domenica 4 dicembre 2011
Sulla manovra di Monti
Dal mio blog
sul sito de Il Fatto quotidiano, 3 dicembre 2011
La
disgregazione sociale renderà vani i sacrifici
Dicono i giornali di oggi
che i due leader dei partiti maggiori che hanno dato la fiducia a Monti non si fanno
sentire, e anche
i commentatori e gli opinion maker si interessano per lo più
alle indiscrezioni circa l’uno o l’altro aspetto della “manovra” piuttosto che
al significato politico generale di quello che sta per accadere, o caderci sulla
testa. Persino la lodevole campagna del “Fatto” sui conflitti di interesse
che, nonostante
le buone intenzioni, o presunte tali, di Monti gravano su non pochi
componenti del governo si può leggere come un richiamo al dovere di attenersi
davvero al programma enunciato in parlamento dal premier piuttosto che come
un’espressione di riserve politiche su tutta l’operazione. Certo, la sapida
satira di Travaglio sulla “sobrietà” e le lodi
universali tributate dai giornali main stream alla figura di Monti ha l’aria di
esser qualcosa di più che un semplice divertimento. Sta di fatto, però, che
l’attività di Monti e dei suoi ministri, per quel che se ne sa, rimane
circondata da una specie di silenzio sacramentale che non fa sperare niente
di buono; o
meglio, che preannuncia la rassegnata accettazione da parte di una maggioranza
“emergenziale” che salverà qualche faccia tollerando (o anche programmando?)
qualche voto contrario su questo o quel punto della manovra.Intanto, i giornali sono pieni di illustrazioni apocalittiche delle conseguenze che seguirebbero alla fine dell’euro, il temuto default, la dissoluzione dell’Unione Europea e il ritorno a quella sorta di stato di natura da cui credevamo di essere usciti. Non si pecca di eccessiva sospettosità se si pensa che tutto questo sia una sorta di “concertazione” generale diretta a far digerire anche i peggiori aspetti dell’azione
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