venerdì 18 settembre 2015

COLORI FUORI SCENA. QUASI UNA PRESENTAZIONE ALLA MOSTRA DI OPERE DI VANNI BAIANO. FINO A DOMENICA DALLE 19 IN POI AL CIRCOLO INTERNAZIONALE DI CASTELLAMMARE DI STABIA. INGRESSO LIBERO

vanni baiano le zingare danzanti intorno ai lumini
vanni baiano gli scaricatori di farina
vanni baiano stazione fantasia ( il francobollo)
vanni baiano la prima comunione di assuntina
vanni baiano il foyer
otto dix cabaret
vanni baiano le pupe
emil nolde, maschere



Una mostra su Vanni Baiano pittore. Dei quadri nei quali sono delineati figure che rendono sensibile una specie di tragitto, una specie di esplorazione che stabilisce rapporti fatti di forma e colori o meglio ancora una esplorazione compiuta delle figure. Vanni Baiano , nel cuore segreto della sua pittura segreta, segreta fino ad oggi, non nasconde questo procedimento esplorativo che,nonostante la raffinatezza di certe sue combinazioni, è quasi rudimentale. Le figure dei suoi quadri non costringono i personaggi all’immobilità e aprono percorsi narrativi e rappresentativi su interni emotivi nascosti. Il segno alcune volte è rapido e veloce, altre volte maniacalmente curato, quasi una decorazione fine a se stessa all’interno di una rappresentazione che se ne va per fatti suoi.

Come rendere visibili forze invisibili? Le figure della pittura di Vanni Baiano, ma io credo tutte le figure della storia della Pittura, possono essere interpretate come il tentativo di rispondere a questa domanda, che è indispensabile porre affinché  la pittura sia collocata nel luogo che le è proprio, ovvero lo spazio della rappresentazione. Ecco allora il procedimento della Pittura di Vanni Baiano che ci viene consegnato attraverso la pubblicità di questa mostra: figure teatrali, ma anche volti caricaturali, attenzione maniacale al trucco di facce imbellettate che coprono smorfie o di scherno o di trita quotidianità: Spose, scaricatori di farina, lo scemo del paese o una prima comunione che pare di più il ritratto di odalische lussuriose o ancora l’urlo di dannati che rimandano all’espressionismo di cui dirò tra poco. 

Con questi quadri Vanni Baiano mette in gioco lo statuto di un’arte particolare, la pittura appunto, così diversa dalle altre forme d’arte: Vanni Baiano, attraverso i suoi quadri i suoi disegni i suoi schizzi immediati, non riproduce o inventa delle forme, ma rappresenta forze emotive e pulsioni psicologiche, ovvero, come ebbe a dire Klee “ Non rendere il visibile, ma rendere visibile ciò che non si vede”. I quadri di Vanni Baiano sono un tutto pieno e fanno a meno della rappresentazione naturalistica, l’intera superficie del foglio, Vanni Baiano ha dipinto prevalentemente su carta o cartoncino, è fin subito investita virtualmente da ogni genere di cliché con cui è necessario rompere. 

Così, “ Colori fuori scena”, una mostra sulla pittura di Vanni Baiano, poliedrica e multipla, che si deve alla testarda volontà della sorella Nunzia Baiano che ha conservato con cura e amore una collezione enorme di dipinti, disegni, schizzi, bozzetti e studi per costumi di scena realizzati per lavori teatrali eseguiti con Annibale Ruccello e per altri lavori dei quali è stato autore e regista. Il titolo della mostra però, vuole essere una chiara indicazione per chi si accosta a questo autore poliedrico ed eclettico, una caratteristica comune a tutti i protagonisti di quella ormai lontana stagione teatrale tra la seconda metà dei ‘70 e la prima metà degli ’80 che da Castellammare tracimò nel mondo. Questa mostra parla esclusivamente di Vanni Baiano pittore, divisa in tre sezioni vuole condurre il visitatore nel ricco e complesso mondo figurativo dell’artista.

