mercoledì 27 maggio 2015

LA SECONDA NATURA: L'ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI E L'INDIFFERENZA DEI POLITICI MEDIOCRI DEL NOSTRO TEMPO



La filosofia non significa imparare qualche strofetta di Hegel o di Kant, né far parte di conventicole di accademici; la filosofia deve essere il substrato formativo di una classe politica. Senza la filosofia abbiamo solo disonesti senza scrupoli” – Questa frase è stata proferita, con la sua voce, roca e un poco tremolante da un uomo immenso di 89 anni che è stato capace di emozionare la plaetea del Mercadante e me. Si festeggiava il quarantennale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si rendeva omaggio alla perseveranza di Gerardo Marotta  un uomo che per un’idea – quella repubblicana e giacobina – ha dilapidato il suo patrimonio personale e parte di quello della moglie per fondare un’ Istituto che non ha uguali al mondo e che ora – per inettitudine e gretto calcolo economico di politici miopi e corrotti rischia la chiusura.

Avevo 24 anni ed ero studente nel 1975, quando marinai la mia lezione di Storia delle dottrine Politiche per recarmi a via Calascione, al monte di Dio, per l’inaugurazione di quella che sarebbe diventata una istituzione unica nel suo genere , poi in quella sede seguii i seminari con Hans Georg Gadamer e con  Paul Oskar Kristeller dei quali conservo gelosamente gli attestati di frequenza con le loro firme, seminari che mi cambiarono la vita e che fecero di me ciò che attualmente sono e poi ancora col meglio del pensiero scientifico e umanistico del nostro tempo. Così, quando le luci si spengono in sale, dopo aver accolto intellettuali e filosofi lì riuniti: Aldo Masullo altro pilastro del pensiero libero, Biagio De Giovanni, il giovane storico dell’arte Tommaso Montanari che commuove per le sue parole sull’uccisione del paesaggio in un’Italia distrutta dall’ignoranza e dal malaffare, comincia la proiezione del film “ Seconda natura” di Marcello Sannino  con Gerardo Marotta come unico interprete e protagonista

Un film che commuove per l’intensità emotiva che riesce a comunicare: in alcuni tratti, la voce rotta di Marotta e il suo primo piano ricordano un altro grande napoletano : Eduardo De Filippo

Sono 58 minuti di pura altezza morale, 58 minuti di altissimo impegno civile e politico, 58 minuti nei quali un ometto piccolo si innalza come un gigante dalla forza sovrumana a difesa dell’unica grande passione della sua vita: la filosofia e i libri come unica arma per raggiungere la libertà e la dignità per ogni essere umano.
A voler trovare un uomo così, oggi si faticherebbe moltissimo e non sono sicuro del raggiungimento del risultato. Oggi l’Istituto rischia la bancarotta, mentre il suo immenso patrimonio librario inscatolato e sparso un po’ dovunque rischia di sparire, svenduto per far fronte ai debiti.  C’era il sindaco De Magistris e l’assessore alla cultura Nino Daniele, c’era il senatore Sergio Zavoli, brillava l’assenza di tutta la Regione Campania. Il sindaco De Magistris , pur riconoscendo l’alto valore dell’Istituto non ha voluto creare altre false aspettative ed ha detto che il Comune non ha i soldi per poter rimettere su la biblioteca del l’ Istituto e che occorrerebbero fondi dal governo centrale.

Un gioco al rimbalzo che ormai sta durando da troppi anni e che getta solo vergogna e discredito sulla classe politica passata e presente, ammettendo che questa possa più avvertire il senso di vergogna e di discredito. L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha conquistato in questi quarant’anni  una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo; ha organizzato e ancora con difficoltà organizza corsi dappertutto in Europa, pubblicando opere in sei lingue antiche e moderne e ha contribuito  e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale della cultura. Certo ci saranno stati errori e forse sprechi, ma questo non può minimamente giustificare il degrado morale che il politicume nostrano continua a ostentare con manifesta indifferenza ai  costanti appelli di Marotta.

