veniva spazzato via da terribili conflitti. Il suo Viaggio al termine della notte sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento, ma è in realtà un’opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell’abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell’incubo che rappresenta. Nel film di Paolo Sorrentino tutto questo non c’è: c’è solo una Roma cafonal alla D’Agostino ( e dunque siamo nell’ovvio addirittura televisivo) e lui, Sorrentino/Jep Gambardella si prendono troppo sul serio, con una preponderante vena di fatalismo napoletano, che, lasciatemelo dire risulta essere alla fine il peggiore dei luoghi comuni e si esce dalla sala, dopo aver visto il film, mogi e silenziosi. Se a Cannes lo premieranno, avranno premiato un film non eccezionale, così come avvenne per Gomorra.

Franco Cuomo


sabato 25 maggio 2013

Il Consiglio Comunale del 24 maggio a Vico Equense: uno spettacolo indecente! Il pifferaio magico e i topini ammaestrati!


Il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque


Il Consiglio Comunale del 24 maggio è stato veramente uno spettacolo indecente! Una indecorosa manifestazione della poca dignità dei convenuti (tutti), rispetto alla manifesta arroganza del Sindaco Gennaro Cinque che, mentre tutti giocavano a fare la parte dei Consiglieri Comunali impegnati e responsabili, se ne stava in schifato isolamento a giocherellare col suo smartphone, come a dire: “parlate, parlate tanto ca’ a cummann sul’io!”. E’ stato veramente uno dei Consiglio Comunali più brutto – come ha detto nel suo intervento il consigliere Maresca di In Movimento per Vico - che io abbia mai visto. Al consigliere Maresca però vale la pena ricordare che questo Consiglio Comunale poteva essere annullato. Poteva benissimo non avere luogo perché c’erano tutti i presupposti per non farlo, ma non lo ha fatto né lui, né nessun’altro! Forse sono solo “ ciance” le mie, come ha disinvoltamente dichiarato la consigliera Scaramellino relativamente alla suo intervento sulla SS. Trinità, ovvero chiacchiere futili e vane o anche frottole, stupidaggini, fandonie, ma sta di fatto che nessuno ha fatto notare che la convocazione era per le 18 in sessione ordinaria. Secondo l’art. 43 del Consiglio Comunale trascorsa un’ora dall’orario stabilito nell’avviso di convocazione, eseguito l’appello e constatata la mancanza del numero legale dei consiglieri, qualsiasi consigliere presente avrebbe potuto far verbalizzare  e dichiarare deserta la seduta. Invece non è andata così. Intorno alle 19,05 – minuto più minuto meno- ma sicuramente dopo, si sono presentati in ordine sparso il Sindaco e i 10 consiglieri di maggioranza, inclusi, la consigliera Cristallo e il consigliere Balestrieri, ovvero due dei tre dissidenti che avevano provocato la crisi. Dopo circa 10 minuti ovvero alle 19,15 circa è entrato in aula il segretario comunale il quale, su invito del Presidente del Consiglio Maurizio Cinque ( terzo dissidente) procedeva all’appello nominale dei consiglieri e, alle 19,20, il Presidente del Consiglio, constatato il numero legale ( in maniera incredibile tutti presenti) dichiarava aperta la seduta dopo un’ora e venti dall’orario fissato in convocazione. Naturalmente nessuno dei presenti ha fatto rilevare che  già alle 19 e un minuto non c’era il numero legale e pertanto la seduta poteva e doveva andare deserta e questo lo voglio ricordare soprattutto ai consiglieri di minoranza. Con questo voglio dire una cosa che sto dicendo da tempo: tutti vogliono rimanere saldamente attaccati alle loro poltroncine di mediocre potere paesano, perché tutti hanno paura di sfiduciare Gennaro Cinque che, in questo contesto sembra o un gattone che gioca con i suoi topini o il pifferaio magico che al suono del suo flauto se li trascina tutti dove vuole lui. Così è cominciata la seduta con una lunga e sgrammaticata relazione dell’assessore Antonio De Martino e poi gli interventi successivi fino al voto sul consuntivo: 11 si e 3 no. Dilengite ha lasciato la seduta, come aveva annunciato nel suo intervento polemizzando col consigliere Aiello e i tre di In Movimento per Vico hanno votato contrario.  Ora la mia domanda senza appello è: perché questi quattro consiglieri non hanno dichiarato dall’inizio la nullità della seduta? Sapevano benissimo che il farla avrebbe portato a questo risultato, in una situazione nella quale ancora oggi permangono incertezze e dubbi e allora perché non lo hanno fatto? Il dissenso sembrerebbe rientrato, perché era visibile a tutti l’isolamento del Presidente del Consiglio Maurizio Cinque. La Cristallo e Balestrieri  pure sembrerebbero rientrati, come i calcoletti o le ipotesi di una nuova maggioranza sembravano trasparire dai sorrisetti del Sindaco che giocava sempre col suo smartphone. E allora perché questa farsa continuata? Non era forse il caso , in apertura di seduta far rilevare immediatamente la nullità della stessa abbandonando l’aula e non consentire così l’approvazione del discutibilissimo consuntivo 2012? E’ penoso notare, come purtroppo sta avvenendo anche su scala nazionale, che dietro il cosiddetto “ senso di responsabilità istituzionale” si nascondono tutti quelli che vogliono rimanere dove stanno e soprattutto vogliono far rimanere le cose come stanno. In questo modo si fanno passare e si giustificano atteggiamenti  e comportamenti arbitrari e lesivi dei regolamenti e delle leggi vigenti!  Come a dire: il Consiglio Comunale è "robba nostra" e il Sindaco di rimando: "e vuie site robba mia". La minoranza avrebbe potuto trovare una scatto di dignità e di orgoglio e farla saltare questa seduta. Lasciare il sindaco e i suoi fuori dalla porta, giocare loro di sorpresa, ma, invece, come sempre, si preferisce esibire la morale pelosa come la carità e allora: facciamola questa seduta dove sappiamo tutti che andrà a finire e come è andata e invece di sfiduciarlo questo sindaco hanno fatto tutti finta di avere responsabilità verso il paese.