Tampere, matite, pastelli , collage e tecniche miste prevalentemente su carta che ripercorrono un avventura estetica fatta di citazioni anche ai grandi della pittura europea e nazionale: George Grosz, Otto Dix, Emil Nolde, James Ensor, ma anche Enrico Baj, Salvatore Fiume . Attraverso una lucida osservazione non ostentata Vanni Baiano dipinge nel segreto della sua casa, nel cuore di Castellammare con tratto espressionista e tinte forti il mondo di cui si sentiva attraversato; così troviamo la cugina scema, gli scaricatori di farina, ma anche il  foyer, totalmente espressionista o una picassiana donna sole o un sognante Ruccello/Benino che dorme in maniera protettiva su una sonnacchiosa Castellammare. 

Fonti artistiche importanti ma anche  iconografie volgari e popolari. Vanni Baiano  passa così da disegni caricaturali ad apocalittiche e violente vedute urbane ad una grafica inconsapevolmente politica, al tratto leggero dell’illustratore e del costumista teatrale, lavoro fatto con grande maestria e dignità, per approdare infine a figure che ricordano l’eredità della nuova oggettività. La mostra è stata suddivisa in tre sezioni

 Intanto perché tre sezioni? Si è pensato – anche se credo che tutta l’opera pittorica di vanni Baiano vada in una sola direzione – di sezionare la imponente mole di lavori che l’artista ha prodotto nell’arco quasi di un ventennio. Quelle che vedete qui esposte sono solo una piccola parte di tantissimi lavori che non era possibile esporre, per spazio e per tempo. Un percorso dunque, pensato e suddiviso in tre momenti:   che corrispondono ad altrettanti filoni espressivi della poetica visiva dell’artista: «La scena pittorica», ovvero  Vanni Baiano pittore, «Il costumista e l’illustratore», che raccoglie i disegni preparatori e le idee di scena per i costumi dei lavori teatrali nei quali era coinvolto appunto come costumista e  «Il mondo e i personaggi: ovvero Vanni Baiano osservatore di realtà». Poi, Colori  fuori scena, perché ciò che qui si presenta stasera è il lavoro di un artista autentico che nella sua ricerca visiva credo sia andato molto al di là della finalità di illustratore di costumi di scena e dunque appunto è debordato “fuori scena” per approdare allo spazio della creazione pittorica vera e propria.

Dunque la pittura di Vanni Baiano sembra muoversi in un preciso ambito espressivo, quello dell’espressionismo ovvero quello di artisti che, in antitesi con il verismo impressionista, ricercavano un’espressione irreale o  se volete surreale della realtà, intendendo l’arte come ricerca interiore e autonoma rispetto al dato oggettivo e sono molti i quadri di Vanni Baiano che vanno in questa direzione. Vorrei solo ricordare come il Foyer, che è stato utilizzato come sfondo per l’ affiche della mostra ricorda in maniera incredibile  un quadro di Ernst Ludwig Kirchner, Berlino, scena di strada, del 1913 o Cabaret di Otto Dix o un senza titolo che io ho immaginato potesse chiamarsi “i volti dell’anima” sia incredibilmente simile a un quadro di Emile Nolde “ gente eccitata” sempre del 1913. Vanni Baiano era un attento decostruttore di realtà e spesso  il suo sguardo curioso andava molto al di là di ciò che appena appariva in superficie. Il suo era un osservare scevro da qualsiasi estetismo, e sono convinto che l’aver fatto parte dei Dodici Pozzi, e poi della compagnia il Carro, abbia contribuito non poco ad affinare la sua arte che coltivava nel chiuso della sua casa quasi in segreto. 

Colgo negli scaricatori di farina o nella  prima comunione come la volontà di rappresentare, un mondo non naturalistico, ma una , realtà destrutturata o esagerata ad arte, dove i volti sembrano, nelle loro smorfie grottesche quasi delle caricature, dalle cui espressioni si può leggere la persona ridotta a personaggio in tutta la sua miseria umana. Così pure la stessa incapacità formale, il rifiuto della forma chiusa, la sparizione dello spazio, la deformazione, l’esasperazione dei colori, stanno ad indicare l’acuto sguardo  di un  artista che, osservando il male di un’epoca, capisce di non potere dare una forma finita alla sua opera. 