L’Istituto è patrimonio dell’UNESCO ,  l’Istituto è un Collegio internazionale del XXI secolo “mondializzato”, riconosciuto in tutto il mondo. Gerardo Marotta sta nell’ombra, con una raffinatezza pari alla sua generosità, ma è lui la poderosa forza che si espande ovunque la filosofia  lo reclami.  E’ lui l’intraprendente artefice che ha pensato e costruito  un’istituzione che è stata capace di rinnovare  la grande  tradizione filosofica napoletana e meridionale, in una società  ormai irrigidita dalle regole di una burocrazia organizzata e finalizzata all’ ideale del profitto economico. L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è un modello per tutta l’Europa e per tutti quei paesi del mondo che si prefiggono di realizzare una cultura libera, all’insegna di una solidarietà che sia garanzia di pace.  Gerardo Marotta , ieri sera, in questo film e che io farei girare in tutte le scuole e nelle Università, ci grida che c’è qualcosa di più importante del benessere, qualcosa di più grande del denaro. Questa cosa è l’educazione e lo studio non finalizzato alle professioni o al lavoro, come beceramente sostengono gli omuncoli  e donnicciole  senza morale e senza cultura che ci governano, ma alla formazione di una coscienza libera dai ricatti e dalla ignominia.  E’ questo il progetto per cui siamo al mondo e non altri. Così, la nostra prima natura - vitalistica e animale - deve vestirsi di una seconda natura: quella dell’umanità.

Quando io scoprii l’Istituto e cominciai a frequentarlo a Napoli si andava per vedere o Maradona o Gadamer, l filosofo tedesco amava Napoli e la considerava la città della filosofia, ma il miracolo lo fece Gerardo Marotta. Per seguire il suo sogno platonico e umanistico l’avvocato Marotta ha donato i suoi libri, ha venduto i suoi beni di famiglia, si è indebitato, ha pagato costosi affitti e alla fine ha realizzato un Istituto in cui sono passati tutti i filosofi contemporanei e migliaia e migliaia di giovani. Per fare cosa? Filosofia solo e semplicemente filosofia e non quella delle accademie, ma quella che serve a tirar su giovani liberi e dignitosi. 

Forse, l’opera di Gerardo Marotta è uno straordinario atto d’amore per la sua città e la sua patria italiana ed europea e ancor più il maggior elogio della filosofia mai fatto. Purtroppo, oggi quell’ elogio della filosofia è finito in centinaia di scatoloni e la biblioteca ricca di trecentomila libri è stata trasferita a Casoria. 

A me, quella di ieri più che una festa è sembrato un funerale, perché intorno a quell’uomo e all’ Istituto c’erano solo  gli amici più cari e i testimoni più fedeli: quasi nascosto in un palchetto  l’instancabile e discreto  Antonio Gargano, anima dell’Istituto, maestro insuperato di storia della filosofia a intere generazioni di studenti. Non ho visto la città, non ho visto chi avrebbe dovuto e dovrebbe prendersi la responsabilità di salvare una istituzione che il MIT e l’ONU hanno decretato essere un faro di civiltà e cultura.

 “Sembra quasi che dopo oltre due secoli si rinnovi la sconfitta degli intellettuali che, con l’aiuto delle baionette francesi, vollero fare la rivoluzione e furono vinti dai lazzari prima e dalla furia reazionaria dei Borboni dopo. Nel destino della biblioteca dell’Istituto Marotta – duecentomila o trecentomila libri, il numero giusto nessuno lo conosce – c’è in parte la storia della Napoli moderna che si ripete: l’unica tradizione borghese è quella degli intellettuali che per loro natura non possono che ricominciare dalla luce mentale del pensiero. E ogni volta pagano la colpa della loro dignità”. Lunga vita al pensiero di Gerardo Marotta, lunga vita alla filosofia istigatrice di dubbio e di libertà.

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