Franco Cuomo VAS – Verdi Ambiente e Società



venerdì 24 maggio 2013

SENZA GARA Eav, 38 mila euro per il logo sui biglietti Ci penserà una società inglese con sede a Dragoni


SENZA GARA

Eav, 38 mila euro per il logo sui biglietti

Ci penserà una società inglese con sede a Dragoni

NAPOLI - Eav, società di trasporti regionale, si appresta a spendere 38.000 euro per il logo dei nuovi biglietti aziendali a tariffa unica, quelli previsti dalla delibera regionale del 19 ottobre 2012. I vertici l’hanno commissionato a Portwell System LtD, società con sede a Londra. Il cliente è stato scovato oltremanica con una procedura di affidamento diretto, che l’azienda di trasporti di proprietà della Regione Campania giustifica in virtù della "ridotta entità dell'importo e dei tempi ristretti, i quali inducono a considerare un eventuale concorso di idee non perseguibile". L’ordinativo è stato spedito da Napoli un paio di mesi fa ed era indirizzato, oltre che in Gran Bretagna, a Dragoni, in provincia di Caserta. E lì che opera Imago Editrice, sede legale a Bari e referente in Campania per gli inglesi, che vanta un portafoglio clienti, secondo quel che si apprende dal sito internet, di prim’ordine: Marina Militare, Guardia Costiera, Fincantieri, Selex, Alenia, almeno un paio di ministeri. Fa capo a Renzo Ambroselli, romano trapiantato nel casertano e giornalista pubblicista. Un manager molto noto, nel settore della grafica, nel 2011 rinviato a giudizio, davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere per il reato di frode in pubbliche forniture. E’ imminente la sentenza di I grado. "Attendo fiducioso", dice l‘imprenditore, "perché sono assolutamente estraneo alle accuse rivoltemi. Già nel 2008, d’altronde, in un’analoga vicenda giudiziaria, sono stato prosciolto". Quella per il logo, peraltro, non è l’unica partita in corso relativa ai nuovi biglietti dell’Eav. La società di trasporti metterà a gara l’appalto per la stampa ma, per una fase transitoria di sei mesi, intende procedere con affidamento diretto. Nel semestre, saranno stampati, secondo le previsioni della compagine di proprietà della Regione Campania, 7,5 milioni di biglietti. Mecstar, l’ultimo fornitore, da anni monopolista della stampa dei biglietti Unico Campania, percepiva 0,015 centesimi per ciascun titolo di viaggio non codificato e 0,030 per ogni ticket codificato. Totale: 150.000 euro. La torta della stampa dei biglietti, insomma, è ben più succulenta, per chi se l’aggiudicherà, rispetto a quella dell’ideazione del logo dei titoli di viaggio. Se la contendono Portwell e Mecstar. Ma quando saranno acquistabili dai viaggiatori i titoli di viaggio aziendali, quelli introdotti dalla Regione Campania cinque mesi fa? Risale ormai al 18 febbraio la richiesta inoltrata da Eav all’assessore ai Trasporti della Regione, Sergio Vetrella, di autorizzare all’emissione dei nuovi titoli di viaggio. Il progetto dell’azienda era di partire il I giugno, ma non sarà rispettato. Luca Del Prete, dell’Orsa, lancia dunque un appello:"Si faccia presto, ogni giorno di ritardo penalizza l’azienda". Aggiunge:"Anche a maggio ci risulta che gli stipendi del personale saranno pagati in ritardo". Se accadrà, ci saranno nuove proteste e nuovi disagi per i viaggiatori.