Così, i quadri di Vanni Baiano sottendono e fanno affiorare l’effetto di spaesamento che accomuna la pittura alla produzione teatrale e musicale della sua personale esperienza di vita. Il rapporto tra l’artista ed il mondo diviene un rapporto un poco isterico e fluttuante; è come se Vanni Baiano dicesse: se l’Io è insalvabile e la realtà esterna non è univocamente percepibile, allora solo i nervi e le tensioni che mutano, di volta in volta, possono permettermi di esprimere ciò che sento in ralazione al mondo esterno.


Franco Cuomo, Vico Equense , 7 agosto 2015






giovedì 17 settembre 2015

Soldi che si sbloccano, squali e la Bindi


Sì sta incominciando a delineare l' affare, forse, che andrà avanti, forse, per altri trenta anni e forse io non ci sarò per vedere come finirà; 50 milioni di euro ( 25 per il depuratore e 25 per la rete "nuova"); già gli squali e non i delfini,  svettano sottocosta e da lontano si intravedono le loro lugubri pinne nere.  Intanto le  7000 faccine FB spacciate ad arte per un movimento popolare, mai visto nella realtà, montato ad arte da politicanti locali scaltri, ha fatto bene la sua parte. La Grande Onda e  era necessaria a tutto questo, e Laura Cuomo ha svolto bene la sua funzione , quella di riuscire far smuovere i soldi per un depuratore che ne ha già ingoiati tanti e che doveva essere finito già da un bel po’ e per un sistema fognario che prevedo che ne ingoierà tanti altri ancora per avere risultati, se mai vi saranno simili a quelli che vediamo ogni qual volta piove. Nel frattempo i cittadini della costiera pagano le bollette dell’acqua alla GORI  carissime, nonostante i ricorsi dei cittadini, questi si, veri  e non fittizi come quelli di FB, per un sistema fognario che alla prima bomba d’acqua fa saltare tombini o tracimare rivi che sversano a mare di tutto. Ora la macchina fabbrica soldi si è attivata: il PD ( non si sa quale anima) impegnato davanti a tutti a sbloccare i dané . Per la cronaca: non ho visto questa estate un solo cittadino  per strada, ma solo faccine, improperi, lamentele e fotografie di mare a tutto spiano, coordinate da un’attenta regia fatta da sindaci ed ex sindaci. Poi, dopo aver intasato la rete  il colpo finale è arrivato col divieto di balneazione a Sorrento: mai si era osato tanto, ma si sa, il fine giustifica qualsiasi mezzo. Ora affluiranno altri soldi.  Gli squali, sono questi gli unici protagonisti di questa vicenda . Non quelli che stanno nel mare inquinato sorrentino, ma quelli che nuotano tra uffici regionali alla ricerca di altri milioni da inghiottire come fosse plancton rigenerante. Quel depuratore doveva essere finito da anni, e così , incompleto com'è ha inghiottito già milioni di euro. Ora, quelli che sono stati gli attori politici di quella grande abbuffata per una grande opera mai finita, come vuole la tradizione italiota, si fanno promotori della salvezza ambientale e chiedono ancora altri soldi da gestire per altre opere da appaltare e gli allocchi del pensiero mutilato tutti al seguito come mosche cocchiere sulla merda. Ci dovrebbe essere un limite a tutto questo, la decenza e il buon senso dovrebbero obbligare la gente a svegliarsi invece di cianciare di trasparenza . In questo rilancio alla richiesta di altri soldi di trasparente non c'è nulla! Gli attori poi sono le stesse persone che da decenni hanno gestito questo fallimento. Tutti quelli che prendono parola nella grande onda - i maître a penser- sono stati sindaci , hanno amministrato le nostre cittadine costiere. Si tiene fuori Gennaro Cinque, ma lui non sa che farsene del consenso di FB , lui, fortunatamente sconfitto alle elezioni , è il provinciale eroe dei due monti ( Faito e Scutolo), e meno male che il suo seguito è fatto solo di creduloni equensi. E allora? Di cosa stiamo parlando ? E con chi andiamo a parlare ? Con Casillo? Con Amato? Con Tito? Con Cinque? Con Beneduce? Sono questi i rappresentanti della Grande Onda? Sono loro i novelli paladini ambientali?

