venerdì 8 aprile 2016

La vicenda di Riina Jr da Bruno Vespa a Porta a Porta. ITALIA=MAFIA




"Per i vertici dell'azienda niente da riparare" certo, non poteva che essere così, perché noi siamo un paese di mafiosi e un popolo di mafiosi. Siamo come d’altra parte ci vedono da sempre americani, tedeschi, danesi, inglesi, francesi, spagnoli e pure giapponesi, cinesi e indiani e australiani, insomma tutti. Italia= mafia e la riprova l’abbiamo avuta l’altra sera con l’intervista, ma chiamarla così è una grossa imprecisione, con quel teatrino di ipocrisia che è stato Porta a Porta,nel quale il figlio di un uomo di efferata crudeltà, ha raccontato che invece suo padre era un buon pater familias "uomo tutto di un pezzo, che aveva rispetto per i valori della famiglia e delle tradizioni",e lo ha fatto con i modi e l’educazione ricevuta da quel tipo di padre ovvero quelli di un mafioso che si rispetti. Ma ciò che è stato avvilente era il modo di condurre quel teatrino da parte di Vespa che parlava mestamente o bonariamente di curiosità dei bambini, invece di inchiodare Riina Jr alle sue pesanti responsabilità .E mi sono chiesto pure come sia stato possibile che Vespa sia riuscito a condurre un'intervista del genere senza avere neppure accennato una domanda sul patto Stato-Mafia. Il padre aveva dei valori e la madre si era innamorata di un uomo tutto d’un pezzo. “Una storia familiare che sfiora la perfezione, un paio di frasi che mettono quasi in dubbio l’esistenza di Cosa nostra e un durissimo attacco ai collaboratori di giustizia. Chi pensava che l’intervista di Porta a Porta a Salvatore Giuseppe Riina potesse essere condita da inedite rivelazioni o almeno da un mea culpa del figlio del capo dei capi di Cosa nostra, è rimasto deluso. Niente richieste di perdono, nessuna assunzione di responsabilità da parte del figlio del boss stragista, che, al contrario, si produce in una difesa totale del genitore, indicato come il suo eroe personale. Ma non solo. Riina Junior approfitta dello spazio concesso da Bruno Vespa anche per lanciare una serie di messaggi fondamentali tra i ranghi mafiosi. A cominciare dall’esistenza stessa di Cosa nostra, messa in dubbio dal terzogenito di Totò Riina, nonostante abbia alle spalle una condanna definitiva a otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa. “Che cos’è la mafia? Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Ecco, lo scandalo è come è possibile che un servizio pubblico, un servizio al quale si impone un canone ai cittadini, attraverso la bolletta dell’energia elettrica e dunque se non lo si paga ti tagliano la luce, possa far passare questo tipo di frasi e di messaggi. Salvo Riina ha risposta alle domande di Vespa come un mafioso autentico e lo ha fatto con una freddezza e indifferenza di atteggiamenti omertosi che sono ormai diventati il tratto più evidente di questo sgangherato paese. Le stesse affermazioni, fatte come un messaggio trasversale, relativamente ai pentiti avevano un che di inquietante: “Solo in Italia succede ciò ( riferito ai collaboratori di giustizia n.d.r.). In tanti altri Paesi democratici non succede che un pentito che dice di aver commesso centinaia di omicidi non fa neanche un giorno di carcere. Poi accusano le persone, le mandano in carcere poi tornano a fare quello che facevano prima. Si poteva scegliere di far scontare un minimo delle cose che avevano fatto”, sentenzia l’intervistato, che spiega anche di rispettare “ lo Stato, magari non condividendo determinate leggi o sentenze”. Ecco, una breve sintesi di ciò che è successo: è stato giusto mandare in onda un programma simile, gestito nel modo in cui è stato gestito? Secondo me no, secondo me questa trasmissione è stata un oltraggio vile alla memoria di chi è stato ammazzato e trucidato barbaramente da Totò Riina, verso il quale, quel figlio in televisione non ha avuto nessun atteggiamento di riprovazione o di distanza da quel padre e verso quel cui figlio le domande del conduttore Vespa sono state un esercizio di plateale ipocrisia.

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