martedì 21 maggio 2013

Da "L'anti Edipo" Capitalismo e schizofrenia di Deleuze e Guattari ciò su cui vale veramente la pena pensare: no ai conformismi, no agli inganni perpetrati da figure mediocri e sciatte



Gilles Deleuze e Felix Guattari

Dalla caduta di ogni possibile senso e ragione, da una crisi di cultura, dallo sfaldamento di valori di solidarietà sociale, dall’esercizio di vuote tecniche di conservazione del potere che hanno annichilito ogni possibile reazione, si aprono dei vuoti, dei momenti di silenzio, una serie infinita di domande senza risposte, che provocano lacrime senza riconciliazione e dove chi si interroga sul pensiero e sul suo farsi nel mondo è costretto a chiedersi se è ancora possibile una pratica della politica. La risposta è no, non è più possibile! A questa condizione, nessuna pratica politica che non sia quella convenzionalmente intesa: ovvero mediocre amministrazione. Forse la pratica di un’arte o dell'arte, o di qualsiasi arte si potrebbe incuneare in questi vuoti e in questi momenti di silenzio e permettere l’esistenza di un prinzip hoffnung, un principio di speranza, insieme al riconoscimento del corpo deprivato dagli organi sensibili. Nei periodi di decadenza politica e sociale si è sempre riscontrato la resilienza della pratica dell’arte, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità; ma anche la resilienza dell’ethos corporeo, il ritorno al sujet, al soggetto e alla subjectivité personnelle: far partire ogni riflessione da una risposta creativa o da una pulsione legata al corpo al tuo proprio corpo.
Dove la politica impone calcoli mediocri di interesse auto conservativo, bisogna fermarsi e non più perder tempo e dirimere conformismi scadenti e a millantate onestà intellettuali, perché in queste operazione ciò che è sparito dalla scena è proprio l'intelletto. Possiamo solo pensare allora di cercare la nostra auto consapevolezza, dovremmo poter dire: andiamo anche oltre tutto questo, per questa ragione ho consigliato una riflessione su Gilles Deleuze e Felix Guattari. Non troviamo più il nostro corpo senza più organi sensibili, ovvero senza più sensibilità che non siano solo economici desideri indotti o forse non è abbastanza sciolto il nostro sé, ? Allora  basta! Sostituiamo queste storie di mediocrità costruite per ingannare da personalità mediocri imposte dal conformismo linguistico dominante per menti sempre più povere e più stupide. Facciamole divenire storie da dimenticare e verifichiamo, mettendola a nudo, l'interpretazione e l'esperimento della schizofrenia capitalistica che ci viene imposta tutte le sere, con discorsi controllati, che non derogano da niente tranne che dalla loro stessa retriva ed immobile ripetizione di luoghi comuni organizzati per ambiti di interessi: quello morale, quello economico e quello sociale, tutti i giorni ad ogni ora del giorno. Una costante intrusione delle coscienze la quale pervade il discorso schizofrenico per antonomasia: quello pseudo politico. Se per scelta, il soggetto "che parla" deroga da queste regole discorsive imposte, passa per essere uno stupido, un sognatore, un ingenuo ma soprattutto è guardato con finta meraviglia che, ad un’analisi più attenta, si trasforma in vero e proprio atteggiamento di sospetto. Allora scopriamo gli inganni di questo potere e facciamolo ritrovando la consapevolezza del nostro corpo, attraverso quello che questo sa e può fare, sa e può sentire. Basta con ciò che i mediocri continuano a chiamare politica. Oggi tutto questo è una nostra questione di vita o di morte è una questione di sopravvivenza delle nostre coscienze legate innanzitutto alla nostra fisiologia. Recepiamo realmente ciò che siamo e partiamo da questo: la giovinezza e la vecchiaia, tristezza e gioia, la salute o il malessere. Sono queste le zone dove ancora tutto si gioca. Si pone allora la Questione etica non come una questione di libertà come vorrebbe certa filosofia idealista, ma come un'etica etologica ( la radice è la stessa) legata ai nostri istinti primari orientati dagli stati del nostro corpo e della nostra fisiologia.  Una premessa epistemologica per una critica materialistica né marxista né freudiana, accusate di prevaricazione autoritaria verso la soggettività, in difesa del capitalismo, premessa per un nuovo paradigma in chiave anti economia.

Franco Cuomo