 Si, forse sono proprio loro quell'overflow che fa tracimare e scoppiare le fogne e proprio per questo sono sempre loro che chiedono altri soldi per sistemare le fogne peninsulari e per "adeguare " punta Gradelle" ad una penisola sorrentina che non è più la stessa di quando fu progettato. Magari l'adeguamento durerà altri 20 anni e tra venti anni bisognerà chiedere altri soldi
per adeguarlo di nuovo. Nel frattempo la Bindi, che non mi sta simpatica, fa saltare dalla sedie le anime belle della politica locale e nazionale quando dice che la camorra è funzionale alla economia della città di Napoli e gli ipocriti si scandalizzano.  Perdiamoci di vista, vi prego.

Franco Cuomo VAS VERDI AMBIENTE E SOCIETA'

venerdì 14 agosto 2015

Sta tornando Marx o è solo moda culturale?


Dopo vari post e commenti – anche un poco scemi e superficiali – come tutto quello che scorre su FB su attualità del marxismo e sue possibili rivisitazioni (è mia opinione) in chiave fideistica e scarsamente teorica, mi sono messo a scartabellare tra cose scritte tanti anni fa da un me fresco laureato e dimenticate; una di queste era una “fortuna” critica delle opere di Karl Marx del 1978, fatta per il corso di storie delle Dottrine Politiche, col prof. Riccardo Campa a Scienze Politiche alla Federico II. Mi ero laureato da due anni e il prof mi affidò la conduzione di un seminario su Marx, avevo 27 anni. Ricordo che iniziai il seminario citando un'opera di  Umberto Cerroni , La libertà dei Moderni ( La teoria alla prova della società di massa) allora membro del Comitato direttivo dell’Istituto Gramsci e se ricordo bene anche del Comitato centrale del PCI e insieme portai  una breve relazione sulla storia avventurosa della diffusione dell’opera di Marx. Si parlava già di “morte del marxismo” e il post modernismo e i "nouveaux Philosophes" dilagavano, il TIME annunciava “ Marx is dead”. Le cose poi sono andate come sono andate, quello fu l’ultimo anno che presi la tessere del PCI, presa la prima volta nel 71.Nel frattempo molti magisteri filosofici sono tramontati, ma il padre del socialismo scientifico sembra essere ancora oggi un grande problema aperto e soprattutto sono in molti che lo stanno ristudiando.

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 Dunque iniziai quel seminario facendo mie le parole di Umberto Cerroni.
“La diffusione dell’opera di Marx è la storia di una colossale sfortuna editoriale”. Poi continuai “ La prima opera marxiana importante, la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, che è del 1842-43, vide la luce tra il 1927 e il 1929, uno stacco incredibile. La Questione ebraica esce nel 1844 in tedesco ma in italiano solo nel 1899. I Manoscritti economico filosofici del 1844 si pubblicarono postumi in Inghilterra nel 1932  e in Italia nel 1949. L’Ideologia tedesca, composta nel 1845, venne stampata nel 1932 sempre in Inghilterra. Sono testi fondamentali , come ognuno sa per un approfondimento della filosofia marxiana, eppure questi testi rimasero ignoti per moltissimi anni, quasi un secolo, sicché, alcuni ideologi del marxismo – Lenin e lo stesso Gramsci – li ignorarono. Il secondo volume del Capitale vide la luce in Italia nel 1946 e il terzo dieci anni dopo. I famosi Grundrisse , composti attorno al 1859, appaiono in lingua originale nel 1939-41 e in appena dieci anni fa. Si può parlare allora di “un” marxismo? Tutto quello che abbiamo ricevuto fino ad ora è il frutto di un marxismo stratificato, filtrato attraverso una congerie di interpretazioni che sicuramente andrebbero tenute separate dall’autentico cammino di Marx. Ora, se proprio si vuole istituire un rapporto tra Karl Marx e i paesi socialisti si potrebbe dire: Marx previde che una serie di paesi sarebbero diventati socialisti, sbagliando pure, e questa previsione non l’ha fatta Kant, né Smith, né Hegel. Dopodiché la responsabilità è di chi ha costruito quelle società così come sono. Marx, si sa, aveva dato ben poche prescrizioni per l’avvenire.
Gli studenti sono invitati alla discussione. 

Febbraio 1978
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Il seminario durò fino a maggio mese in cui finì il corso e fu molto seguito, con grande soddisfazione del prof che però, dopo la morte di mio padre, avvenuta nel giugno di quello stesso anno, mi scaricò molto impietosamente privilegiando due suoi protetti che oggi sono ordinari a Napoli nella stessa facoltà o forse in pensione. Oggi, dopo tanti anni, i commenti che - ripeto ho trovati un po' provvisori e generici, compresi i miei - mi hanno riportato alla memoria quel seminario e mi chiedo se veramente c'è una ripresa degli studi marxiani o ci troviamo davanti a una delle ennesime mode culturali.

domenica 9 agosto 2015

Derrick de Kerckhove e Vico Città cablata

Derrick de Kerckhove


8 agosto, ovvero ieri, ma già il 7 sera a Vico Equense black out telematico: telefoni muti, bancomat scollegati, internet assente, non si naviga né con smartphone, né con chiavette. Forse lunedì o martedì si ritornerà alla normalità ma quella normalità non sarà molto dissimile dall'isolamento di questi giorni:  internet a Vico Equense è una chimera, la connessione wifi Free City, fa ridere, se stai in piazza il tuo smartphone è praticamente bloccato e gira a vuoto col 3G, se va bene, altrimenti gira a vuoto con E!  Qualche mese fa con un convegno a cui prestarono la loro faccia e la loro professionalità un massmediologo di fama internazionale e la Società di Cominucazione Media 2000 e vari mammasantissima della cultura accademica e non : Derrick de Kerckhove direttore del Programma McLuhan in cultura e tecnologia, Lello Savonardo, docente presso l’Università Federico II, Maria Pia Giovannini, dell’Agid, Cesare Protettì, direttore del master di giornalismo alla Lumsa, Giovanni Santella, dell’Agcome e Maria Pia Rossignaud direttore della rivista Media 2000 sancirono che Vico Equense, grazie alla rete di fibra ottica che l'ex sindaco Gennaro Cinque aveva sistemato insieme si tubi del gas - era diventata la città più connessa del mondo, in pratica in quel convegno si disse che stavamo più avanti di Olanda e Danimarca tanto da fargli dichiarare:” A Vico Equense siamo arrivati prima degli obiettivi fissati dall’agenda digitale europea dotando la città di un’infrastruttura in fibra ottica capace di garantire ai cittadini e alle aziende una banda massima di 1gigabyte”, non so quanti siano d’accordo a Massaquano , Moiano, Arola  e molte zone alte . Tralascio i contenuti espressi in quell'occasione dai due insigni intellettuali, soprattutto de Kerckhove, che forse, consapevole di non andare oltre Vico Equense, dette il meglio di sé nelle sue incomprensibili affabulazioni, dimentichi forse che la UE, ha collocato l'Italia al penultimo posto ( dopo ci sono solo la Grecia e la Turchia) per la copertura la velocità dei collegamenti internet in Europa. Tralascio che quel convegno farsesco e bugiardo incuriosì - per i contenuti mirabolanti sostenuti dai due mega intellettuali - anche Rai 2 che tramite i giornalisti di Caterpillar, intervistò l'ex sindaco- ridicolizzando tutta l'operazione: l’ascolto di quell’intervista, per chi riesce ancora a trovarla è esilarante. Di fronte a questo scatafascio mediatico e a queste bugie mi chiedo sempre perché professionisti, che si professano seri, si prestano a simili buffonate, ma soprattutto perché poi tacciono di fronte a simili disservizi. Il black out di due giorni fa certamente non è dipeso da loro, ma sulla completa inefficienza dei collegamenti internet a Vico Equense, forse dovrebbero dire qualcosa, soprattutto de Kerckhove che molto invece disse in quel convegno farsa del 28 marzo scorso. L’onestà intellettuale è una cosa seria, molto ma molto,seria!


Franco Cuomo VAS- Verdi Ambiente e Società



domenica 2 agosto 2015

Martedi in Regione Campania i sindaci della Penisola Sorrentina come giovani vergini




Martedì 4 agosto ci sarà l'incontro in Regione dei sindaci della Penisola Sorrentina con l'assessore regionale all'ambiente. Questi sindaci andranno a difendere la vita distrutta del nostro mare, portando un documento stilato da alcuni componenti del gruppo FB la Grande Onda. Un documento risibile e ingenuo per i contenuti, ma è solo una mia opinione. Ebbene questi sindaci andranno a questo incontro come se loro non c'entrassero niente col disastro ecologico che sta sotto gli occhi di tutti, questi sindaci si presenteranno come giovani vestali con l’imene integra, questi sindaci andranno in Regione come se per anni i comuni della penisola fossero stati amministrati da alieni venuti da altri mondi. Questi sindaci di meta, Piano, S.Agnello e Sorrento, dovrebbero intanto dirci perché Vico Equense, nel cui territorio ricade il depuratore di Punta Gradelle, dovrebbe prendersi tutta la cacca della penisola sorrentina?  Ma dovrebbero spiegarci pure : Meta, Piano , S. Agnello e Sorrento perché non hanno mai fatto un progetto di separazione delle acque nere da quelle bianche; progetto che , con tutti i limiti è stato fatto dal comune di Vico Equense, da un sindaco che – come ho più volte denunciato – e sono ancora convinto,  ha fatto molti disastri ambientali ma che forse, alla sua maniera, che non è la mia, aveva visto giusto sulla separazione delle acque. Il sindaco di Sorrento poi dovrebbe dirci perché non vuole aprire il depuratore di Marina Grande o perché non lo si mette in funzione? Queste sono le domande che il nostro sindaco facente funzione, l’avvocato Benedetto Migliaccio dovrebbe rivolgere in primis ai suoi colleghi peninsulari e poi all’assessore all’ambiente della Regione Campania. Domande che vanno fatte non per stupido campanilismo ma semplicemente perché - ammettendo che Punta Gradelle entrerà mai in funzione (doveva essere a regime il 31 luglio scorso su assicurazioni della signora Flora Beneduce), quel depuratore non potrà mai smaltire il flusso di acque da depurare di tutti i comuni della costiera, soprattutto senza prima aver fatto una separazione tra acque bianche e nere cosa che nessun comune costiero ha fatto, ne sembra intenzionato a fare . Tutto queste cose questi i sindaci le conoscono e sanno pure che  sono i diretti responsabili, eppure, stanno cavalcando la grande bara/ONDA mediatica messa su ad arte da qualcuno di loro e lo stanno facendo ancora una volta sulla pelle dei cittadini per salvaguardare interessi e magari far passare altri “progettoni” inutili . Non è una cosa di poco conto: lo ripeto, c’è chi si ostina ancora a non capire, il livello di disastro ambientale del nostro mare non è una casualità ma il risultato di politiche amministrative miopi e dissennate che queste amministrazione costiere hanno gestito fino ad ora e continuano a farlo con gli stessi sistemi e le stesse procedure, gli stessi uomini e gli stessi politici . Ora che questi sindaci, con la copertura di questo gruppo la Grande baraOnda, si stiano ricostruendo una verginità è assolutamente inaccettabile ma ancora più inaccettabile è il mantenimento dello status quo sul regime delle acque e su tutto il carico dei flussi delle acque che dovrebbe sopportare solo punta Gradelle. Allora alla civile Grande Sorrento si chiede intanto: 1) di cominciare o attivare progetti di regimentazione delle  proprie acque e 2) di far entrare in funzione anche  il depuratore di Marina Grande! Ma a questi sindaci e ai loro sodali si chiede soprattutto di togliersi la maschera dell’innocenza e di programmare serie politiche di recupero ambientale, perché ormai da noi possiamo solo recuperare e soprattutto non pensare solo agli interessi di ristoratori e albergatori, solitamente defilati sulle battaglie di civiltà, perché i loro interessi non possono più essere gli unici da difendere, perché quelli dei cittadini comuni sono molto più importanti.

Franco Cuomo –VAS – Circolo “Giovanni Esposito” Vico Equense 

venerdì 31 luglio 2015

Lettera aperta a Laura Cuomo promotrice del gruppo Facebook La Grande Onda




Scrivo una lettera aperta a Laura Cuomo promotrice del gruppo Facebook La grande Onda, che ha sollevato un moto di indignazioni per le condizioni del mare della penisola sorrentina. Rischio come sempre di essere impopolare e controcorrente, ma non posso non evidenziare che queste operazioni - nobili negli intenti che si prefiggono - non scoprono mai il vulnus e le cause prime dei disastri ambientali di cui, purtroppo, oggi siamo tutti vittime. Il vostro operato cara Laura è un coperchio. Ci sono denunce politiche pesantissime da fare che non avete fatto e a questo punto credo che questa sia una scelta precisa! Ma credete che il mare si sia insozzato di punto in bianco? Ma chi l'ha amministrata questa terra fino ad oggi? I sindaci che vanno in regione con un documento tecnico, che scusatemi la franchezza e la brutalità è una ciofeca!!!!! Quando sarebbe stato il caso di mettere sotto accusa il loro operato: eppoi, ma credete veramente che il mare di Sorrento o Sorrento possa più rappresentare una bellezza naturale? La speculazione selvaggia, l'inurbamento, le gallerie, le centinaia di parcheggi interrati, i rumori del traffico cittadino, l'aria sempre più torbida e pesante di smog,la rapina perpetrata da commercianti avidi nella vendita di paccottiglia: tutto questo è la Penisola Sorrentina e Sorrento oggi! E tutto questo non è successo per caso: E' successo perché questi sindaci e quelli che li hanno preceduti hanno pensato che questa era la scelta da fare e nel pensarlo hanno distrutto e fatto a pezzi un territorio che avrebbe dovuto godere di ben altre attenzione, di ben altri progetti, di ben altre salvaguardie!!! Interessi poco puliti, intrecciati al malaffare politico, opere mostruose iniziate e mai finite, lavori che durano da quaranta e passa anni! Tutto questo si è voluto far passare e si fa passare per turismo, ma il turismo vero è morto. Leggetevi i siti internazionali, ve li posso dare tutti, dove inglesi, tedeschi, giapponesi, americani sono disgustati dal cattivo gusto che trovano e delusi dal mare torbido e sporco e si lamentano che devono pagare caramente ogni pezzetto di suolo che calpestano e giurano che non ci rimetteranno più piede. L'ambiente, cara Laura è una cosa seria e pure la difesa del territorio, chi fa l'ambientalista da noi deve fare denunce politiche e nomi e cognomi, deve tentare di coinvolgere i cittadini ad esporsi, a farsi avanti, ad essere i soli garanti dei propri diritti, contro la prevaricazione e i giochini di amministrazioni che hanno preferito le colate di cemento su un territorio una volta verdeggiante e tutti credo sappiate chi foraggia il partito del cemento in Campania. Un ambientalista serio oggi deve invocare e chiedere indagini, deve scoprire perché sono successe certe cose e non altre:  Le amministrazioni comunali, gli operatori turistici e un ottanta per cento della popolazione costiera oggi sono conniventi con un sistema che ha prodotto un degrado irreversibile. L'ambientalismo non si fa piantando alberelli o spazzando le strade o raccogliendo cicche per le spiagge , l'ambientalismo si fa denunciando i nomi di chi ha sfregiato per sempre la costa, le colline, l'aria, il mare della penisola sorrentina e quei responsabili sono quelli ai quali avete affidato quel risibile documento tecnico e lo portano in Regione a consiglieri che hanno voluto lo smantellamento del PUT e il Piano paesistico regionale affinche altro cemento e altri scarichi fognari finissero in quel mare che dici di voler difendere. Non metto in dubbio la ta buona fede e quella di chi fa parte della Grande Onda, ma voglio sostenere la tesi che vi state prestando ad un gioco che fa finta di muovere delle cose e in realtà non farà succedere proprio niente se non mantenere lo status quo. Mi chiedi quali sono le mie proposte costruttive? Dipende che cosa intendi per costruttivo. Se fossi il sindaco del mio paese farei crollare l'economia. Libererei i litorali da tutte le superfetazioni e strutture, abolirei le concessioni , diminuirei le luci, imporrei il silenzio come rispetto verso tutti . Di contro adotterei guardie ecologiche , controlli su sversamenti di privati , ristrutturazioni ambientali e ripristino dello stato dei luoghi, progettazioni ambientali pochi ristoranti ma buoni, sale da concerto , cinema e teatro. Balneazione limitata a fasce orarie legate ai rischi uva e ai sovraffollamenti. Insomma ridurrei alla fame i pochi che oggi hanno distrutto il territorio rapinandolo e arricchirei i molti di qualità e valori non negoziabili . Si, forse sarei ammazzato come ha scritto qualcuno e soprattutto non mi voterebbe nessuno, quindi non corro questo pericolo, e non ho desideri o velleità del genere ma di certo, posso dire oggi, che la prima cosa che farei sarebbe quello di inficiare il principio dell'economico e come per un altro paese al mondo - forse l'unico, forse il Buthan, non ricordo, non terrei più conto del PIL del prodotto interno lordo ma della felicità interna lorda o FIL (in lingua inglese gross national happiness - GNH), I criteri presi in considerazione dovrebbero essere: la qualità dell'aria, dell'acqua, il benessere acustico e luminoso, la salute dei cittadini, l'istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Non confonderei ambiente e turismo e, senza necessariamente dover passare per anti-tecnologici o anti-materialista, mi impegnerei a migliorare l'istruzione, la protezione dell'ecosistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali. NATURALMENTE, E LO SCRIVO IN MAIUSCOLO, E MI RIPETO, VORREI IMPOVERIRE IMMEDIATAMENTE CHI, CONTRAVVENENDO QUESTI PRINCIPI, DEPREDA L'AMBIENTE SOLO PER FAVORIRE IL PROPRIO PERSONALE ARRICCHIMENTO ECONOMICO. Capisco come tutto questo possa sembrare una favola o una pazzia, vedi un po’ tu , ma è proprio questa tua percezione o quella di altri, che rende ben conto di quanto in realtà sia alto il nostro livello di barbarie.

Franco Cuomo – Coordinatore del circolo VAS di Vico Equense “ Giovanni Esposito”

venerdì 17 luglio 2015

Lettera a Peppe






               







               Peppe, sinceramente e lo scrivo all'amico: a me di questo paese non importa proprio più niente, parlo di paese Vico e di paese Italia. Ma Sono troppo vecchio per andar via e bado ancora a mia madre alla mia età, anche se... mai dire mai. Vivrei volentieri sei mesi a Barcellona e sei mesi ad Amsterdam. 
Qui non si può cambiare più niente, ci sarebbe bisogno di un'autentica trasformazione delle coscienze, di tanti libri in più letti, di tanti viaggi in posti diversi, di pensare che questo posto è un posto comunissimo e che ce ne sono migliaia di più belli al mondo, insomma, di avere menti open e civili, di essere più sereni con se stessi ecc. ecc. Invece c'è che pensa ancora che Castellammare sia la barbarie e Vico il faro di civilità e ognuno a gridare che il proprio campanile è il più bello.
                   Tutto questo e molto avvilente caro Peppe, per lo meno per me, e molto triste. 

Sono stufo di parlare del colore della cattedrale, o della fontana bianca che si consuma a furia di pulirla. Sono arcistufo di parlare di piccole pietraie strette chiamate spiagge affittate in ogni centimetro quadrato a commercianti spremi limone e di marine intasate di capanni, pedane, ringhiere cancelli, fari accecanti imusica techno a tutto spiano, pezze cinesi in vendita. Tutto questa paccottiglia oggi rappresenta il paese che in tanti fotografano, o il posto che molti vorrebbero fosse il posto più incantevole . Siamo seri suvvia.siamo solo una proché banliéu di Napoli, siamo già quella provincia immediata che è la più inquinata per ambiente e per socialità e per amministrazioni della Campania e di Italia, che si affaccia su un golfo chiuso e sporco e che qualche volta, quando soffia il grecale o la tramontana, sembra in apparenza pulito e limpido. 
                Io sono veramente stufo di tutto questo!!! Eppoi, a dir il vero non ho mai amato molto questo posto che mi ha sempre quasi soffocato e nel quale, se sono sopravvissuto, lo devo solo ad una mia caparbia volontà di resistenza.
            Non ho puzze sotto al naso, benché di puzze in questo posto ce ne siano moltissime. Sarei dovuto andare via anch'io, quando se ne andarono miei amici cari, ma le trappole che spesso ci creiamo mi hanno trattenuto e ingannato. Questa è la mia colpa, ed è tutta solamente mia.

Ti saluto, Franco